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Vi prego, aiutatemi. Già il ritorno a squola è traumatico di per sé. Quest’anno abbiamo superato il limite, ne va della salute mentale di noi tutti. Ho un bisogno tremendo di sfogarmi, come se altrimenti potessi scoppiare da un momento all’altro.

 

Lo dico in poche, chiare parole: non si capisce più un cazzo. Scusate il francesismo, ma quando ce vò ce vò. Sto pensando davvero di trasferirmi in Patagonia, o al Polo Sud per avere un po’ di gradita compagnia. Meglio i pinguini di certa gente che sciaguratamente respira la mia stessa aria.

Praticamente hanno scombussolato tutta la scuola, e ancora di più la mia scuola, e ancora di più il mio corso, e ancora di più la mia classe, provocando di conseguenza uno scombussolamento in dettaglio dentro di me. Grazie tante, Gelminatrix, se volevi fare in modo che tutti i ragazzi fossero costretti ad emigrare verso le scuole private ci sei riuscita, complimenti vivissimi. In premio hai vinto un bel peto in testa.

E’ molto semplice: adesso posso dire addio alle ore da 50 minuti, che mi facevano uscire da scuola alle 13:10, e salutare benevola le ore da 60, grazie alle quali me ne andrò dalla prigione da scuola alle fottute ore 14. Il che non sarebbe una tragedia apocalittica, se solo abitassi nello stesso paese dove si trova l’istituto. Il problema è che mi tocca pure prendere l’autobus. Ripeto: l’autobus, non il Freccia Rossa o il TGV. Risultato… diciamo per sempre addio al caro vecchio pranzo. Poi si lamentano che i ragazzi non hanno un’alimentazione equilibrata e che non fanno sport. Ditemi voi come si fa, considerando gli orari e la mole di lavoro pomeridiano (perché, pensavate che la scuola finisse al suono della campanella? Allora dirò qualcosa che vi sconvolgerà: Babbo Natale non esiste! Incredibile, eh?). A questo punto suggerisco direttamente le ore da 90, come una partita di calcio che piace tanto agli italiani, magari campeggiamo direttamente nelle aule con falò e salsicce.

Ecco un antipasto assai rappresentativo di cosa potrà essere il prossimo anno scolastico. Ma ovviamente non basta. Arriviamo al piatto forte. Ormai non sanno più come gestire i professori, fra graduatorie, classi, indirizzi, orari… tanto più al corso che faccio io, denominato innocentemente Sperimentazione Brocca. Vi dico solo questo: iscriversi al Brocca è come ordinare in pizzeria la “Pizza Sorpresa”, quella che al posto del prezzo ha un punto interrogativo, e lasciare carta bianca al pizzaiolo in delirio creativo. Lui ovviamente ci sbatterà sopra di tutto, dall’ananas alla Nutella, passando per tubi del gas e peli di topo. Se ti va di culo hai dei bravi professori, che comunque sono rarissimissimerrimi, antrimenti all’ 85% dei casi sei fregato.

Ecco, io mi sono trovata fregata. Non posso ancora dire nulla sui professori nuovi di quest’anno, proprio perché non li conosco ancora o li ho visti massimo una – due volte, però posso dire qualcosa su una professoressa che hanno osato strapparci dalla classe. Vi giuro che togliere lei è come togliere le iniezioni di insulina a un malato grave di diabete. Lei non è una professoressa: lei è LA professoressa. E, con gran sprezzo della continuità, hanno avuto la geniale pensata di stravolgere tutto, quando era ormai un dato di fatto che l’avremmo avuta di nuovo (ha sempre seguito il nostro corso per tutti e cinque gli anni, o per italiano o per latino). E’ qualcosa che va al di là della scuola, al di là della materia, è puro e semplice rapporto umano che hanno troncato per qualche stupidaggine burocratica e/o organizzativa. Sono letteralmente spolpata, la squola non ha più un senso senza una figura umana e professionale del genere che ci aiuta, ci ama, ci sostiene, ci sprona, ci sgrida e ci rimanda anche, ma fa tutto così giustamente e correttamente, perfetta nella sua imperfezione (dichiarata).

Chissà, forse avrei fatto meglio ad andare ad Adro, hanno pure la lavagna elettronica. Roba che da noi possiamo sognare.