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Piccola premessa: se fra un po’ di tempo non mi vedrete più nel blog, se per caso dovessero uscire notizie inquietanti su una certa sedicenne o roba del genere, sappiate che qualcuno che non doveva leggere questo post l’ha letto. E mi hanno sospesa da scuola o torturata spietatamente. Quando imparerò che Internet è cosa pubblica?

La scuola dovrebbe prepararci alla vita, no? Appunto. Nella mia scuola hanno preso questa missione molto seriamente: conoscendo l’italica quantità di burocrazia e scartoffie inutili, la lentezza degli uffici, l’inaffidabilità di chi dovrebbe fare dell’affidabilità  il proprio mestiere e blablabla, si sono immediatamente adeguati. Mica potevamo fare gli snob e avere un minimo di segreteria che funzionasse.

Peccato che questa magnanimità nel voler raggiungere gli standard nazionali porti qualche problemuccio. Spiegazione dovuta: nel mio istituto arancioblù stile ristorante di pesce (manca solo l’acquario con aragosta), esiste questa cosa tanto carina chiamata sportello pedagogico – d’ora in avanti SP per comodità. Uno può fermarsi dopo la scuola per una spiegazione extra, se ha bisogno di rimettere a posto le idee o perché sì. Io faccio parte di quelli che vogliono fermarsi perché sì. Vabbè, un po’ lo sapete già… lo avevo scritto che ci hanno tolto una Prof con la P maiuscolerrima. Quale migliore occasione per fermarsi e discorrere un’oretta sui massimi sistemi con lei e altri eletti? Bene.

Vuoi che per gli SP servono dindini sonanti, e sappiamo a che livelli sia messa la scuola pubblica ultimamente, vuoi che bisogna trovare una congiunzione astrale favorevole, ho dovuto aspettare mesi per essere in condizione di agire. In questi ultimi 2 – 3 giorni, grazie all’avventura che vado a narrarvi, ho imparato molto sulla burocrazia.

Tappa 1: Finalmente si trova il giorno e la compagnia. Per prenotarsi negli SP bisogna scrivere una sbudrega di dati in un foglietto che, secondo regolamento, dovrebbe essere messo a disposizione dalla segreteria da lunedì ore 8 a giovedì ore 11.30. Lunedì, otto spaccate, sono davanti alla bacheca, ma non c’è il becco di un foglio. Manco uno straccio di biro. Forse dovrei prendere qualche lametta e prenotarmi scrivendo col sangue, come nei giuramenti di mafia. Decido di rimandare le soluzioni drastiche e tornare alle 10.30, quando sempre secondo il famoso regolamento dovrebbe aprire la segreteria (sì, non apre con il resto della scuola, ma due ore e mezzo dopo. In compenso chiude a mezzogiorno).

Tappa 2: Dieci e tre quarti – concedo un quarto d’ora, visto come sono buona? – mi presento davanti alla segreteria con le migliori intenzioni. Motivata e scintillante. Davanti a me, serranda abbassata. Penso rapidamente a qualche modo per aprirla, se non con le buone, almeno con le cattive ché c’è più gusto.

Dopo aver raccolto il sale che avevo seminato nell’attesa, finalmente un’apparizione mistica: la serranda, piano piano buono buono, si solleva. Un coro di angeli biancovestiti intona Alleluja, Alleluja mentre mille colombe svolazzano attorno a me e alla persona che dovrebbe darmi un semplicissimo, fottutissimo foglietto. Dopo un surreale colloquio con la tipa della segreteria, una con la faccia da mamma d’altri tempi impegnata a cucire e far la polenta, apprendo che la tabella per gli SP arriverà il giorno dopo verso le 11.30, perchésaidevearrivaredallasuccursale. Sorrido come se mi avessero detto che ho vinto il Nobel alla nascita, sperando che la suddetta mamma d’altri tempi finisca stritolata nelle mie fossette.

Tappa 3: Il tutto arriva sì il giorno dopo, ma circa due ore in ritardo. E fra i cognomi dei prof che faranno SP, noto con sconforto che non c’è il Suo.

Grazie al Cielo io e le mie compagne di sventura riusciamo a parlare con La Prof, e scopriamo che… non si sa perché il Suo cognome non ci sia. Altri sbarellamenti in giro per l’istituto arancioblù, con La Prof che deve andare alla santa segreteria per dire di correggere. E intanto la bile si muove, si aggira indisturbata per l’organismo, organizza festini clandestini nell’apparato digerente. E il tempo passa. Siamo già a mercoledì e domani mattina il foglio lo tolgono, cento euro che quello lo fanno in tempo solo per far dispetto.

Tappa 4: Passano le ore, si ritorna a controllare. Nada de nada, il foglio è ancora come prima. Io devo correre sennò perdo il pullman (prima o poi scriverò anche riguardo a quello). Due parole d’intesa con la compagnia che condivide con me quest’odissea, e decido di far di testa mia. Biro alla mano. Cocciutaggine nell’altra. Correggo io e, come direbbe Guccini, a culo tutto il resto.