Giveaway ai miei lettori!

Vintage Chanel Necklace from Treasury

Image by thepresidentwearsprada via Flickr

Salve, miei fantastici lettori!

Da oggi avrete la possibilità di vincere un fantastico ghivauài del blog Vita In Pillole! Visto che tutti lo fanno, tutti regalano, tutti sono così fantasticamente generosi, ho pensato: ma perché no! Anche io ho i miei 0,25 lettori da accontentare! E allora…

Vi offro uno splendidissimo paio di pantofole firmato Crogs, assolutamente vintage e per di più con macchie di cioccolata calda e peli di criceto che lo rende magnificamente vissuto e grungy… è uno splendore… peccato che non ho la  foto… ma non è finita qui!

Vi regalerò anche una splendiderrima collana Scianèl in puro legno a millemila carati, davvero a-m-a-z-i-n-g, con allegato il fattorino di Ebay Kazakistan a farvi firmare la ricevutina! Non è meraviglioso?

Ma come avere tutto questo? E’ facilissimo! Innanzitutto dovrete commentare ogni mio singolo post per 20 volte (i commenti non devono essere inferiori alle 15 righe ciascuno), poi metterlo fra i preferiti, dire in giro che questo blog ha millemila milioni di visite al giorno (così i giornalisti mi intervistano), seguire questo blog con tutti gli aggregatori possibili e quelli ancora non inventati, seguirmi su feissbùc (che non ho), inviarmi la vostra e-mail, indirizzo, telefono, numero di carta di credito, conto corrente, cognome da nubile della vostra bisnonna. Tutto questo lo faccio per voi, cari lettori belli, mica perché voglio più visite al blog. Ma cosa vi viene in mente…!

Ovviamente non esiste nessun ghivauài, per chi non lo avesse capito. Non ho mica il conto in banca di Billino Gates. E non sono brava con certi mezzi per ottenere più visite.

 

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Sulla moda, sulle fashion bloggers e sulla fama facile

 

E’ molto strano: mi sono sempre chiesta cosa sia, stringi stringi, lo stile. La moda è una meravigliosa cavolata, lo sappiamo, ma lo stile no. Lo stile è l’espressione di se stessi e della propria personalità, di cosa ci piace, in una parola di noi. Ti piace vestirti sempre di blu? Perfetto: se il blu rispecchia la tua personalità, usalo finché vuoi. Chi sono io per impedirtelo.

Quello che non capisco è tutto l’ambaradan ruotante attorno alle grandi griffes. Io non so mai cosa pensare: a volte mi dico che se qualcosa ha quelle letterine stampate sopra sarà sicuramente di grande qualità e varrà un fracco di quattrini, salvo poi scoprire che una borsettina Prada viene venduta a prezzo-stipendio nelle boutiques ma prodotta da clandestini sottopagati e in nero a Napoli. A questo punto, entrare in un monomarca ultrasnob (perché sono tutti così, alla fine) o comprare alle bancarelle del mercato mi dà la stessa (scarsa) sicurezza sul prodotto, con l’unica differenza che per comprare un foulardino di Hermès devo accendere un mutuo.

Mi fanno assai ridere, inoltre, tutte quelle pischerle che si indignano dei prezzi inaffrontabili di certe marche, dicendo che alla fine sono oggetti come gli altri e una firmetta non importa niente, per poi sbattere a destra e a manca la borsetta malamente taroccata, comprata dagli abusivi. Le case di moda, come avevo già detto qui, sono veramente poco attente alla gente che vive nel modo, perse in interessi multimiliardari, impegnate a manipolare la stampa e comprarsi i giornalisti, a reclutare modelle con metodi ignoti (fino a un certo punto), a fingersi contro l’anoressia mentre scheletri “viventi” zompano in passerella. 

Loro sono contro l'anoressia. Come, non si vede?

