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Mentre peregrinavo per spiagge, romantici castelli danteschi, borghi medievali sul mare, in Italia succedeva il finimondo. Su tutti i fronti. Avrei avuto milioni e milioni di cose da scrivere. Così tanto da postare in così poco tempo.

Comunque: dopo la settimana appena trascorsa, posso definitivamente dire addio alle vacanze, non c’è santo che tenga. Bisogna bere l’amaro calice. Dopo il periodo di riposo, sono giunta ad alcune conclusioni su diversi aspetti dell’esistenza. Ovvero:

1. Sono l’unico essere nell’intero sistema solare che, se si mette a prendere un po’ di sole, diventa più bianco. Non so, probabilmente la mia melanina è in sciopero per un qualche contratto svantaggioso che ha dovuto firmare 15 anni fa. Intanto io il segno del costume ce l’ho al contrario: bianco dove avevo la pelle scoperta, più scuretto nelle parti coperte. E’ qualcosa di inquietante, se ci riflettete su. Peggio di avere la pelle a chiazze, inoltre nessuno si accorge che sei stato via… lo so, sono ben altre le cose importanti, però almeno si torna a casa con quel bel colorito sano. Magari, prima di tornare alla vita sociale, mi faccio un bel bagno caldo con litri di Lapsang Souchong. O col mallo di noce, come suggeriva la Littizetto. Sembrerò una vacca pezzata, ma mi copirò strategicamente.

2. Ta – ta – ta – taaaaaaaaaaan! Ricomincia anche quest’anno, immancabile, insostituibile, puntualissima (ehm, forse quest’anno no, dati i colpi di genio dell’ Enterogelmina)… la gravidanza + travaglio definita comunemente squola!!! In dotazione per tutti voi lettori, sarà recapitato tramite schermo del computer un esclusivissimo kit per harakiri (ovviamente monouso), in modo da tenermi compagnia durante questa sacra e divertente pratica beneaugurale. Suvvia, siate solidali! Sappiate che, allo scoccare dell’ora X, non suonerà una campanella d’istituto bensì la campanella di un ring. Mi sto preparando come una delle Totally Spies prima della missione: manca solo il rossetto – laser da mettere nell’astuccio. Non si sa mai. Questo piccolo hobby, ovvero le cinque – sei ore che passo a squola, avrà un doppio effetto sull’andamento del blog. Ecco, ve lo spiego brevemente, mentre voi avrete l’accortezza di immaginarmi con camice, occhialini da secchiona, lavagna e bacchettina in mano. Primo: il tempo da passare davanti al computer, frantumandomi le falangi mentre ticchetto le cavolate che leggete, diminuirà drasticamente. E’ così. La verità mi fa male lo so. Del resto, l’attesa aumenta il desiderio. Secondo: se potrò scrivere meno, avrò però più materiale. (Hey, ho messo tre parole con l’accento in fila! Ho battuto qualche record? No? Uffa.) Magari vi interesserà qualche cronaca scolastica vista coi miei occhi. Non c’è da annoiarsi.

3. La musica ha un effetto terapeutico. Per me in modo particolare.

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