Tag

, , , ,

Vede la fine in metropolitana,
nella puttana che le si siede a fianco
Nel tizio stanco
Nella sua borsa di Dior
Legge la Fine nei saccchi dei cinesi
Nei giorni spesi al centro commerciale
Nel sesso orale, nel suo non eccitarla più
Vede la Fine in me che vendo dischi
in questo modo orrendo
Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà

(Baustelle – Il Liberismo Ha I Giorni Contati)

“Il fatto di non sapere cosa riserva il futuro a volte mi spaventa, a volte mi dà sollievo.

Sempre che il futuro sia già scritto, o forse ce lo costruiamo noi. Ma se fosse già tutto deciso non avrebbe senso rompersi le scatole tutti i giorni, dal mettere giù il primo piede dal letto all’andare a scuola…”

Questo è il genere di pensieri che mi assale mentre vengo sballottata in giro col pullman. Ogni maledetto giorno devo svegliarmi un’era geologica prima e arrivare a casa un’eternità dopo, tutto ciò per prendere l’impolveratissima corriera (300 euro circa di abbonamento per provare l’ebbrezza di picchiare con la mano su un sedile e vedere levarsi una nuvola di sporcizia che neanche i lacrimogeni allo stadio).

Almeno il palloso tragitto ha una qualche utilità: mi stimola i ragionamenti.

Penso un po’ a tutto, a volte mi perdo in discorsi mentali come quello citato sopra, per poi aggrovigliare la mia mente come un gomitolo ancora piccolo e dover sbrogliare la matassa informe appena arrivo alla mia fermata.

A forza di ammazzare il tempo così, l’unica conclusione a cui giungo è che penso troppo. La testa potrebbe scoppiarmi da un momento all’altro.

Quando me ne rendo conto mi metto a fare cose meno pericolose e più divertenti, ovviamente evitando di parlare con le persone che conosco (praticamente tutto il pullman), perché se parli con uno stupido ti abbassi al suo livello e poi quello ti batte per esperienza.

Se non posso parlare con certa gente, mi limito ad osservarla. Mi pare di essere una specie di telecamera a doppio obbiettivo.

Alla mia destra, Okapia che sfavilla in tutta la sua bellezza di specie protetta dal WWF.

Un po’ più avanti, il Matto mi lancia degli sguardi complici a cui rispondo con una scherzosa presa in giro.

Ai soliti sedili prenotati (non so come facciano, probabilmente per occupare i posti lasciano direttamente lì le cartelle dal primo giorno di scuola e non le tolgono fino a Giugno), un gruppo di ragazzi e ragazze della mia età, che oscilla pericolosamente fra le Polly Pocket come aspetto fisico e i Gormiti come intelligenza. Quando parlano dicono così tante stronzate che al confronto Johnny Groove è il rettore della Bocconi. Sputano tanto veleno da poter ammazzare tutti i pidocchi dei giardini di Versailles.

Nel fondo, i ragazzi più grandi, che evidentemente si sentono troppo vecchi e fanno di tutto per sembrare marmocchi di due anni, cresciuti a Playstation e maleducazione.

La cosa più divertente è che tutti questi soggetti non sanno di essere osservati implacabilmente, tanto che potrei scrivere un trattato su ognuno di loro, ma chi sono io del resto per giudicarli?

Forse è per questo che poi mi perdo nei miei pensieri. Se vedete schizzi di cervello vagare per il monitor del computer, sapete di chi è la colpa.