Per questo, dopo aver capito che fra gli stilisti “veterani” non rimane nulla che sia lontanamente paragonabile alla creatività e al talento, ma solo qualche guaio giudiziario, avevo accolto con gioia il boom delle fashion bloggers come una sorta di ondata liberatoria dall’egemonia malata della grandi griffes, magari per vedere qualche esordiente un po’ diverso, magari per scoprire che per avere stile non bisogna per forza essere tutte scianelluivuittonverauang eccetera. Qualche fashion blog di qualità l’ho trovato, infatti, come The Sartorialist, The Street Fashion, Le blog de Betty, Karla’s Closet, Tokiobanhbao, Rejecting the obviousness e altri; ma poi ho avuto la sfortuna di imbattermi per caso in una certa insalata ossigenata. Lei è Chiara Ferragni, e ha la pretesa di definirsi fèscionblogger più famosa d’Italia, ma che dico d’Italia, di tutto il mondo, dell’Universo, del Creato e del non Creato. Grazie al cielo qualcuno su Facebook non si fa incantare (qui e qui). Vi chiederete che cos’ha di diverso dalle altre bloggers che me la renda tanto antipatica. Innanzitutto, è una rossa cremonese, ma evidentemente il rosso tiziano non è abbastanza fèscion, così ha deciso di spacciarsi per bionda naturale milanese (anche se in realtà arriva direttamente dal mondo Mattel). Bocconiana perfetta, si definisce “studentessa” quando in realtà sui libri non la si vede mai, con gran sprezzo degli studenti che si fanno un mazzo tanto.  Le sue fans la idolatrano come una dea scesa in terra, e a giudicare dalle tonnellate di giornali che parlano di lei a tutto spiano deve essere proprio un’ icona di stile degna di Gabrielle Chanel. Ehm. Quasi. In realtà i suoi abbinamenti non è che abbiano tutta questa originalità, lei pensa solamente a mettere in bella mostra i loghi delle marche, e impiegherà due ore ogni giorno a photoshopparsi, pure malamente (controllate voi al link che vi ho messo su “insalata ossigenata”). Infatti, l’impressione è che quello non sia un vero blog di moda, bensì una specie di santuario autocelebrativo che urla ai quattro venti “guardate com’è bella, ricca, interessante, piena e glamour la mia vita. Mica come la vostra, pidocchi”. Sorvoliamo sul suo italiano da quinta elementare – o scopiazzato da altri siti – e sull’inglese da “senza Google Translate sarei persa”. Senza contare che dalle sue parti continuano a vantare miliardi e miliardi di visite, senza però rendere mai visibile il counter (magari adesso li ha davvero i miliardi di visite, ma all’inizio erano di certo una mossa pubblicitaria). La madama Ferragni, soprannominata dalle Vipere Kiaretta, Ferracne, Ferragna, Ferraglia eccetera, passa da un party all’altro, e… non ci crederete mai… anche al party del Pdl! Sì, dev’essere un retaggio del suo fidanzatino, tipico ragazzo della Milano bene detto anche “Uomo Bancomat”, a cui auguro di non farsi male all’indice a forza di votare il blog della sua Barbie su ogni aggregatore possibile. E magari, passando da un party fighissimo all’altro, provasse a dare un’occhiata agli scheletrini nell’armadio del Sire supremo. Il target dell’insalata bionda è probabilmente lo stesso del programma televisivo TrlTotalmente Rincoglioniti Live Total Request Live… aspettate un attimo! Ma è proprio lei la biondina che presenta ai Trl Awards 2010? Sì sì! Eccola:

Vi segnalo che comunque ha rimediato anche una orrenda figura con i Dari. Ancora un attimo… ma come ha fatto Chiaretta, nel suo piccolo, a finire in tv? Vabbè che per fare il VJ di MTV, da un po’ di tempo a questa parte, occorre soltanto avere un atteggiamento da “viva i ggggiovani”, e sappiamo tutti che le selezioni sono tenute dal cugino della Pimpa. Però lei non ha nemmeno un minimo di competenza in fatto di dizione e presenza televisiva. Ci dev’essere qualcosa sotto. Ah, ecco! La coppia più bella della Mattel è amica del cantante dei Finley! Da che mondo è mondo, i Finley sono proprio ospiti tipici di Trl, quindi pare che ci sia stata una intercessione caritatevole per lei.

Sempre per quanto riguarda le mistiche apparizioni della Bloggerpiùfamosad’Italia in tv, è imperidbile la chicca del Chiambretti Night (notare la faccia di Misha Barton) in cui si presenta vestita da carnevale dei cavalli Cow Girl:

  

Ed ecco il commento di qualcuno che ha capito tutto su youtube (per fortuna c’è gente come lui):

A questo punto ci si potrebbe consolare pensando che almeno è onesta. Eh no! Basta indagare un po’ in rete per scoprire che è stata reclutata dalla Fiat per sponsorizzare la nuova 500 assieme al suo fidanzato Ken, ma lei non l’ha nemmeno comunicato ai lettori continuando imperterrita a fare pubblicità occulta. Peccato che tutto si scopra facilmente su Internet.

Concludo dicendo a Chiaretta che è inutile commentare il suo stesso blog con due nickname diversi per difendersi, dirsi aperte alle critiche ma rispondere solo con dei seisoloinvidiosa seigrassissima seitamarra vorrestiesserealmioposto eccetera. Se vuoi diventare famosa, se ci metti la faccia e mostri in Internet tutta la tua vita privata, devi accettare le conseguenze. Sei maggiorenne e responsabile per quello che fai: i trucchetti vengono smascherati facilmente, e in Internet ci si può documentare facilmente. Non sei l’unica ad avere un blog di moda in tutta Italia, anzi molte sono più brave di te. E allora, per favore, se non riesci a gestire la presunta fama (e tutto quello che comporta), meglio lasciar perdere.

