Tag

, , , , , , , , ,

Caro popolo di impillolati, lo so che avrei dovuto postarvi qualcosa di deliziosamente storico oggi. Ma vogliate perdonarmi, ho sentito l’impulso di buttar fuori quello che penso in un post che non c’entra proprio una beata fava.

Per farmi perdonare, se non l’avete già letto, ecco qui il mio articolo su Constanze Weber per Clammmag (prima parte della mia personalissima trilogia, ché a me Agota Kristof fa un baffo, ché alla fine son troppo buona io, e ve li farò tutti e tre i post, tesori cari, eravate troppo indecisi per votare).

E il primo avviso l’ho dato.

Passiamo al secondo: questo post sputerà veleno. Sarà cattivo. Polemico, tanto per cambiare. Perché io sono in un periodo di transizione-barra-cacca-eccetera, perché non capisco come cavolo sto impiegando le mie giornate, perché tutto mi sembra dannatamente inutile e vorrei soltanto starmene a letto piuttosto che vedere certi vermi purissimi, perché sono circondata da mediocrità (“Intercedo per tutti i mediocri del mondo. Io ne sono il campione, e anche il Santo Patrono. Mediocri, ovunque voi siate, io vi assolvo… io vi assolvo… tutti!” – cit.): quindi ho voglia di prendermela (costruttivamente, o forse no, decidete voi) proprio con alcune cosucce di questo mondo, che secondo me sarebbe meglio se nel suddetto mondo non ci fossero.

E se qualcuno si azzarda a blaterare le solite cose sul “fare di tutta l’erba un fascio”, faccio un fascio con lui e me lo fumo. Anche se odio il fumo. Ma tant’è. Ora inizio, lo giuro.

Ecco, sono profondamente convinta che l’Italia si trovi, in questo periodo, un po’ nella mia stessa situazione – vedi un po’ più su, quando parlavo di transizione-barra-cacca. E allora che fare? Do la stessa risposta che ho dato a me stessa: ci vuole un profondo rinnovamento, soprattutto nella popolazione stessa. Da dove iniziare? Dalla cultura. Piccola proposta mia: aboliamo la falsa cultura. Aboliamo il cibo per lobotomizzati, a cui piace solo quello che piace a tutti. Volete nomi e cognomi? Io abolisco dal mio mondo Dan Brown. Io abolisco i libri di Fabio Volo (state calmi, sostenitori del suddetto, non ho mica proposto una Bebelplatz 2.0, d’altronde Volo stesso non è mica Bertold Brecht), con le sue perle di saggezza tipo “Io ti sento. Ti sento sempre, anche quando non ci sei.” o “L’amore è come la morte: non sai mai quando ti colpirà“, che farebbero impallidire Mister Ovvio. Io abolisco Allevi, apologeta di se stesso auto-mitizzatosi, un uomo che si limita a suonare il pianoforte come lo sanno suonare migliaia di musicisti in qualsiasi conservatorio, ma osannato in qualità di supergenialissimo nuovo-Beethoven-nuovo-Wagner-nuovo-mianonna. Io abolisco, e qui farò svenire metà dei lettori per la collera, anche Jovanotti! Sissignori, pure lui, in quanto da postadolescente che scrive TATATV1MDB si è riciclato come nuovo oracolo new age per ventenni “in cerca di loro stessi”, improvvisamente diventato coltissimo, e le stelle e la notte e i desideri e guardate come sono pazzerello e la donna creatura perfetta, e bla bla bla.

Questi, siore e siori, possono piacere o non piacere, e io vi dico solo il mio parere (giacché siamo nel MIO blog e non vige alcuna regola democratica, ma tanto ci siamo già abituati nella vita reale, no?). Però io trovo solo una parola per riassumere quello che esprimono ai miei occhi: mediocrità. Uno che scrive e lo fa senza alcun talento. Uno che suona senza essere speciale in alcun modo, anzi, con un personaggino più falso delle monete da tre euro portato avanti a suon di marketing. L’altro, che per una canzone sopportabile ne sforna mille banali, raggiungendo il vertice massimo della sgradevolezza quando si atteggia a originalissimo fricchettone ggggiovane.

A tutti costoro, rispondo così: K419. Non sono impazzita. Traduco, e notate bene il titolo:

Un capitolo a parte merita un certo Alessandro D’Avenia.

Lui non è mediocre, lui va trattato con più attenzione perché non voglio essere ingiusta. E’ venuto a parlare anche nella mia scuola, e in quell’occasione mi è fondamentalmente piaciuto, soprattutto perché si è trovato a dover discutere di professori proprio davanti ai suoi colleghi (coraggioso a mille). Ha un bel modo di fare, e quell’aria da mezzo hipster stile Chris Martin che ultimamente fa molto presa fra noi gggggiovani. Se vi interessa, ha anche un blog che potreste leggere per farvi un’idea. Però, sfogliando i suoi libri (fra l’altro, scritti per un target del quale sono fiera e inorridita di far parte), sono giunta ad una conclusione: bellissima filosofia di vita, come ha detto qualcuno su anobii, immagini carine, pennellate di descrizioni che fanno presa sul martoriato pubblico di (e daje!) gggiovani, ma… ma… oltre questo? Perché infarcire un romanzo di concetti che ti incantano se sentiti in una conferenza, ma ti fanno cariare tutti i denti se scritti in un contesto diverso? E poi diciamolo, lui appare come il classico prof amicone che tutti vorrebbero avere. Caro D’Avenia, glielo dico in sincerità, io la stimo umanamente (a differenza dei soggetti citati sopra) e non credo che i suoi alunni sarebbero d’accordo con me, ma la mia critica è puramente “letteraria”, dal punto di vista di una lettrice: lo stereotipo del John Keating stile L’Attimo Fuggente è veramente abusato, la pretesa di essere poetici in ogni singola parola è pesante e anche un po’inappropriata, se posso permettermi, perché primo non siamo tutti Schiller, secondo non è che in una sporta fluttuante sul mare devo per forza vederci una profonda metafora dell’inquietudine della vita nella gioventù in questi barbari tempi d’individualismo e supercazzola infinita. A volte, una sporta sminchiata sul mare è una sporta sminchiata sul mare. I suoi libri sono senza trama, direi che si possono definire un puro esercizio di stile con contorno di idee rubacchiate qua e là (le protagoniste femminili del suo primo romanzo si chiamano Beatrice e Laura, oooh, ha fatto la citazione colta!), giusto per dire ad un adolescente quello che vuole sentirsi dire. E quindi, un bravissimo professore, un oratore esperto che ti sa prendere quando parla, ma uno scrittore buono per il traget fabiovolesco/jovanottesco di cui prima. Pace e amore. Quando ce vo’ ce vo’.