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Già era ‘l sole all’orizzonte giunto

lo cui meridïan cerchio soverchia

Ierusalèm col suo più alto punto

(Dante Alighieri)

Che strano luogo… Gerusalemme è una città in cui tutto sembra ordinatamente caotico, come se una divinità capricciosa si fosse divertita a mettere in disordine ma con un senso logico. Tipo Paperoga della Disney, che metteva il sale nel barattolo del pepe, il pepe in quello del sale e i risparmi… in quello dei risparmi. Per le strade la gente si urla scherzosamente addosso, come gli abitanti di un piccolo paesello che si conoscono tutti, l’unica differenza è che questa città conta poco meno di 800.000 abitanti. Tutti sembrano piuttosto allegri, forse per reazione alla situazione difficile che vivono, per esorcizzare quanto di più inspiegabile esista nella nostra breve vita.

E’ meraviglioso vedere, nella stessa città, così tanti e complessi modi di intendere il sovrannaturale e la divinità. Questa è una tappa obbligata per chi, come me, è alla ricerca di quella scintilla di verità che l’uomo non trova facilmente, a volte nemmeno in una vita intera. E’impossibile non sentirsi pervasi da un’impalpabile aura di spiritualità e, oserei dire, misticismo. Si è praticamente costretti alla contemplazione del sacro, che sia una moschea dalla cupola dorata, una sinagoga poco appariscente o una basilica nascosta. Possiamo definirla come una ricerca ossessiva del contatto col divino.

Questo non significa che manchi il profano: anche qui il mercato dei souvenirs, delle immagini sacre, delle acquasantiere eccetera è perfettamente attivo, anche più che a Lourdes. Comunque passare per le viuzze medievali, odorose di spezie talmente mischiate da non riuscire a riconoscerle (sfido pure Jean-Baptiste Grenouille!), con le indicazioni delle strade in arabo ed israeliano, le bancarelle del mercato, la folla, è stato fantastico. E poi, meraviglia delle meraviglie, sono finita in mezzo ad un Bar Mitzvah! Non avevo mai visto una cosa del genere prima! Non so se qualcuno di voi, cari lettori, sia ebreo, ma vi posso assicurare che la suggestione di questa festa è notevole, per chi la sa capire. Soprattutto se lo sfondo è il Muro del Pianto (a proposito, mi aspettavo il figlio della Muraglia Cinese e invece è davvero piccolo!). Tanta allegria, tanta voglia di cantare e suonare strumenti folkloristici.

Ho visitato anche il Santo Sepolcro e il Getsemani, luoghi molto belli, anche se mi sono accorta con un certo dolore (ma non con stupore, sinceramente) che riuscivo ogni minuto di meno a trovarne il significato spirituale. Vabbè, è un discorso che vi ho già fatto. A questo punto mi chiedo davvero cosa ne sarà della mia anima.

Un degno ma inquietante interrogativo, lasciato da una città che ti tocca il cuore.

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