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Va bene. Devo sfogarmi, finalmente. Perché la maggior parte degli studenti viene continuamente dipinta come un branco di pecorazze nullafacenti, che odia la scuola e ci va solo per scaldare le sedie e fare filmini più dei fratelli Vanzina da immettere poi sul S. YouTube.

Non  mentirò: qualcuno è davvero così, purtroppo. Gli ammassi di cellule senza alcuna utilità al mondo esistono in ogni età della vita, però, quindi non fatevela sempre con “i soliti adolecenti stupidi e inconsapevoli che si credono padroni del mondo”. Poi, volete spiegarmi come possiamo crescere bene con certe losche figure a bazzicare fra i corridoi delle nostre scuole? Non bisogna andare per forza in grandi città tipo Roma o Milano per trovare alcuni prof pesantemente esondati nel cranio. Esistono esempi lampanti. Ci sono insegnanti davvero bravi e preziosi, ed io ne ho una (che vede il mondo in blu) ma sono più unici che rari… la maggior parte sembrano zombie alla Resident Evil versione “chi sono? Dove mi trovo?” oppure versione Anna Wintour dell’istruzione, a scelta. Ad esempio, la signorina Gnagnagnetti. Adesso vi racconto.

La suddetta signorina Gnagnagnetti insegna sempre la materia che odi. E, ovviamente, la sua vocazione divina è quella di fartela odiare ancora più profondamente: dallo stomaco al duodeno, e ancora più giù, dove non batte il sole. Ci sono un paio di signorine Gnagnagnetti in ogni scuola, se non tre. Piuttosto che entrare in classe nelle ore della “mia” Gnagnagnetti preferirei spalare feci e sputi di lama fianco a fianco con la Gregoraci (il che è tutto un dire). La suddetta professoressa è straordinaria: le volte che sorride si contano sulle dita di un monco. Figuriamoci se pensa ai ragazzi davanti a lei come persone viventi e non come numerini – va oltre alle sue possibilità. Probabilmente una delle prossime volte che la vedrò le si sviterà un orecchio e finalmente si scoprirà la verità: è un robot e la minima emozione le manda in tilt i circuiti. Sono sicura che è proprio così, ma nessuno osa chiederglielo. Guai.

Vogliamo parlare della sua vivacità da attinia morta? Bene. Qualche tempo fa è entrata in classe in mantellina da bisnonna, crocchia alta e occhialini neri in punta di naso, tanto per acquistare quei trent’anni in più che le mancavano. Sembrava la signorina Rottermeier, le mancava solo la classica esclamazione “Misericordia!”. Peccato che nella mia classe nessuno si chiami Adelaide, ci sarebbe stato benissimo. Ecco, sappiate che le sue lezioni sono e saranno sempre un modo come un altro per passare il tempo, perché evidentemente non sa cosa farsene dei giorni della sua noiosa vita. Potrebbe darsi al giardinaggio, all’ippica, agli origami, a qualsiasi altra cosa invece di rovinare generazioni di studenti inculcando che basta essere deficienti come lei per insegnare, ma probabilmente non ha nessun talento oltre a quello di consumare ossigeno che potrebbe servire ad altri esseri viventi (dote mica da buttare, neh). Infatti, a sostegno della mia tesi, la Gnagnagnetti è perennemente stanca. E’ stanca perché odia il suo lavoro. Odia dover “spiegare” nozioni che secondo lei tutti i ragazzi dovrebbero già sapere (infatti andiamo a scuola per disegnare i pois alle coccinelle, non lo sapevate?). Passa le sei orette dentro i muri della scuola come un pesce rosso mezzo svenuto passa per le acque della sua boccia. Indifferente. Poi arriva l’una e dieci. Suona la campanella. Patapam! Ecco che riprende vita. D’un colpo. La palla pazza che strumpallazza. Non la si tiene. Manda via i ragazzi come i contadini mandano a letto le galline, è ora di andarsene a casa, finalmente potrà finire di dipingere -o meglio, imbrattare – le sue amate bave di lumaca sperando che il gatto (diventato ormai schizofrenico) non le abbia sporcate con tracce di pelo.

Evviva.

Ecco, con minime varianti, le varie signorine Gnagnagnetti sono così. Sono molte, sono troppe.

Teniamoci stretti i prof che valgono, non importa se vedono il mondo blu o verde, basta che ci siano, saranno la nostra salvezza.

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