Film storici: versione ‘via della seta’ e Asia antica!

[Prima di leggere questo: dopo tanto tempo, ho scritto un articolo per Clamm Magazine sulle fighissime guerriere giapponesi onna-bugeisha! Date un'occhiata QUI!]

Ho deciso che la cosa più giusta da fare, in tutta questa pazzia, è dedicarsi alle maratone di film / serie tv (sai che novità) ma questa volta versione ASIA! E le motivazioni che vado ad elencarvi sono queste:

1. Sto passando un periodaccio (sai che novità, capitolo secondo)

2. A detta di tutti, i cinesi ci conquisterannooooh! gomblottooooh!11!!1

3. La storia e le varie materie umanistiche che ci insegnano a scuola sono per forza di cose eurocentriche. E un po’ questo mi mette il nervoso. [Ho iniziato a pormi strane domande che qualsiasi individuo sano di mente probabilmente non si farebbe mai, del tipo: che differenze ci saranno mai fra la dinastia Tang e la dinastia Ming? Quanti cavolo di dialetti parlano in Cina? Ma come si vestivano le tipe in Asia - c'è solo il kimono? Davvero? E allora il qipao? E che differenza c'è fra le corde dello shamisen e quelle del guqin? Come facevano a decorare con stampe così belle i vestiti nei paesi asiatici? Come caspita si viveva nella città proibita dell'Imperatore cinese? Perché i capelli delle donne asiatiche sono generalmente così belli e lisci e setosi e splendenti? Chi è l'autore di tutti quei bei disegni primaverili bidimensionali floreali delicatissimi? Ma soprattutto dove posso trovare l'opera completa di Confucio che fra l'altro dava dei nomi bellissimi e poetici alle epoche storiche [vedi qui]??? E via dicendo. Ci perdevo il sonno.]

Mi sembrano tutti motivi molto ragionevoli, e se non siete d’accordo PEGGIO PER VOI. Come avrete capito, nessun avvenimento personale o di pubblico interesse può distogliere la mia indolenza dalle attività più vergognosamente futili che esistano.

A chi avesse la memoria di un pesce rosso o mi seguisse da poco, oltre al regal perdono offro un paio di link ad altre mie ridicole dissertazioni cinematografiche, con le quali questo post formerà una trilogia (probabilmente ricordata negli annali della critica cinematografica come il blob meno serio di sempre): parte prima e parte seconda. Maneggiare con cautela. E ora iniziamo.

Lanterne rosse

Questo è probabilmente il film migliore fra tutti quelli che vi proporrò nel post. Soffocante, buio, claustrofobico, inquietante e terribilmente bello. Probabilmente lo inserirei in una ipotetica lista dei capolavori cinematografici degli ultimi decenni, e mi stupisce che rispetto ad altri filmoni sia relativamente così poco conosciuto. Il fulcro portante di tutta la vicenda (ambientata nella Cina settentrionale degli anni ’20) è la protagonista Songlian, interpretata dalla strepitosa, bellissima, bravissima, perché-non-sono-te Gong Li [attenzione: durante la lettura del post vi imbatterete spesso in fangirling rivolto a questa attrice] che praticamente ha conosciuto la fama internazionale grazie a questo film e con la sua recitazione dà senso a tutto il resto. Si potrebbero scrivere tomi sulla storia di Songlian, quarta moglie di un arricchito che si troverà a convivere con le altre spose e tutto ciò che ne consegue: poteva essere sviluppata in modo banale e invece è di una complessità sociologica e psicologica spaventosa (anche più sviluppata rispetto al romanzo di Su Tong, vedi la geniale idea di aggiungere le lanterne rosse da cui il titolo). Insomma, guardatevelo. Fidatevi delle mie pillole (vabbè, così suonava creepy).

