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La città rossa, come viene chiamata  non solo per il colore dei colonnati, è teatro di aneddoti curiosi e storia poco conosciuta. Bologna: un paesone, una città che ti accoglie con i suoi profumi e con un immenso patrimonio artistico, non sempre evidente alla prima occhiata, ma che bisogna andarsi a cercare.

Sotto alle due torri, scivola come lo strascico dei vestiti rinascimentali l’amicizia di due donne profondamente legate, diverse ma accomunate dalla passione per l’esoterismo e l’indipendenza: Ginevra Sforza e Gentile Budrioli. La prima è piuttosto conosciuta: divenne moglie di due dei più importanti signori rinascimentali, Sante e Giovanni Bentivoglio, che governavano Bologna; fu una mecenate, del resto andava di moda, epperò la sua arguzia le suggeriva spesso di consigliare il marito (soprattutto il secondo, Giovanni) sulle questioni politiche più delicate. Ovviamente, l’influenza di una donna che peraltro non era nemmeno in buoni rapporti con il Papa confinante (poi vedremo perché) era davvero mal vista in città. Lascio immaginare i pettegolezzi delle Alfonse Signorini versione quattrocentesca.

Fra un ricevimento, una noiosa Messa, una congiura da sventare, cosa si poteva mai fare per passare il tempo? C’erano sempre delle carinissime pratiche di negromanzia, anch’esse di moda ma tenute segrete per non passar dei guai con l’Inquisizione, ambiente che secondo me faceva uso di malefici più degli stessi condannati. Ma passiamo alle note oggettive, ché non voglio mica influenzarvi. E’appurato che Ginevra fosse una grande fan di esoterismo, alchimia e compagnia bella – ecco perché veniva sempre monitorata da parte dell’entourage papale – : fu proprio grazie a questi interessi che venne attirata, per la sua fama di guaritrice, presso Gentile Budrioli, e il destino delle due donne rimase legato per sempre, seppur con finali diversi.

Ma chi era Gentile? Una donna mica indifferente. Con lunghi capelli biondi, che somigliavano a quelli di Ginevra, ma con un carattere più mite, un animo che rifletteva il suo stesso nome, gentile. Strano che delle due sia stata proprio la più mansueta a fare la fine di cui vi racconterò. Dicevo: una donna buona, e soprattutto di un’intelligenza scintillante, voleva dire quello che pensava e pensare senza costrizioni, voleva conoscere perché era curiosa, voleva essere se stessa, e non quello che la società le imponeva di essere. Forse troppo ingenua nel confidarsi al marito, uno dei notai più in vista di Bologna, che non sopportava l’idea di una moglie così incline alla cultura e allo studio (una donna!) da poter adombrarlo o peggio rovinare la reputazione della famiglia.

Gentile voleva ca(r)pire i segreti del mondo, e anche contro il volere del marito decise che l’unico mezzo era il ritiro al convento dei Francescani dell’amico Frate Silvestro. Io la immagino entrare nello studiolo del francescano, alle prese con alambicchi e attrezzi da erborista vari, e da lì avere l’illuminazione su cosa fare. Fu negli anni del convento che Gentile apprese i segreti della natura, delle erbe curative (sì, le nonne delle medicine), delle stelle. Una donna atipica che naturalmente attirò curiosità.

E così si sparsero le voci della dolce disponibilità della giovane donna a curare, con le sue conoscenze, i mali fisici e psicologici delle persone: capacità che dunque attirò Ginevra Sforza, e che fece da collante per la nascita di un’amicizia sincera. La signora di Bologna volle Gentile come dama di compagnia, e furono mattinate passate a passeggio, pomeriggi spesi in chiacchiere, notti all’insegna delle lezioni di “magia”. Bei tempi, che si spensero con la terribile congiura della famiglia Malvezzi bramosa di prendere il potere; tutte le sfortune dei Bentivoglio vennero imputate a Gentile, già guardata con curiosità mista a sospetto per le pratiche che sappiamo. Ginevra si vide costretta da Madame la Ragion di Stato a togliere la protezione alla sua migliore amica, lasciandola praticamente in pasto all’Inquisizione che ovviamente la vide come una stregaccia bella e buona.

Un patto con Satana, decine di rapporti con il Demonio, malefici, schifezze d’ogni genere: fidatevi, se voi foste capitati in mano ai Dominicani che combattevano la stregoneria, avreste confessato questo ed altro. Le torture, che io amo particolarmente studiare per una leggera vena sadica annidatasi nel mio cuoricino, sono molte e una più dolorosa dell’altra. E poi, se anche qualcuno avesse resistito al male, gli inquisitori avrebbero pensato che fosse lo stesso Satana ad aiutare il protetto… chi arrivava agli interrogatori ne usciva solo morto.  E così avvenne a Gentile Budrioli, al rogo perché Strega Enormissima di Bologna il 14 Luglio 1498. Le sue ceneri vennero soffiate in aria, mentre Ginevra, dall’alto delle sue stanze, guardava e piangeva.

Ma Gentile, in sogno, poco prima di morire aveva visto cinque streghe a presagirle l’infausto destino… si erano presentate, e secondo me sono proprio loro che dovremmo mettere al rogo: si chiamavano Pregiudizio, Menzogna, Ignoranza, Maldicenza e Invidia.