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Un paesotto che negli ultimi decenni è stato praticamente governato da generazioni di borghesucci con le pezze al sedere, aziende di terza mano tramandate di padre in figlio, e l’immancabile crocifisso al collo. Un paesotto pieno di bigotti allo spiedo che passano la domenica mattina ad intonare qualche “Pater noster, qui es in caelis”, e il pomeriggio a scucire mazzette e infinocchiarsi fra loro.

Un paesotto che se vai in giro con la maglietta di Che Guevara, quella con la foto di Korda per intenderci, ti guardano come si guarda un lebbroso inconsapevole della sua malattia. Un paesotto dove i grandi centri commerciali, le grandi sale da gioco, i grandi luoghi per il divertimento, hanno un certo puzzo di (grandi) soldi sporchi, ma tutti benedetti dall’opinione pubblica timorata di Dio. Un paesotto in cui bisogna assolutamente possedere qualcosa firmato Burberry per presentarsi in piazza, sennò nisba.

Ecco, questo è il paesotto che ho visitato ieri. L’atmosfera piovosa mi penetrava nelle ossa, facendomi odiare ancora di più la situazione. Eppure, mi sarei dovuta sentire quasi onorata… non è da tutti essere invitati dalla crème della crème della società benestante del suddetto paesotto, che sarà anche piena di coglioni ma è molto elitaria (strano, con tutti i degni compari che potrebbero trovare). A dire la verità mi sentivo una specie di telecamera che però inquadrava solo gli aspetti più ridicoli.

Cammina cammina, arrivo a destinazione. Mi si para davanti una signora, parte integrante della citata crème, sgambettante nelle sue scarpette tacco 12, che di bello ha solo il colore dei capelli (complimenti alla parrucchiera). Spalanca la bocca da carpa in un sorrisone a milletrecento denti, falso come una banconota da tre euro, e si prodiga in salutoni e sbaciucchiamenti conditi con urletti isterici da tredicenne che chiede l’autografo a Zac Efron (“Caaaaaaaara! Beeeeeeeella! Come sei cresciuuuuuuuuuuuuuuta! Come va a scuooooooooooola? Ah, è vero che è finiiiiiiiiita… “), mentre il classico crocifisso al collo, segno distintivo di apparteneza al devoto paesotto, mi si sbatacchia in faccia una decina di volte.

Sento già i conati di vomito farsi largo dallo stomaco, mentre mi poggia le mani fresche fresche di manicure sulle spalle. Chissà perché si comporta come se fossimo migiori amiche da sempre, quando in realtà ha 30 anni più di me e l’ho vista una sola volta in tutta la vita. Le mie risposte sono monosillabi, anche perché non ho minimamente la forza di sostenere una conversazione con gente così. La mia forza, però, è il fatto che lei e i suoi compari (non “compagni”, mi raccomando) mi credano una ingenua ed innocente ragazzina. Non sospettano minimamente di come la penso su di loro e di cosa so.

La serata prosegue fra ipocrisie e ostentazioni di ricchezze inconsistenti (sono convinta che le persone veramente ricche facciano di tutto per non farlo vedere, mentre gli ostentatori siano in realtà dei poveretti), finché arriva il momento che tanto aspettavo.

A “Miss sorriso milletrecento denti” squilla il cellulare, pardon, il Blackberry. Lei risponde e piano piano la maschera da Joker che ha sul viso le si squaglia. Ops, è successo qualcosa. Il castello di carta si sta disintegrando sotto un vento troppo forte? Sorrido leggermente, di nascosto – anche se dovrei vergognarmene come una ladra, in realtà ho la sensazione di appagamento che si prova dopo aver mangiato un panino imbottito.  

Stamattina, aprendo il giornale locale, trovo la conferma. Sembra che la signora dalle  moine facili, assieme a tutta la sua équipe di governatori ufficiosi del paesotto, si trovi in grossi guai giudiziari per la scoperta delle frequenti malefatte.

Si prospetta una bella giornata.

Ogni riferimento a persone, paesotti, signore false realmente esistenti o esistiti è puramente casuale, come specificato anche nel Disclaimer. Se vi riconoscete, vi consiglio di trasferirvi al più presto.

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