Voto: 5/5

La foresta dei pugnali volanti

Sempre per restare nella filmografia di Zhang Yimou. I punti forti di questo wuxia sono sicuramente tutti estetici, a partire dalle palette di colori usate nelle diverse scene (che non hanno nulla da invidiare alla scelta cromatica di un Wes Anderson) – ad esempio gli splendidi toni di verde e azzurro che pervadono tutta la parte di film ambientata nella foresta di bambù – passando per i bei costumi, la fotografia e le varie inquadrature che sembrano cucire fra di loro una serie di quadri o stampe d’epoca antica. Non è un caso se Yimou è famoso proprio per la godibilità estetica, le luci e la “festa per gli occhi” di tutti i suoi film. La trama, dal canto suo, è piuttosto intricata e piena di plot twists che ovviamente non vi anticipo: in generale troviamo complotti contro il potere imperiale, classiche scene di lotta con tanto di arti marziali disseminate qua e là, qualche scenetta memorabile per i dialoghi, tragici amori, eppure… c’è qualcosa che non mi torna. Manca un quid che lo renderebbe all’altezza degli altri film dello stesso regista. Sarà che Zhang Ziyi non mi sembra mai ben calata nei suoi ruoli (nemmeno in Memorie di una Geisha, che non ho inserito in questo post perché poi perdo il controllo e straparlo), sarà che certi ribaltamenti narrativi mi sembrano forzatissimi, diciamo che mi ha lasciato la sensazione di un’occasione sprecata. Una stellina in più, però, per la fantastica colonna sonora del grande Shigeru Umebayashi che vi allego:

voto: 3,5/5

In the mood for love

Di nuovo onore e gloria a Umebayashi – fatevi un favore e ascoltate la playlist con questa colonna sonora QUI. Anche su questo immenso film ci sarebbero da scrivere pagine e pagine: di come sia impostata la tecnica di ripresa, di come ciò che non si dice e non si fa abbia ripercussioni e importanza spesso maggiore rispetto a ciò che effettivamente si fa e si dice, della poesia e della musica che gradualmente si sostituisce ai dialoghi (pochi) e agli sguardi (molti) dei protagonisti hanno già parlato in molti. Sarebbe ridicolo e riduttivo descrivere questo film come la storia di due, già sposati, che casualmente si incontrano nella Hong Kong degli anni ’60 e capiscono di essere in realtà destinati ad amarsi (proprio mentre i loro coniugi li tradiscono con i rispettivi marito e moglie, fra l’altro), senza mai esplicitare nulla, nascondendo l’anima dagli occhi severi di una società sempre pronta a giudicare. Sarebbe ridicolo e riduttivo perché le implicazioni sono innumerevoli. Guardatevi pure questo, e più di una volta. Maggie Cheung si merita un grande abbraccio.

Voto: 5/5

La città proibita

Zhang Yimou parte terza. Il titolo inglese, che tradotto sarebbe La maledizione del fiore dorato, a mio parere rende molto meglio. Filmone di proporzioni gigantesche per quanto riguarda scenografie, costumi, trucco e parrucco, riprese e fondali. Credo sia una delle produzioni cinematografiche più costose mai uscite dall’Asia, ed effettivamente guardando la cura dei dettagli, l’onnipresente patina d’oro (classica prigione dorata che racchiude dolori e traumi psicologici dietro ad una superficie di opulenza e ricchezza), le innumerevoli comparse e la pesante atmosfera del palazzo imperiale, è facile capire come mai siano servite tante risorse. Fatevi un’idea da questi screencaps.

Prendete un family drama con tradimenti, gelosie, ripicche, strane dinamiche familiari e sadiche punizioni. Solo che la famiglia in questione è quella imperiale cinese, durante la dinastia Tang, vale a dire il fulcro di potere assoluto in uno dei Paesi più grandi al mondo. Anche in questo caso, spicca Gong Li: pur senza volerlo, il complesso e tragico personaggio dell’imperatrice – allo stesso tempo vittima e carnefice – mette quasi in ombra il resto del cast e fa perdonare gli errorini del film nel complesso.

Voto: 4/5

E infine, per la rubrica “serie televisive misconosciute che però in Cina hanno un seguito pazzesco”, ecco a voi:

La leggenda di Zhen Huan

Voi mi dite Beautiful o Centovetrine. E io vi rispondo: PUPPA! Premettendo che ci sono un centinaio di episodi e io ne ho visti solo una ventina, questa serie tv potrebbe quasi avvicinarsi a Death comes to Pemberley o altre serie in costume della BBC. Potrebbe. Se non fosse per la sostanziale piattezza dei personaggi – se ne salvano un paio, fra cui la cattivona antagonista, perché sono interpretati da attori bravissimi – e dalla trama che con l’andar del tempo si affievolisce e diventa un po’ ripetitiva / prevedibile. Però godersi qualche episodio vale la pena, se non altro per i curatissimi costumi, i luoghi delle riprese, i gioielli, il trucco e la strabiliante accuratezza storica di certi dettagli.

