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Acuerdate de Acapulco
de aquella noche
María Bonita, María del alma
acuerdate que en la playa,
con tus manitas las estrellitas
las enjuagabas
(Agustín Lara – María Bonita)

Quel genere di donna che, se non l’ammiri, lo detesti. Parlo dal punto di vista femminile. Se tutti gli esseri viventi dotati di attributi maschili la amano, per noi femminucce la questione si fa più difficile.

Perché sappiamo che non saremo mai come lei. Lei che era bella oltre ogni immaginazione, e fino a qui va anche bene perché potremmo consolarci pensando che magari era stupida – macché! Era intelligente e furba come una volpe, dotata di arguzia e autostima da vendere.

Gli uomini reagiscono in due modi con esemplari femminili di questo tipo: o si rendono zerbini ai loro piedi, o sono spaventati (ma non ammettono che vorrebbero tanto essere degnati di uno sguardo).

María, signorinella messicana dei primi del ‘900, cresciuta nel paesotto di Álamos che a quei tempi avrà avuto sì e no 20.000 abitanti, si faceva già notare da piccola. Aveva un comportamento considerato sconveniente per una femminuccia beneducata, era estroversa e pretendeva di essere trattata alla pari degli uomini. Fra i suoi dieci fratelli ce n’era uno, Pablo, con cui aveva un rapporto più che stretto – la povera madre Josefina, messa in allerta dal possibile scandalo provocato da una relazione incestuosa, spedì il ragazzo in una scuola militare. Risultato? Mentre María resistette grazie al carattere forte che in seguito sarebbe stato parte del suo mito, Pablo si suicidò per il dolore della separazione forzata. Un’altra vittima immolata all’altare dei benpensanti.

La nostra ragazza cresceva, e con lei cresceva la sua bellezza, come nelle favole di principesse che ci raccontano da piccoli.

Fu a Città del Messico che il Destino le presentò quell’opportunità che cambia la vita. Il treno che passa solo una volta, come si suol dire. Per caso, incrociò per strada il regista Fernando Palacios. Egli le chiese se aveva intenzione di diventare attrice, offrendole fama, ricchezza, riflettori, ribalta, e altre amenità del genere. Ora, pensate come avrebbe reagito qualsiasi ragazza al suo posto. Probabilmente si sarebbe gettata ai suoi piedi implorando un ruolo da comparsa di due minuti (per non parlare di cosa sarebbe successo oggi, quando i ragazzi fanno di tutto per il famoso quarto d’ora di celebrità predetto da Warhol).

Lei, invece, si dimostrò subito diversa. Rispose, altezzosa come se la fama l’avesse avuta già in tasca: “Chi le dice che voglia entrare nel cinema? Se ne ho voglia, lo farò; ma quando lo vorrò io, e sarà attraverso la porta principale”. In effetti nel cinema ci è entrata, e non attraverso una porta ma da un cancello d’oro – essendo una tipa che otteneva sempre ciò che voleva, ogni suo film fu un successo clamoroso, contribuendo all’epoca d’oro del cinema messicano e alla sua aura da diva intraprendente. Attorno a lei si creò un alone di mistero e pettegolezzo, il pubblico la amava e rispettava, ma quando sei troppo perfetta ti crei inevitabilmente inimicizie e invidie.

Le sue risposte ai reporter e alla stampa divennero leggendarie. A un giornalista che le chiese se era lesbica, lei rispose: “Se tutti gli uomini fossero brutti come lei, certo che sarei lesbica”. Quando una le chiese la sua età, María disse: “Guardi, signorina, sono stata molto occupata vivendo la mia vita e non ho avuto tempo per contarla”.

Passò attraverso un paio di matrimoni e un figlio, ovviamente il suo più grande ammiratore, senza mai un cedimento. Le vennero dedicate canzoni e poesie. Anche ad 88 anni, quando morì, era ancora la bellezza che era sempre stata, consapevole di aver vissuto pienamente.

Insomma, vabbé che è appena uscito Sex and the City 2, però se volete pensare ad una donna indipendente e starordinaria lasciate stare Carrie Bradshaw… meglio María de los Ángeles Félix Güereña.