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Il post è la continuazione di questo, per i più tocchi che non l’avessero ancora capito dal titolo. Fate un bel ripassone.

Putroppo non posso portarmi a casa la biondina, quindi mi rassegno a doverla deludere. “Mah, veramente preferivo qualcosa di più leggero… ecco, ehm ehm ehm…” non abituata ai ritmi frenetici dei fast-food, che come dice il nome stesso sono veloci, me la prendo comodissima manco fossi ad un ristorante tutto caviale e aragosta, però noto che il sorrisone da Joker della signorina si sta incrinando… dietro di me la folla di varia umanità comincia a spazientirsi, va bene va bene, volete avvelenarvi a pagamento e lo volete anche al più presto, non vi bloccherò il traffico.

Mi giro e blatero il primo nome che vedo scritto in un megacartellone, roba che se non sai l’inglese almeno a livello quinta elementare sei fottuto, pensi di ordinare qualcosa e poi ti arriva tutt’altro. Non oso immaginare chi vuole mangiare più di due cose, si ritrova a dover sciorinare uno scioglilingua pieno di c, g e k. Un fiorire di Chicken, Nuggets, Veggie, Piri Piri, Chilli, Tendercrisp, Flurry e altre amenità.

Sinceramente non so nemmeno cosa ho preso, ma la tipa è già lì con un panino in mano (davvero è mio? Ma l’ha preso in mezzo ad un gruppo di scatolette tutte uguali! Chi li ha fatti???). Con sollievo mi accorgo che dentro almeno ci sono un paio di verdure, una fettina di pomodoro e mezza foglia di insalata, meglio di niente. E la mia sgangherata gang con cosa si sta abbuffando? Chili e chili di patatine sintetiche, carne unta e bisunta, formaggio fuso colante, insomma il massimo della salute. A questo punto è arrivato il momento della verità. Mi sento osservata dai santi come Claude Frollo davanti a Notre Dame. Sto impazzendo dalla fame e ormai il panino l’ho pagato. Cheffacciocheffaccio? Mangiare o non mangiare? Mandare a quel paese le proprie convinzioni e divorare o resistere stoicamente per poi uscire di scena con un plateale svenimento da calo di zuccheri? Altro che Amleto. Altro che angioletto e diavoletto sulle spalle di Kronk. I miei compari di disavventure non aiutano di certo, impegnati come sono a chiacchierare di inutilità sputacchiando pezzettini di carne e risate. Provo con l’ultima risorsa di difesa: “Ma come fate a mangiare questa roba? E se poi andate all’ospedale per problemi circolatori?” Risposta di un gran visir della raffinatezza: “Ecchecavolo, ma quante pare che ti fai! E poi se vado all’ospedale almeno mi perdo qualche giorno di scuola, speriamo almeno che ci sia un’infermiera carina.” Non fa una piega, come le gonne di Chanel.

A questo punto, non posso far altro che dare un morso. Un morsettino innocente.

Sgnam. Che il cielo mi perdoni, ma è delizioso!!! Non è umanamente possibile fare un panino con questo nonsoché… sarà il gusto della trasgressione? Eppure, ci dev’essere qualcosa di strano sotto. Non datemi della paranoica, della sospettosa e robe del genere. Magari è il sapore dei grassi saturi. Magari questo hamburger ha la bellezza delle copertine patinate, cioè finta, ritoccata, impossibile da raggiungere per chi non ne conosce i retroscena. Eppure è il modello dominante.  

E’ così che divoro tutto avidamente in poco tempo, facendo onore alla velocità che è propria delle cattedrali del nostro tempo. Ancora una volta non siamo noi a cambiare il sistema, ma è il sistema a cambiare noi. Ed ecco che parte il motivetto più seccante di tutta la vicenda, quello dei sensi di colpa. Mi odio. Mi odio profondamente perché ho mangiato frattaglie di animali maltrattati, nutriti a scapito di popolazioni del Sud del mondo, pieni di ormoni e schifezze, in un posto su cui aleggia una strana atmosfera che ti costringe a fare tutto in fretta senza digerire, senza rilassarti.

L’unica via di salvezza per espiare le colpe è diventare vegetariana. Devo dimostrare a me stessa di non avere la forza di volontà di un’alga muschiata. Fanculo a chi dice che alla mia età non va bene perché c’è bisogno di variare. Quando sono entrata al fast-food nessuno mi ha fermato. E adesso siete un po’ colpevoli anche voi della mia crisi mistica (evviva le responsabilità). “Da domani si cambia, per ritrovare la diritta via, per la redenzione” mi riprometto. I soliti buoni propositi stile anno nuovo.

Bene, arriva il nuovo giorno, portatore di nuovo stile di vita. A colazione tutto normale, non c’è nessun demonio tentatore. A pranzo la musica cambia. Mia madre, sia benedetta, convinta di far cosa gradita sforna una tegliazza di lasagne profumate a ventordici strati. Lasagne davvero emiliane, non come quelle che vendono al supermercato. Comprese di besciamella, ragù eccetera.

No, il finale non ve lo dico. Indovinatelo voi:

 

 

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