Voto: ancora non classificabile in toto visto che non l’ho finita, e probabilmente mi ci vorrà un po’ prima di portare a termine la missione. Molto meglio delle soap opera che fanno vedere qui da noi, comunque.

Molto bene, ora concludo in bellezza con qualche scatto preso da alcuni photoshoot di Gong Li (i primi due per L’Officiel China, il terzo per i gioielli Plaget, mentre l’ultimo è una splendida foto di Jean-Marie Périer). Nel caso non l’abbiate ancora capito: QUANTO AMO QUESTA DONNA. Probabilmente una delle più belle e talentuose nel mondo del cinema contemporaneo, e se non siete d’accordo tolleranza zero e disonore su di voi.

 

Alla prossima, impillolati. Se siete interessati potrei sempre fare la versione India / Bollywood, fatemi sapere!

Spread the ammmore.

 

Come un giorno a Trieste può svelare ricordi e tesori

(Ah, molto presto scriverò qualche altissima critica cinematografica su Frozen perché così è deciso)

Ecco, salve, ehm, ci sono. Nonostante tutti i muri contro i quali sto sbattendo il nasino ultimamente (ma anche alcune soddisfazioni che sto vivendo, non è giusto svalutare sempre le cose belle a vantaggio della negatività) ho finalmente trovato il tempo di scaricare e mettere a posto qualche foto dalla splendida Trieste.

Allora. Ho visitato Trieste a inizio Ottobre, un po’ prima del mio compleanno e dei grandi cambiamenti che poi sarebbero seguiti. Da tanto volevo farlo, anche perché pensare alla grande atmosfera letteraria che vi si respira(va) e a quella posizione a metà fra la tradizione italiana e quella mitteleuropea, all’insieme straordinario di culture, dialetti, montagne, mare, roccia, castelli, storia, Asburgo, caffè e chiesette mi metteva euforia.

Particolarmente pericoloso per la mia salute mentale e i miei improvvisi slanci di entusiasmo storico è stato visitare il castello di Miramare. Il destino del povero Massimiliano (o Maxy, come lo chiamo io) e di Carlotta mi rende triste quasi come il ricordo della biblioteca di Alessandria. Ma ora passiamo a rovinare questi pochi appunti con le foto che ho tentato di scattare, e ricordate amici miei, passare il mouse sulle immagini non costa nulla ma dà grande soddisfazione (ad uno psicanalista)!

In rigoroso ordine “come capita”:

[All'interno del castello di Miramare è proibito fare foto e riprese, non prendetevela con me]

statua

fontana

Purtroppo ci sono note dolenti. Questi territori non sono tutti armonia mitteleuropea, affascinanti monumenti storici e nostalgie austriache. Considerato l’importante centenario che ci si appresta a “celebrare” (mai verbo mi è suonato meno appropriato), ovvero 1914 – 2014, Prima Guerra Mondiale, era d’obbligo, anche solo per cultura / esperienza personale, passare per l’imponente sacrario di Redipuglia. La zona è quella carsica fra Trieste e Gorizia. Il luogo è un immenso parco adibito a cimitero monumentale, con lapidi dalla riconoscibile estetica fascista, che però rende ancora la sensazione di un certo sgomento nel visitatore. Non solo per le targhe all’entrata, ma anche per l’inquietante ripetizione della parola “presente” sopra ai nomi dei tantissimi soldati caduti, come avveniva ogni giorno all’appello, e come è avvenuto, in un certo senso, nel momento della morte.

redipuglia presente

redipuglia lapide

trincea

Per concludere con un’immagine più leggera, ecco qui la splendida Trieste, vista da un’altura

trieste

 Spero di essere tornata abbastanza degnamente dopo la pausa di un mese abbondante. Fatemi sapere di voi, amici. Siete mai stati a Trieste? Io sono rimasta assolutamente incantata, e mi sto interessando sempre più alla storia di questi territori, anche perché ultimamente le famose questioni foibe/Irredentismo/Presa di Fiume/sloveni/minoranze etniche/Indipendentismo/esuli istriani stanno generando sempre più ampi dibattiti. Se solo si potesse condividere questi tesori e queste memorie fra tutti, custodendo le lezioni del passato e ammirando l’arte e la cornice naturale.

Ma basta con le banalità, torniamo a formare dei circoli letterari partendo da qui, sulle orme di Svevo e Joyce! Avanti, impillolati miei, date sfogo alle idee!

