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Audrey Hepburn interpreta Natasha in “Guerra e Pace”, vestito della maison Gattinoni

“Può essere che i miei abiti sembrino troppo semplici per una sfilata, ma proprio per questa loro semplicità rimangono attuali nel tempo. Un vestito non è chic se la gente si volta a guardarlo. Deve passare inosservato, e soltanto dopo tre volte che è stato visto, colpire. La prima dovranno pensare ‘è carino’, la seconda ‘è veramente carino’, la terza ‘che meraviglia!'”

– Fernanda Gattinoni

Passando per Modena, ho avuto occasione di visitare la mostra “Fernanda Gattinoni: moda e stelle ai tempi della Hollywood sul tevere“. Mi capita spesso di gironzolare per vari posti ed imbattermi in esposizioni o ritrovi particolari, ma vi giuro, in questo caso sono rimasta tanto colpita da sentire il bisogno impellente di condividere tutto quello che ho visto/letto/ammirato/sentito.  Sono entrata, ho spalancato la bocca dallo stupore e non l’ho più richiusa per tutto il tempo (cosa ben rara, dato che di solito è sempre impegnata a berciare). Una volta uscita, invece, ero capace di pronunciare solo le parole “meraviglioso”, “splendido” e “divino” in loop.

Premetto che stiamo parlando di una donna, Fernanda Gattinoni, che si è fatta le ossa da Londra (interpretandone le linee pulite e semplici) a Parigi (importandone l’eleganza), ha avuto il coraggio di rifiutare una collaborazione con Coco Chanel in persona, ha lavorato per la sartoria che riforniva la casa reale dei Savoia, e ha vestito praticamente tutte le dive del cinema novecentesco. Qualche nome? Audrey Hepburn, che per lei fece un’eccezione e rinunciò momentaneamente al sempiterno Givenchy, Anna Magnani, Kim Novak, Ingrid Bergman, Lana Turner, Anita Ekberg, Milly Vitale, Liz Taylor, Lucia Bosé, Marlene Dietrich,  Gina Lollobrigida, Ava Gardner… Poi le ambasciatrici americane in Italia, la sorella dello scià di Persia. E pensare che tutto iniziò con un paltò verde per Clara Calamai, attrice del periodo dei telefoni bianchi

Ma passiamo alla mostra, un concentrato di sublime a livelli inimmaginabili. L’essenza dell’eleganza, mi verrebbe da dire. Rende molto l’idea del clima da Dolce Vita che si avvertiva a Cinecittà dalla seconda metà degli anni ’50 ai primi anni ’60. Non c’è un vero e proprio pezzo forte, perché tutti gli abiti sono delle vere opere d’arte, usati nel cinema o no.

Partiamo dall’angolino che mi ha emozionata di più, ovvero quello di Audrey Hepburn e il suo guardaroba in Guerra e Pace. Non potevo veramente crederci, quelli erano i suoi abiti, lei è stata lì dentro, fasciata in un velo impalpabile di organza bianca e strass applicati con precisione maniacale, o in un vestitino nero semplicissimo, o ancora in deliziosi abiti d’ispirazione quasi infantile, ricamati a cavallini e zucchero filato usando velluto blu, cristallo e passamaneria… stava per scendermi una lacrimuccia di commozione a vederli dal vivo…

Fra l’altro, la Gattinoni aveva sempre avuto uno splendido rapporto con le sue clienti per cui creava abiti esclusivi (spesso mai riprodotti, di cui esistono infatti copie uniche)… per Audrey preparava spremute d’arancia in modo da sostenerla durante le spossanti prove dei costumi. La stilista la considerava un po’ “perfettina”, ma si vollero sempre bene.

To Fernanda Gattinoni, my sincere thanks and warmest wishes - Audrey Ferrer

Fernanda e Anna Magnani furono amiche intime, e l’attrice si affidò a lei per la sua ossessione per le petites robes noires. Ce ne sono in un bel numero da ammirare, che siano in jersey, raso od organza, e alcuni sono stati usati anche per il cinema. A proposito del loro rapporto, Fernanda raccontò: “Era venuta per farsi confezionare un abito per il Capodanno. L’abito, naturalmente, era pronto da tempo, ma lei non era venuta a ritirarlo. Allora abitavo sopra l’atelier di Via Marche. Era quasi mezzanotte ormai e sentii degli schiamazzi dalla strada. Anna aveva cominciato ad urlare: ‘A Fernà me manni giù er vestito?'”.

Anche l’affascinante Kim Novak si fece vestire da Gattinoni, mettendo in risalto le forti spalle con lunghi abiti dalla linea a sirena e scollo all’americana, in raso e pizzo macramé.

Fernanda faceva anche da mediatrice fra Ingrid Bergman e il marito Roberto Rossellini quando i due litigavano; nel frattempo Ingrid metteva gli occhi su vestiti drappeggiati, con un’allure da dea, corpetti lavorati a canestro e preziosissimi dettagli in swarowsky. Anche in questo caso, i capi esposti sono sia privati sia da set cinematografici.

Poi troviamo le scelte della capricciosa ed irrequieta Lana Turner, fra cui figurano veri e propri capolavori di sartoria, giochi di colori contrastanti e tessuti raffinati come la seta, pizzo chantilly, innumerevoli strati di tulle, drappeggi vaporosi a canestro… attenzione ai corpetti, vero punto forte!

L'atelier

Consiglio veramente questa mostra, se ancora non lo abbiate capito. Cioè, dai, si vede o no che ho ancora gli occhi luccicanti? Poi non ho mai messo così tante immagini in un post.

Per informazioni sulla mostra, click QUI (sito ufficiale). Le foto non sono di mia proprietà, ma degli autori.

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