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Da tanto ho aspettato di potervi comunicare questo gaudium magnum: gli esami sono ufficialmente finiti! Non vedo l’ora di buttarmi nel famoso gorgo di vita adulta che stranamente si svolge al di fuori delle aule, dei banchi e delle lavagne. Sono impaziente di assumermi le mie responsabilità, diventare grande, prendere bastonate da questo e quello, pagare tasse, frugare nelle tasche e trovarci i ragnetti con le loro ragnatele.

Suonava abbastanza convincente? No eh?

La verità è che ora come ora sono un po’ spaesata e disorientata. Ho una bussola smagnetizzata. Ma tant’è: pare che dovremo farci l’abitudine.

Ora basta con le melensate ansiose: se siete venuti qui a leggere, o care anime pazienti, è perché volete dei resoconti. Bè, come qualcuno ha già scritto, sulla maturità (pardon: esame di Stato) ci costruiscono un sacco di bubbole retoriche e menate inesistenti, tanto per creare attorno a tre verifiche e un’interrogazione questa aura di rito d’iniziazione che francamente non c’è. Di questo ero consapevole anche prima dell’esame in questione, ma tutta la fanfara di raccomandazioni, senso di “epoca di passaggio”, “finale di percorso”, “traguardo che rimarrà per sempre” e “addio ai migliori anni della nostra vitaaah” crea una certa impressione nelle nostre giovini menti influenzabili.

Detto questo, credevo che il mio colloquio avrebbe avuto risvolti degni di Ecce Bombo, anche perché siamo in pieno malgoverno democristiano.

Fortunatamente ho sfoderato tutte le mie migliori abilità di affabulatrice e improvvisatrice, anche stimolata dal mio amabile, paterno genitore, il quale all’uscita dalla macchina mi ha congedata con un “torna col tuo scudo o sopra di esso”, alla maniera degli spartani.

Ecco: tutto qui. Speravo in aneddoti divertenti, in esperienze di vita indimenticabili degne di essere trascritte, in qualche meravigliosa avventura che desse un senso allo stress e al tutto. E invece no: sono andata, ho fatto quello che dovevo fare, grazie, prego, è stato un piacere, ciao, adios bitches. Chiudiamo un capitolo di cui mi mancherà poco, dal quale ho imparato molto – ma non nel senso che di solito si attribuisce alla scuola – e che sono piuttosto contenta di lasciare. Ora corriamo tutti a mettere gli occhiali da sole, ché qui il futuro è troppo brillante.

Un saluto e un ringraziamento per il vostro supporto a distanza.

La novella diplomata, già liceale cinica & perennemente atipica

P.S. Presto usciranno nuovi articoli su Heykiddo e Clamm Magazine, qui nessuno si siede sugli allori!

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