Natale (I feel it in my toes)

Signori miei,

anche stavolta mi tocca scrivere una cosa veloce veloce perché ho le vongole che sfrigolano col sughetto, i mattoni da studiare a prendere polvere sul tavolo, le luci dell’alberello che ogni tanto fanno un rumorino strano simile allo sbattere d’ali dei pipistrelli (e Halloween è passato), il vicino che ha appeso Babbo Natale al balcone e quindi, oltre a fare terribilmente inverno 2010 (così demodé), mi provoca continui colpi al cuore per timore che ci sia una specie di ladro in rosso che va in giro arrampicandosi ai balconi per derubare nell’onesto quartiere di Pillole (VT).

Insomma, sto col fiato sul collo, oltre al fatto che questo Natale dickensiano ha avuto la bella idea di piazzarsi durante un perfetto periodo da schifo. Eppure, posso comodamente condividere con voi una significativa lista di cose che staranno magnificamente in questi giorni di bagordi, giacché amo alla follia le liste e sono già di buon umore al pensiero che fra due righe

una riga

inizierò la lista! YAY! Ecco qui:

  • La necessità di rivedere il più possibile Love actually – L’amore davvero è una cosa di cui nessuno si deve vergognare MAI.
  • Ogni volta che torna l’inverno torna anche il periodo di immersione nelle opere di Victor Hugo.
  • E anche i testi del musical Les Misérables imparati a memoria
  • Non c’è neve né ghiaccio, molto male, allora cosa ci stiamo a fare a festeggiare il Natale
  • La consapevolezza degli esami che iniziano proprio subito dopo l’Epifania si può facilmente arginare con massicce dosi di cioccolato e vin brulé
  • muffin
  • biscotti in genere
  • tre maglioni identici con le renne o i fiocchi di neve: presenti
  • prontuario di frasi fatte con cui rispondere alle domande irritanti dei parenti che vengono in visita per le feste: presente
  • mercatini (qualsiasi commento o reazione poco lusinghiera nei confronti dei mercatini verrà “rispedita all’inferno dal quale proviene” cit.)
  • I don’t want a lot for Christmas THERE IS JUST ONE THING I NEED *urla saltando sul divano con le calze antiscivolo decorate da ricami di Babbo Natale e glitter*
  • bevande calde
  • e insomma questa lista è degenerata, ora però sono all’ultima voce e quindi sono di nuovo triste.

A questo punto, per ridare un senso e una speranza al Natale 2013, ci starebbe bene ispirarsi alla mia adorata Judy Garland: su queste note, pensare “next year all your troubles will  be out of sight”, però poi mi commuovo troppo.

Vi lascio dunque con queste due significative e profonde canzoni natalizie, che vi possano portare gioia e letizia in questi giorni di feste.

Non preoccupatevi

So che lo dico tutte le volte.

So che ormai passate di qui se proprio non avete gnennte ma proprio gnennte da fare. Ma perdonatemi: ormai pare che i blog stiano vivendo una decadenza generalizzata, in più aggiungete che sto passando un periodo in cui mi sembra di vivere perennemente ne L’Urlo di Munch. Mescolate bene, incorporate con un pizzico di sfortuna, impazzimento e grane varie, ed ecco a voi la ricetta per “La fase più brutta della vostra vita”! YEEEEEA!

Ma tornerò più sfolgorante che mai, come Mulan quando arriva a casa dopo la guerra contro gli Unni e suo padre si mette a piangere e la nonna fa commenti maliziosi e la Cina è salva e… vabbè.

Fate tutti gli scongiuri woodoo del mondo per me, pensatemi e datemi forza: devo decidere di una cosina piccina picciò che sarebbe il resto della mia vita.

Un bacione, ci sentiamo.

Monsters university – il remake nella vita reale

Nel quale remake io sarei Sulley, che vedete qui sopra nel tipico atteggiamento gioioso e carico di speranza di ogni rispettabile matricola universitaria EVER.

E con questo storico post inauguriamo le “Cronache di Narnia Università – Il leone, la strega e l’armadio l’esame, l’assistente velenoso e le copisterie selvagge“. Non vi sentite tutti carichi ed emozionati al solo pensiero di condividere con me questi anni studenteschi? Non vi sentite partecipi di questa nuova avventura?

Vi dico soltanto che, i giorni prima di iniziare le lezioni, mi sono preparata psicologicamente come se fossi stata un soldato della Squadra di Ricognizione in Attack On Titan pronta a sfracellare gli orrendi giganti mangiauomini – santa Mikasa Ackerman da Trost prega per noi – ma poi, una volta partita alla ricerca dei libri per i primi esami, ho capito che sarebbe stato meglio riporre le armi e l’attrezzatura da manovra tridimensionale, e piuttosto munirmi di apposita mappa del tesoro.

Ormai è appurato che l’università rende tutti filibustieri, la zona universitaria non è altro che una colonia dell’Isla Tortuga e ognuno di noi è occupato in una continua lotta senza esclusione di colpi con chiunque ostacoli il nostro glorioso cammino verso la disoccupazione. Se devo studiare, però, lasciatemelo almeno fare in pace, questa è la mia filosofia.

Ecco perché, nei prossimi giorni, affilerò una splendida katana, diventerò onna-bugeisha (o anche kunoichi, è più subdolo) e ridurrò a tocchetti tali leccaculo® di proporzioni cosmiche che voi proprio dovreste osservarli in azione. Per far vedere il proprio musetto infido ci sono fenomeni che, dopo ogni lezione, sentono l’impellente bisogno di alzarsi dal comodo seggiolino, avvicinarsi al professore – pronto, dal canto suo, a smerdare qualsiasi scempiaggine o a guardare dall’alto della sua magnificente clemenza i poveri studenti plebei – per poi profondersi in domande esistenziali più profonde della Fossa delle Marianne (ad esempio: “Ma i libri per l’esame dobbiamo studiarli tutti?”, “Ma cosa significa questo termine difficilissimo che ha usato quaranta minuti fa?”, “Ma cosa ne pensa lei della democrazia? Non esistono forme di Stato migliori?”. Certo, la forma di Stato migliore sarebbe indubbiamente una monarchia assoluta che abbia me come sovrana illuminata, in modo da poterti piantare un palo nella lingua e adibirla ad utilizzo migliore, caro il mio leccaculo®).

Problemucci a parte, sembra che per il resto il mio inizio di vita universitaria vada piuttosto bene. Mi sono fatta una specie di tabella-studio che suddivide le mie attività preparatorie agli esami in quattro macrogruppi:

1. fingere di studiare

2. provare effettivamente a studiare

3. piangere per stress o sfiducia

4. fare sacrifici propiziatori agli dei aztechi

Al momento il gruppo 3 sembra quello a cui dedico il maggior numero di ore, ma presto – non disperate! – diventerò molto più esperta anche nel quarto.

Fra gli effetti collaterali dell’università, d’altro canto, possiamo rilevare ad esempio un ascolto troppo prolungato di tutti gli album dei Manowar, qualche attimo di delirio in cui corro per le strade gridando “IO VOLEVO DIVENTARE CHER!!!!!”, emozioni incontrollabili davanti alla sigla Oltre i cieli dell’avventura dei Pokémon, abbuffate industriali di pizza, quattro film in costume visionati per ogni mezz’ora di studio. Insomma, niente di particolarmente grave: probabilmente mi vedrete laureata a quarant’anni, ma con una cultura invidiabile per quanto riguarda la storia del costume.

VERSO L’INFINITO ED OLTRE! XXX

A presto.

Scappare a Roma: imperatori fighi e chiese vanitose

Sono viva!

Sono soltanto seppellita da cose da fare e da pensare.

Approfitto degli ultimi scampoli di libertà che mi sono concessi, prima che l’università mi fagociti definitivamente. E ritorno, come ai bei vecchi tempi, a mostrarvi qualche fotina senza troppe pretese della mia ultima fuga a Roma, rigorosamente in ordine sparso.

C’è chi dice che Roma sia la città più bella del mondo: è vero.

Però ormai questa bellezza è più decadente che mai, e chissà, forse è proprio questo a far parte del suo fascino. Di sicuro c’è soltanto che ad ogni vicolo ed angolo si possono trovare incredibili sorprese, troppe anche solo da elencare: un esempio su tutti, il ristorante in cui mi sono abbuffata di amatriciana e spaghetti cacio e pepe (ehm) (per la cronaca, il ristorante è questo qui, consiglio caldamente).

