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I can’t get to sleep
I think about the implications
Of diving in too deep
And possibly the complications

Especially at night
I worry over situations
I know I’ll be alright
Perhaps it’s just imagination

(Colin Hay – Overkill)

 

My my my it’s a beautiful world
I like swimming in the sea
I like to go out beyond the white breakers
Where a man can still be free (or a woman if you are one)
I like swimming in the sea.

My my my it’s a beautiful world
I like drinking Irish tea
With a little bit of lapsang souchong
I like making my own tea.
(Colin Hay – Beautiful World)

 

Insomma, ero arrivata ad un punto che non reggevo più.

E mi basta un attimo, se ci ripenso, a credere di poterci ricascare subito.

Ecco, sento già una morsa allo stomaco… l’agitazione…

Odio gli attacchi di panico. Specialmente quando sono insensati, quando in teoria non avresti nulla di cui preoccuparti. Va bene, forse qualche motivo c’è.

Chissà perché ho questa tendenza a fasciarmi la testa prima di romperla… la risposta c’è ed è anche troppo semplice: perché sono fatta così.

Dovrei prendere esempio da qualcuno che conosco. Prendiamo Okapia, per esempio. L’ho soprannominata così perché ha una faccia incredibilmente somigliante al muso di un Okapi (se lo venisse a sapere dovrebbe prenderlo come un complimento, dato che gli Okapi sono animali piuttosto carini e in via d’estinzione – cosa c’è di più bello dell’essere protetti dal WWF?).

Okapia non si preoccupa, la vedo pacifica ogni giorno della sua vita.

Non si preoccupa dei voti, della scuola, dei genitori, del fumo, delle compagnie… vive felice e rilassata, con gli occhi bistrati e i capelli rinsecchiti dalle troppe piastre (ma tanto se ne sbatte anche di quelli). Forse in tutto ciò c’è qualche controindicazione, ma si tratta di infimi dettagli, tipo la sigaretta perennemente in bocca, la fine dei rapporti coi genitori, l’aspetto da scopa di saggina, l’intelligenza di una stecca di Mikado…

Vabbè, forse è meglio tenersi gli attacchi di panico.

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