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I bei tempi in cui i Classici Disney erano dei veri film di animazione. I bei tempi in cui per fare un film di due ore usavi circa mille disegnatori, triliardi di bozzetti e temperavi per millemila volte intere foreste tropicali sotto forma di matite.

Guardare il video qui sopra, trailer del prossimo film Disney che qualche buontempone ha avuto il coraggio di inserire fra i “Classici”, mi ha messo una tristezza infinita. Sono venuta su a pane e film Disney come tutti quelli della mia età, e per fortuna la mia infanzia ha coinciso cronologicamente con l’era d’oro della Walt Disney Company, vale a dire gli anni ’90. Per un attimo pensiamo a quei poveri bimbi di oggi, che vanno al cinema e si ritrovano davanti… questo. Un concentrato di animazione 3D o comunque computerizzata fino al midollo, senza sentimento, senza quel tocco che avevano fino a 10 – 12 anni fa, tutta uguale. Di sicuro, se mettessimo i pargoli odierni davanti al primo Classico, Biancaneve (1937), si annoierebbero dopo i primi 30 minuti. Semplicemente perché sono nati agli albori della nuova era digitale e non sono abituati alla cosiddetta “vecchia scuola”, che tanta gloria ha portato a questa casa di produzione. Quando mi guarderò indietro vedrò storie fantastiche, canzoni profonde e disegni geniali; quando questi bambini si guarderanno indietro vedranno… cosa? Panna Montata, pardon Hanna Montana? High School Musical?

Va bene, magari il trailer qui sopra è simpatico e fa ridere, magari giudico in fretta perché il film non è ancora uscito, magari magari magari. Metteteci tutti i “magari” che volete, ma mi rifiuto di credere che questo Rapunzel sia inserito nella stessa lista in cui figurano vere e proprie opere d’arte come Il Re leone, Le avventure di Peter Pan, La Sirenetta…

A mio modesto parere, le uniche due opere prodotte negli ultimi tempi che si salvano sono Wall-e e Up.  

E se già adesso, a 15 anni, devo iniziare una frase con le inquietanti parole “ai miei tempi…“, c’è qualcosa di preoccupante che non va. Ma ditemi voi come si fa! Siamo passati da “Like fire / Hellfire / This fire in my skin / This burning / Desire / Is turning me to sin” (“Come fuoco / Fuoco d’inferno / Questo fuoco è nella mia pelle / Questo bruciante / Desiderio / Mi spinge al peccato”) de Il Gobbo di Notre Dame (1996) alla melensata High School Musical (2006) “This could be the start of somethin’ new/ It feels alright to be here with you / And now lookin’ in your eyes / I feel in my heart / The start of somethin’ new” (Questo potrebbe essere l’inizio di qualcosa di nuovo/ è bello essere qui con te / E adesso guardando nei tuoi occhi / sento nel mio cuore / l’inizio di qualcosa di nuovo“). Ma per favore!

Si sono talmente ossessionati con il “politically correct” da misurare sempre le scollature delle tipe col millesimo. In assenza di idee nuove, si sono buttati a capofitto in quelle ridicole Sit – Com da preadolescenti sottoacculturate, sfornando delle non meno ridicole dive teenagers (Miley Cyrus, Vanessa Hudgens, Ashley Tisdale, Selena Gomez, Demi Lovato eccetera), pagate per non saper recitare e fingersi più pure e vergini della lana. E’ ovvio che poi queste cerchino una carriera indipendente dalla Casa del Topo, e magari finiscano con lo spogliarsi un po’ troppo credendosi delle novelle Scarlett Johansson. Ovviamente, poi, vengono bacchettate dalla castissima Famiglia Disney.  

Prima non ho citato Il Gobbo di Notre Dame a caso. Per la cronaca, è uno dei miei film disneyani preferiti a parimerito con Mulan e Le Follie dell’Imperatore. Il Gobbo, però, è un vero capolavoro sotto tutti gli effetti: musica, disegni, ambientazione, sceneggiatura, e soprattutto creazione del profilo psicologico dei personaggi. Un’opera come questa è da considerare pietra miliare dell’animazione, non mi stancherei mai di guardarla. Forse il segreto è il riadattamento di opere letterarie, in questo caso di Vittorio Ugo Victor Hugo.

Innanzitutto, l’atmosfera generale del film è assolutamente la più dark, gotica e oscura di tutta la produzione Disney – in linea col periodo storico della vicenda, ovviamente. Questo segna una svolta, perché fino a quel momento si vedevano solo belle principessine, bei principi, arcobaleno, fiorellini e magari, se proprio serviva, un drago.

Poi, non meno importante, con il Gobbo inizia la consuetudine di creare un tema musicale caratteristico per ogni film: per la prima volta il Leit Motiv è preso dalla canzone del cattivo e non del protagonista. A questo punto concedetemi due parole sul caro Claude Frollo made in Disney. La produzione ha cambiato drasticamente le caratteristiche dei personaggi rispetto al libro, ma non ha rovinato niente, e il personaggio di Frollo è sicuramente il più riuscito. Anche in questo si vede la genialità (ahimè perduta) di un marchio. Questo cattivo è di sicuro il peggiore di tutti quelli esistenti, semplicemente perché rappresenta quanto di peggio ha da offrire la razza umana: razzismo, ipocrisia, lussuria, bigottismo religioso. L’unica concessione al “politically correct” è stata nel renderlo un giudice anziché un prete come nell’originale, per prevenire probabilissimi sabotaggi ad opera del Vatikan. Gli altri antagonisti, come Malefica, Jafar, Ade etc. hanno bisogno di poteri magici per incutere timore. Lui è semplicemente così com’è: umano. Uccide una donna, cerca di uccidere un bambino, lo imprigiona in una torre per 20 anni, ritiene gli zingari una razza inferiore che “vive al di fuori dell’ordine naturale”, fa frustare uomini innocenti, offre libertà in cambio di sesso e si considera sempre un perfetto cristiano, l’uomo più puro della Terra. Ditemi voi se questo non fa di lui il personaggio più terribilmente crudele (e stranamente affascinante) che sia mai uscito dalle menti del Topo. Il tutto condito dal suo tremendo conflitto interiore: seguire le convinzioni personali o la passione per Esmeralda? E poi, perché Dio ce l’ha tanto con lui da metterlo alla prova con questa infernale tentazione?

Un personaggio complicatissimo, considerato il cattivo più maturo, rappresentato in maniera eccellente dalla canzone Il Fuoco dell’Inferno (Hellfire): una scena magistrale, la più controversa, oscura e potente. Mette i brividi ogni volta che la si guarda. Ecco il bello di questo film: se lo si vede da bambini si capiscono solo certe cose, ma abbastanza per godersi la vicenda. Se lo si vede da adulti, ecco svelate certe sfumature invisibili ad occhi infantili. In questo modo tutte le fasce di pubblico possono godersi il film secondo il grado di compresione e analisi. Quando guardavo la scena in questione da bambina, pensavo semplicemente che Frollo ce l’avesse con la gitana perché l’aveva offeso. Qualche anno dopo, riguardandola, ho avuto chiara la drammaticità di quella crisi spirituale. Desiderio carnale puro.

Ora godetevi il video che vi metto, e confrontatelo con il primo trailer qui sopra (se ne avete il coraggio). E alla Disney odierna dico: guardate questa scena, guardate i film che fate adesso, poi tornate su questa scena. Notate qualche differenza?

Fermo! Fai una pausa tra le frustate. Altrimenti il vecchio dolore lenirà quello nuovo.

(Claude Frollo, da Il Gobbo di Notre Dame)

 

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