Ma non vi ammorberò oltre, lasciamo parlare quegli sgorbi assoluti capolavori che sono le mie splendide foto – e ricordate amiscci, passate sempre il mouse sull’immagine per leggere il mio pregevole commento ed avere dunque una comprensione più piena e completa delle boiate che sparo!

E infine, sperando di non averla tirata troppo per le lunghe, non poteva mancare una delle mie scene preferite di Vacanze Romane.

P.S. Ringraziatemi che non ho chiamato il post “Vacanze Romane” o “Fotine”, eh. Dai, sto aspettando.

Qualsiasi vento è vento di mare

Qualsiasi vento è vento di mare, e qualsiasi città, anche la più continentale, nelle ore di vento – è marittima. C’è odor di mare, no, ma: c’è aria di mare, l’odore lo aggiungiamo noi. Anche il vento del deserto è di mare, anche quello della steppa è di mare. Giacché al di là di ogni steppa e di ogni deserto – c’è il mare, l’oltredeserto, l’oltresteppa… Ogni viuzza in cui tira vento è la viuzza di un porto. - Marina Cvetaeva

Salve. C’è ancora qualcuno qui o siete tutti ad abbrustolirvi alle Bahamas?

Ma prima di cominciare con le domande impertinenti dovrei scusarmi per il mio vergognosissimo ritardo – mai era accaduto prima d’ora, negli annali del blog, che si saltasse un mese – che però ritengo giustificabile, in quanto questa è l’estate dopo la maturità, l’estate ggggiovane più bella della mia vita, scusate se è poco. O almeno, così ho sentito dire in giro.

Non è completamente vero.

In realtà ci sono elementi positivi e negativi, e fra questi ultimi posso annoverare:

♥ Il fatto che la burocrazia universitaria mi ha ammazzata fino a qualche giorno fa, e sono già qui che faccio i salti di gioia in sella al mio unicorno fucsia al pensiero delle scartoffie e beghe varie che mi aspetteranno da qui ai prossimi cinque anni (yay!).

♥ Una tempesta nubifragica e acquazzonica che aspetto da un mese e non arriva mai.

♥ Ho passato la settimana dopo l’esame ad ascoltare in cuffia, a volume insostenibile, le canzoni più struggenti di Ray LaMontagne dalle 23:30 alle 2 di mattina, fissando il soffitto dal letto. Spero di aver reso abbastanza bene la tristezza coppoliana del momento.

♥ Non sono ancora riuscita ad andare in riviera almeno una volta per mangiare la piadina (come la fanno lì è meglio, che ve lo dico a fare) (penso solo al cibo, lo so) (non me ne vergogno).

♥ Mi sono messa a guardare più con attenzione gli INCI (non sapete cosa sono? Ecco) dei prodotti che uso, e ho scoperto che i miei cosmetici hanno ingredienti paurosi. Eppure, non credo di poterne più fare a meno (maledetto capitalismo cosmetico, belli erano i tempi in cui ci si preparava le cose in casa con il salice e i mortai, come le druide).

♥ Siamo in agosto.

♥ Nonostante io abbia preso più di 70 all’esame, mi tocca fare comunque un test OFA per iniziare i corsi, quando è evidente che io dovrei esserne esentata in quanto persona di gusto e spirito.

♥ L’Apocalisse più apocalittica che il creato ricordi: mi è morto l’Ipad dopo soli 10 giorni dall’acquisto. Qualcosa mi diceva che non avrei dovuto comprare un prodotto con tale simbolo demoniaco appiccicato sopra, eppure è andata così. Per chi di voi comprende la lingua applese, sappiate che codesto iPad è entrato da solo in modalità DFU, una volta riconosciuto da iTunes mi impone di ripristinarlo, io acconsento ma poi l’operazione non viene portata a termine per un fantomatico errore. Ovviamente la parte più divertente è stata chiamare l’assistenza, che così si è prodigata:

Apple: “è ancora in garanzia, la porti prima dal rivenditore.”

Rivenditore: “entro il primo anno la responsabilità è di Apple”

e insomma, sabato pomeriggio vi farò sapere come sarà finita l’annosa vicenda, intanto il mio povero (ma costoso) aggeggio giace senza vita nella sua brava scatolina bianca e minimal.

Ma, lettori miei, non disperate nel vedere la mia situazione tanto tragica. Ho infatti compilato per voi una lista che descrive anche le cose belle:

Il mio ultimo articolo per Clamm Magazine è uscito! Vi conviene correre subito QUI a leggere!

