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Per la serie “donne spregiudicate che hanno legami con la Chiesa”, di cui faceva parte anche la cara Lucrezia, ci troviamo davanti alla figura di questa Maria, detta Mariozza e poi Marozia.

Credetemi, la mignottocrazia stile Patrizia, Noemi e Francesca non è niente di nuovo… solo che un tempo avevano più stile.  I paragoni con il presente sono facili, a partire dal periodo di forte decadenza morale che si ritrova benissimo tuttora, per non parlare della corruzione dilagante.

Anche fra la storia di Marozia e quella della collega di qualche secolo più avanti, Lucrezia Borgia, ci sono analogie. La stessa infanzia che sembra l’anticamera di quello che faranno da grandi, gli stessi matrimoni per fini politici, la stessa bellezza, la stessa fine in un c0nvento. La differenza principale fra le due donzelle è che la Borgia sembrava più un burattino manovrabile dagli uomini attorno a lei, mentre Marozia era ben consapevole delle sue azioni, ambiziosa fino all’ultimo e capace di ottenere un ruolo dominante pur essendo indipendente dagli uomini della famiglia.

Il primo uomo, che segna l’inizio della scalata al potere, fu suo cugino: guarda caso era anche Papa col nome di Sergio III, e guarda caso lei era la sua concubina. Aveva 15 anni. (E pensare che mentre lei diventava una delle persone più potenti dell’epoca, io alla sua stessa età prendo il bravo pullman tutti i giorni per andare a scuola… )

Non aveva nemmeno paura, questa specie di schiacciasassi col rossetto (ma usavano già il rossetto?), di mettersi in mostra con il Papa nonché cugino… la relazione era vissuta veramente alla luce del sole, e a forza di darsi da fare doveva pur nascere un figlio. Infatti ciò avvenne nel 910 e il pargolo prese il nome di Giovanni.

A questo punto la capricciosa Marozia, che si era stancata del noioso compagno/cugino/Papa/eccetera, forse perché stava troppo tempo a recitare avemarie e si curava poco di usare i soldi della Chiesa per comprarle gioielli, cosa fece? Il primo divorzio senza matrimonio della storia? Si prese il bambino e lasciò Sergio ad affogare nel denaro? Screditò la Chiesa con tutte le sue nefandezze? Niente di tutto questo. Fu più semplice e veloce. Lo fece uccidere. Sì, l’antesignana delle varie Lucrezie del mondo fece uccidere il suo compagno/cugino/insomma avete capito.

Da lì fu tutto un crescendo. Più diventava grande, più diventava bella e spietata. Una specie di cellula cancerosa che più si espande più vuole espandersi. Ancora incinta di Giovanni, invece di perdere tempo a contrastare le nausee, si sposò con Alberico I di Spoleto (con lui sfornò cinque figli – si rimetteva dai parti meglio di Angelina Jolie), poi con un marchese di Toscana, poi con Ugo di Provenza. Effettivamente, non è che contemplasse la fedeltà come obbligo coniugale. Si era fatta praticamente tutto il Collegio Cardinalizio, quindi dato che non le piaceva molto il Papa che c’era prima (contrastava troppo le mire del marito) decise di pilotare zitta zitta tutte le nomine.

Chi avrebbe potuto contrastare una tale macchina da guerra camuffata da dea scesa in terra, che dominava la scena politica di Roma e della Chiesa da dietro le quinte, manovrando i vari pupazzetti? Solo qualcuno che la conosceva bene, che non aveva paura di lei, che era soprattutto immune al suo fascino e agli intrighi. Uno dei suoi figli. Come si dice, parenti serpenti. Il tradimento avvenne proprio dall’ultima persona da cui se lo aspettava, come accade sempre del resto…  Il figlio, Alberico II (chissà da chi aveva ereditato quella smania di potere…?), cacciò da Roma Ugo di Provenza, confinò in Laterano Giovanni XI e imprigionò la nostra Marozia. Tutti i sogni di invincibilità erano ormai infranti.

Poi, c’è un buco nella storia. Forse una crisi spirituale come Lucrezia? Boh. Fatto sta che anche Marozia si ritrovò a morire in convento, fra preghiere e rosari, supplicando una clemenza – e stavolta ne sono certa – assai immeritata. Ma si sa, Dio è misericordioso.