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Addentrarsi nel mondo delle fate significa entrare nel territorio del Piccolo Popolo, un insieme di creature mitologiche avvolte dal mistero. Insomma, anche se non possiamo vedere questi esseri grandi o piccoli, belli o brutti, buoni o malvagi, è sempre bello avere una briciolina di spirito fantasioso in fondo.

Sappiate che le fatine, che popolano da sempre le fiabe raccontate ai bambini, in realtà di infantile hanno ben poco. Per risalire alla loro origine dobbiamo partire dalle mitiche parche, tre simpatiche donzelle (o vecchiette?), chiamate Cloto, Lachesi e Atropo… erano incaricate rispettivamente di cucire il filo della vita, dispensare vizi e virtù decidendo la durata dell’esistenza di una persona, e infine – la più carina – tagliare il filo per decretarne la morte.

Le Parche in latino venivano chiamate anche Fatae, dato che governavano il Destino (Fato), che nemmeno gli dei potevano cambiare. Ma la vera patria delle fate come le intendiamo adesso è senza dubbio l’Europa settentrionale, con le sue leggende celtiche dal sapore antico.

Innanzitutto facciamo chiarezza fra fate e fairies: una fairy inglese, che possiamo trovare anche in opere di Shakespeare, non vuole interagire con gli esseri umani – al contrario delle fate – ed ha l’aspetto di un esserino piccolo e con le alucce, ma probabilmente non sembra un umano in miniatura.

Tutte queste creature sovrannaturali, di cui conosciamo l’esistenza solo grazie a leggende popolari e racconti, probabilmente sono nate grazie al bisogno dell’uomo di dare una sostanza concreta ma invisibile all’immensità della natura, del mondo che ci circonda. Senza una religione precisa (e qui mi ricollego al mio post di qualche tempo fa) si danno risposte basandosi su quello che si vede. E su cosa ripiegare, se non sugli elementi primordiali come sole, acqua, alberi, aria…?

Donne piccole, dai linementi delicati e la pelle color perla, che spariscono appena si accorgono che un umano sta venendo nella loro direzione. Spesso sono dispettose e dal carattere volubile, permalose e assai irascibili (e qui mi riconosco), lanciano maledizioni a tutt’andare se pensano di aver subito un torto. Hanno anche un lato buono, e si prendono cura di un loro “protetto” elargendo vizi e virtù… a volte si trasformano in mendicanti bisognosi per mettere alla prova la generosità d’animo del loro futuro figlioccio.

Le figure delle fate hanno ispirato il movimento artistico della Fairy Art o Fairy Painting, sviluppatosi nell’ Inghilterra vittoriana di fine ‘800, in pieno clima da Romanticismo. In queste illustrazioni sono ritratti mondi incantati e fantastici, con fate spesso addormentate e grande attenzione ai particolari – peccato che a scuola non riusciamo mai ad arrivare a certi periodi storici con storia dell’arte… sono davvero bellissimi:

Arthur Wardle - A Fairy Tale, 1895

Walter Crane - Illustrazione di fate

John Anster Fitzgerald - Titania and the Changeling Child

Legato alle fate c’è anche un celeberrimo scherzo, giocato da due ragazzine di Cottingley (Inghilterra) – Elsie Wright e Frances Griffiths. Le tipette scattarono delle foto che le ritraevano con delle presunte fate, alcune ve le mostro qui:

In questa vicenda vennero coinvolti eminenti studiosi, per capire se le creature in questione fossero vere come sosteneva la madre delle ragazzine (appassionata dell’occulto), fra i quali anche sir Arthur Conan Doyle. Il caso accese aspri dibattiti… secondo voi sono vere o false? 🙂

La risposta è QUI.