♥ Sto pianificando un possibile viaggio, con tutti i “forse” e i “se” possibili, di cui vi mostro qualche indizio…

♥ Potrebbero esserci nuove GROSSE PAZZE collaborazioni a settembre :)

♥ Sono ufficialmente una matricola. Ho deciso di mettere questa cosa nell’elenco della positività per darmi coraggio.

♥ Ed infine. La cosa più importante di tutte: nel momento storico della mia immatricolazione, in quel di Bologna, ho avuto il supporto morale nientemeno che della nostra Ragazza con la Valigia (se la leggete già bravi, sennò correte a tenere d’occhio il suo blog), con la quale ho festeggiato ubriacandomi di succo pesca + albicocca + limone. Il nostro incontro è stato benedetto dalla presenza di un carlino che ha sostato per qualche tempo vicino a noi. Ovviamente non posso svelarvi tutti i dettagli della conversazione fra due menti brillanti come noi, sappiate solo che sono state prodotte interessanti teorie su Kate Middleton e progetti sconvolgenti sulla letteratura contemporanea. Ora aspetto soltanto di poter riunire qualche altro mio adepto della setta dell’ammmore – lettore – fan per organizzare un mega raduno, una specie di flashmob in cui tutti noi ci metteremo trasgressivamente a bere tè verde inzuppando biscottini nelle pubbliche piazze.

Nel frattempo, vi allego magnanimamente qualche consiglio di lettura da spiaggia e musicale:

(Courtesy of Feudalesimo e Libertà)

Be hungry, be calmi e nervi saldi. xxx

Matura come una pera cotta

Da tanto ho aspettato di potervi comunicare questo gaudium magnum: gli esami sono ufficialmente finiti! Non vedo l’ora di buttarmi nel famoso gorgo di vita adulta che stranamente si svolge al di fuori delle aule, dei banchi e delle lavagne. Sono impaziente di assumermi le mie responsabilità, diventare grande, prendere bastonate da questo e quello, pagare tasse, frugare nelle tasche e trovarci i ragnetti con le loro ragnatele.

Suonava abbastanza convincente? No eh?

La verità è che ora come ora sono un po’ spaesata e disorientata. Ho una bussola smagnetizzata. Ma tant’è: pare che dovremo farci l’abitudine.

Ora basta con le melensate ansiose: se siete venuti qui a leggere, o care anime pazienti, è perché volete dei resoconti. Bè, come qualcuno ha già scritto, sulla maturità (pardon: esame di Stato) ci costruiscono un sacco di bubbole retoriche e menate inesistenti, tanto per creare attorno a tre verifiche e un’interrogazione questa aura di rito d’iniziazione che francamente non c’è. Di questo ero consapevole anche prima dell’esame in questione, ma tutta la fanfara di raccomandazioni, senso di “epoca di passaggio”, “finale di percorso”, “traguardo che rimarrà per sempre” e “addio ai migliori anni della nostra vitaaah” crea una certa impressione nelle nostre giovini menti influenzabili.

Detto questo, credevo che il mio colloquio avrebbe avuto risvolti degni di Ecce Bombo, anche perché siamo in pieno malgoverno democristiano.

Fortunatamente ho sfoderato tutte le mie migliori abilità di affabulatrice e improvvisatrice, anche stimolata dal mio amabile, paterno genitore, il quale all’uscita dalla macchina mi ha congedata con un “torna col tuo scudo o sopra di esso”, alla maniera degli spartani.

Ecco: tutto qui. Speravo in aneddoti divertenti, in esperienze di vita indimenticabili degne di essere trascritte, in qualche meravigliosa avventura che desse un senso allo stress e al tutto. E invece no: sono andata, ho fatto quello che dovevo fare, grazie, prego, è stato un piacere, ciao, adios bitches. Chiudiamo un capitolo di cui mi mancherà poco, dal quale ho imparato molto – ma non nel senso che di solito si attribuisce alla scuola – e che sono piuttosto contenta di lasciare. Ora corriamo tutti a mettere gli occhiali da sole, ché qui il futuro è troppo brillante.

Un saluto e un ringraziamento per il vostro supporto a distanza.

La novella diplomata, già liceale cinica & perennemente atipica

P.S. Presto usciranno nuovi articoli su Heykiddo e Clamm Magazine, qui nessuno si siede sugli allori!