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René Magritte - La nuit de Pise, 1952

 Non posso farci niente. Vedo le cose in troppi modi contrastanti. Amo la provocazione, la decontestualizzazione degli oggetti, la realtà vissuta con una dose di fantasia – perché è già troppo seria di per sé.  Ogni giorno deve essere segnato da qualcosa che spazzi via la banalità: una riflessione, un’idea, un disegno, un nuovo modo di indossare qualcosa. Specialmente nella moda, che è il mio parco giochi preferito, credo sia indispensabile sperimentare e diertirsi con capi messi al posto sbagliato, colori diversissimi, insomma… il genere di cose che fa storcere il naso alle signore. D’altronde sono giovane, posso permettermelo.

Dolce & Gabbana, i guanti come cappello

Uno dei miei miti del genere è la grande Elsa Schiapparelli, la donna del trompe l’oeil, quella che scoprì il rosa shocking per l’omonimo profumo…

Elsa Schiapparelli

La sua sfortuna è stata Coco Chanel. Nel senso che erano contemporanee, ma l’Italia non era certo avanzata come la Francia nel campo della moda e della sartoria… questo ha portato la signorina Gabrielle al giusto successo planetario, ma ha offuscato la genialità di Elsa. L’italiana era ormai passata attraverso molte delusioni (la disapprovazione da parte della famiglia, un matrimonio fallito, la figlia Gogo morta di poliomielite…) quando scoprì il Dadaismo, il Surrealsimo, il Cubismo… Correnti dalle quali venne influenzata quando iniziò a fare moda, e cioè dopo aver visitato l’atelier di Paul Poiret che le mostò alcune creazioni – in quel momento Elsa capì che il suo destino era diventare stilista. L’arma più forte era l’immaginazione, condita con un po’ di innovazione che, se da una parte sbigottiva il pubblico, dall’altra lo entusiasmava: il profumo Shocking (1936) fu un successo leggendario, di cui pochi ora si ricordano (ma tutti sanno dell’altrettanto famoso Chanel n.5, chissà perché).

E’ una mia icona, insomma. Ispirandomi a lei, cerco di imparare la creatività, l’autoironia, e perché no, anche un po’ di nonsense.