 

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La moda ai tempi della crisi. Le bloggers e il “lipstick factor”

 

A Francesca, che nonostante tutto non molla mai e ce la farà… qualsiasi cosa si metterà in testa! Ne sono sicura.

 

La follia della donna
quel bisogno di scarpe
che non vuole sentire ragioni
cosa sono i milioni
quando in cambio ti danno le scarpe

(Elio E Le Storie Tese – La Follia Della Donna)

Va bene. Crisi. Difficoltà finanziarie. Non possiamo negarlo, ci siamo dentro tutti, chi più chi meno. C’è un particolare settore, però, che non muore mai e (secondo me) mai morirà. Sto parlando della moda.

Mi sono sempre chiesta come facessero le grandi marche, i giganti delle griffes, a non fallire mai con quei prezzi che ti si brucia il portafogli solo a sbirciare le vetrine. Eppure, hanno boutiques in tutti i Paesi del mondo, fanno sfilate che costano miliardi e pagano celbrità del calibro di Vanessa Paradis, Nicole Kidman, Audrey Tautou e tante altre che non  lavorano certo gratis. Inoltre non sono certo produttrici di beni fondamentali come case e cibo: in teoria (e dico in teoria) si potrebbe benissimo sopravvivere senza una pochettina con tante V e tante L stampate sopra.

Forse, in effetti, questa dorata industria comincia a fronteggiare le prime falle a cui mettere una pezza. Ormai, nel 2010, si può dire che il mondo della moda sia un po’avvizzito come i polpastrelli dei bambini rimasti troppo in acqua. Le grandi case di moda sono rimaste troppo immerse nella loro puzzettina sotto il naso, senza accorgersi che il mondo attorno a loro si evolve (forse pensano che questo processo sia impossibile senza il loro consenso, chi lo sa). E’ vero, tuttora una borsa 2.55 Chanel fa la sua figura, una decolletée Louboutin fa venire il capogiro – e non solo per l’altezza dei tacchi – un vestito Alexander McQueen, pace all’anima sua, fa ancora spalancare la bocca… ma non si può negare che queste frivolezze siano alla portata di pochi. E allora la gente normale, quella che non ha 45 carte di credito Platinum, cosa fa? Si ingegna. Lo dice anche Caroline de Maigret, lei che forse non ha il problema di arrivare alla fine del mese, a Velvet di Maggio 2010:

“[La moda] mi sembra un mondo che si è incartato su se stesso. Penso alla panettiera di Anna Wintour che dice a un’amica: Ma quella non cambia pettinatura da vent’anni?”

(Caroline de Maigret, della Bonus Tracks Records, ex modella) 

La “perdita di aura dorata” del mondo del fashion produce reazioni, alcune inaspettate, altre meno. Ad esempio, ora finalmente le protagoniste (e i protagonisti) dello stile e delle tendenze sono direttamente le consumatrici, le ragazze che nella vita reale, non da passerella, vogliono indossare qualcosa di bello, di stiloso, di innovativo, ma che non mandi in fumo lo stipendio di un anno. Ecco il terreno fertile per la nascita dei Fashion Blogs, che portano le bloggers più visitate e conosciute ai vertici della popolarità… perché sappiate che la maggior parte delle bloggers sono molto più brave delle celebrità a vestirsi e a sciegliere ogni capo con stile, non avendo schiere di personal shoppers a disposizione. Pensate che negli U.S.A. le fashion bloggers più famose hanno un posto d’onore alle sfilate, e di certo fanno meno capricci di Anna Wintour. Da noi in Italia, come sempre più indietro, sono considerate più o meno ragazzine viziate – devo dire, però, che alcune lo sono davvero… solo poche hanno talento e non si limitano a fotografarsi da mane a sera sventolando accessori vari. Il fenomeno è in aumento, staremo a vedere.

L’altra reazione, prevedibile forse solo dagli esperti di marketing e dagli sociologi, è quello che si definisce il lipstick factor, ossia il “fattore rossetto”. In tempi di ristrettezze economiche come questi, nessuna vuole comunque rinunciare a quel tocco di make-up, una specie di effetto placebo per continaure a sentirsi belle e fingere che tutto sia come prima; in cosa spendere soldi, se non in un bel rossetto che si nota subito? Così almeno si vede che ho comprato qualcosa! Ecco allora che tutte le grandi maisons puntano sulle labbra per le loro uscite in profumeria: