Come un giorno a Trieste può svelare ricordi e tesori

(Ah, molto presto scriverò qualche altissima critica cinematografica su Frozen perché così è deciso)

Ecco, salve, ehm, ci sono. Nonostante tutti i muri contro i quali sto sbattendo il nasino ultimamente (ma anche alcune soddisfazioni che sto vivendo, non è giusto svalutare sempre le cose belle a vantaggio della negatività) ho finalmente trovato il tempo di scaricare e mettere a posto qualche foto dalla splendida Trieste.

Allora. Ho visitato Trieste a inizio Ottobre, un po’ prima del mio compleanno e dei grandi cambiamenti che poi sarebbero seguiti. Da tanto volevo farlo, anche perché pensare alla grande atmosfera letteraria che vi si respira(va) e a quella posizione a metà fra la tradizione italiana e quella mitteleuropea, all’insieme straordinario di culture, dialetti, montagne, mare, roccia, castelli, storia, Asburgo, caffè e chiesette mi metteva euforia.

Particolarmente pericoloso per la mia salute mentale e i miei improvvisi slanci di entusiasmo storico è stato visitare il castello di Miramare. Il destino del povero Massimiliano (o Maxy, come lo chiamo io) e di Carlotta mi rende triste quasi come il ricordo della biblioteca di Alessandria. Ma ora passiamo a rovinare questi pochi appunti con le foto che ho tentato di scattare, e ricordate amici miei, passare il mouse sulle immagini non costa nulla ma dà grande soddisfazione (ad uno psicanalista)!

In rigoroso ordine “come capita”:

[All'interno del castello di Miramare è proibito fare foto e riprese, non prendetevela con me]

statua

fontana

Purtroppo ci sono note dolenti. Questi territori non sono tutti armonia mitteleuropea, affascinanti monumenti storici e nostalgie austriache. Considerato l’importante centenario che ci si appresta a “celebrare” (mai verbo mi è suonato meno appropriato), ovvero 1914 – 2014, Prima Guerra Mondiale, era d’obbligo, anche solo per cultura / esperienza personale, passare per l’imponente sacrario di Redipuglia. La zona è quella carsica fra Trieste e Gorizia. Il luogo è un immenso parco adibito a cimitero monumentale, con lapidi dalla riconoscibile estetica fascista, che però rende ancora la sensazione di un certo sgomento nel visitatore. Non solo per le targhe all’entrata, ma anche per l’inquietante ripetizione della parola “presente” sopra ai nomi dei tantissimi soldati caduti, come avveniva ogni giorno all’appello, e come è avvenuto, in un certo senso, nel momento della morte.

redipuglia presente

redipuglia lapide

trincea

Per concludere con un’immagine più leggera, ecco qui la splendida Trieste, vista da un’altura

trieste

 Spero di essere tornata abbastanza degnamente dopo la pausa di un mese abbondante. Fatemi sapere di voi, amici. Siete mai stati a Trieste? Io sono rimasta assolutamente incantata, e mi sto interessando sempre più alla storia di questi territori, anche perché ultimamente le famose questioni foibe/Irredentismo/Presa di Fiume/sloveni/minoranze etniche/Indipendentismo/esuli istriani stanno generando sempre più ampi dibattiti. Se solo si potesse condividere questi tesori e queste memorie fra tutti, custodendo le lezioni del passato e ammirando l’arte e la cornice naturale.

Ma basta con le banalità, torniamo a formare dei circoli letterari partendo da qui, sulle orme di Svevo e Joyce! Avanti, impillolati miei, date sfogo alle idee!

Gli Asburgo vi salutano un casino.

♥ Colonna sonora per essere proprio tradizionali al massimo: Johann Strauss – Wiener Blut

Qui è una reduce da Vienna che vi parla, e che si trova nella situazione classica del “non so da dove iniziare”. Innanzitutto, le cose serie, altrimenti mi dimentico: come  da titolo, porto i saluti più cordiali da parte degli Asburgo, e anche dai Babemberg, i quali si sentono molto ignorati. E come dar loro torto.

Poi, vi comunico che se sapessi dove firmare per tornare lì il prima possibile, lo farei subito. Perché Vienna, ovviamente, mi ha incantata. Nonostante sia una capitale, risulta vivibilissima e comoda anche per la più sprovveduta e campagnola delle pennute (leggi: me), ha un centro esclusivamente pedonale, quindi senza sbattimenti di traffico e puzze, gli abitanti (secondo la mia esperienza) sono assolutamente gentili, simpatici e alla mano anche con i turisti (non come in altri posti), e soprattutto è strapiena, ricchissima, strabordante di verde. Ma non quel verde tipo parchetto comunale fatto apposta per non sembrare troppo cementificati. No, questo è un verde naturale, formato dalle foreste che circondano la periferia da secoli, e da sempre rispettato nonostante l’ingrandimento della città.

Fatto sta che in pochissimo tempo si può arrivare dal centro e dalle zone residenziali ai boschi più rigogliosi. Io, infatti, da brava giovane marmotta sono andata anche a scorrazzare per i monti che mi facevano ciao. Mi mancava solo la capretta Fiocco di Neve a portarmi come una schiavetta compiacente sul suo dorso, belando mentre io fotografo Mayerling (sigh, sob, sob, sigh, povero Rodolfoooh, povera Mariaaah) e le abbazie medievali, e… dalla regia mi comunicano che Heidi in realtà è svizzera e non austriaca. La regia è stata opportunamente azzittita.

Un’altra cosa importantissima: Strauss ci ha ingannati tutti. Ci tengo a sottolinearlo e scriverlo in  grassetto, perché è uno scandalo di tali proporzioni da dover essere ben visibile.

Strauss.

Tu mi avevi detto che il Danubio era BLU.

Il valzer si chiama Sul bel Danubio BLU, ho controllato. Anche in tedesco. Non è un errore dei traduttori.

E allora. Allora perché io ho chiaramente visto che era giallo? Tutt’al più verdino, te lo concedo. Ma non blu. Non venirmi a dire che è colpa delle industrie, che ai tuoi tempi era diverso. Secondo me sono tutte balle. Lo comunicherò alla Wiener Philharmoniker, in modo che per il prossimo Capodanno possano porre rimedio a questo increscioso fraintendimento – quando sono passata davanti al Musikverein non ero ancora consapevole della questione, ma troverò un modo per risolverla – e attenzione, non sto parlando del Donaukanal, cioè il canale artificiale che devia il fiume per portarlo a Vienna, ma del Danubio vero e proprio, dove si trova anche il mulino ispiratore del famoso valzer. Ecco la mia schiacciante prova fotografica:

Fermi tutti.

Ho postato una foto prima di avvisarvi. Ma voi ormai dovreste sapere le solite due cose, ovvero:

1. Le mie foto nuocciono gravemente alla salute, e i ricercatori Oral-b non hanno ancora trovato spiegazioni e cure a tale fenomeno;

2. Passate il mouse sulle immagini, altrimenti è come mangiare i fonzies senza leccarsi le dita.

Ma prima di immergerci nella galleria fotografica, vi informo che a Vienna gli esseri umani si cibano essenzialmente solo di dolci. Ci sono torte per ogni giorno dell’anno, ogni frutto, ogni colore dell’arcobaleno, ogni fiore, e ovviamente le fette hanno le stesse dimensioni di uno space shuttle della NASA. La Sachertorte è solo uno dei tanti esempi, e dentro ci hanno messo la marmellata di albicocca perché da loro le albicocche crescono da Dio – lo hanno scoperto quando i precedenti raccolti furono distrutti da un virus nell’Ottocento, lo sapevate? Sapevatelo! – inoltre vi confesso che la bellezza di Vienna è, a mio parere, infinitamente velata di malinconia.

Girovagando per le sale con i quadri di Klimt, per gli appartamenti di Sissi, ascoltando la musica di quel truffaldino di Strauss, ho avuto la sensazione di tanta polvere dorata ormai caduta a terra, ma vestita a festa. Una sorta di nostalgia per i bei tempi andati, l’Austria Felix ritratta dalla trilogia di Marischka con Romy Schneider, pervade l’atmosfera: nei discorsi delle guide locali (“Eravamo un grande impero…”), nelle facce dei grandi austriaci che invadono ogni spazio.

A questo proposito, per tutta la città è possibile ammirare i cartelloni pubblicitari dei teatri (ovviamente all’opera ci tengono più che alle loro braccia, hanno perfino i megaschermi davanti alla Staatsoper per chi non ha salvadanai da sceicco di Dubai), e tutti i musical austriaci sono intitolati così:

Elizabeth – Das Musical [guardate QUI]

Gustav Klimt – Das Musical [guardate QUI]

Mozart – Das Musical [scherzavo! In questo caso si limitano a sparare a palla la sua musica in ogni luogo possibile immaginabile, bagni pubblici inclusi]

Praticamente, su ogni connazionale famoso ci fanno un musical. Se dovessimo seguire questa logica in Italia, le produzioni teatrali italiane sarebbero fantastilioni. E poi, ve lo immaginate? Dante Alighieri – il musical. Interprete principale: Giulio Scarpati col naso finto. Verdone fa Lapo Gianni. Isabella Ferrari è Beatrice, diretta ovviamente da Marco Travaglio. Benigni vocal coach.

Ma sto divagando. Partiamo con foto sparse.

Austriamente vostra.

Girl, you’ll be a woman soon – si salvi chi può!

Colonna sonora: Urge Overkill – Girl, you’ll be a woman soon

Il momento è arrivato.

Ironicamente mi tocca crescere, ma non in altezza. Quindi, mentre voi vi godete l’estate immersi nella brezza marina o fra le marmotte Milka della montagna, qui c’è qualcuno che deve strisciare fino ad un’ aula grigia (anche dopo la fine della scuola, pensate!), mettersi sotto ad un ventilatore che fa sgnic sgnac sput crii ad ogni giro, in modo da non svenire a causa dell’alito bollente della terra, e fissare un sacco di cartelli multicolori senza apparente significato.

Sì, se il cielo vorrà potrò finalmente inquinare questo sporco mondo con i fumi di scarico derivanti dalla mia guida. Ma prima di poter giocare a Fast and Furious con le lumachine, c’è ovviamente il tranello – devo farmi il corso e l’esamino. Per non parlare delle guide vere e proprie (quando inizierò avrò cura di avvisarvi con tutti i mezzi che possiedo, in modo da salvaguardare la vostra incolumità). Un problema alla volta: le domandine del quiz. Io ne ho viste un paio, e sono più o meno così: “Non è vero che non è proibito non sostare nell’area di emergenza che non serve soltanto per gli autoveicoli in panne” -> Vero o Falso? Eh, fai un po’ tu guarda.

Quanto alle lezioni, il mio primo impatto è stato leggermente traumatico dal punto di vista generale, mortale dal punto di vista dell’autostima. Apro un opuscoletto con all’incirca 500 segnali stradali, di cui lungo le strade ne avrò visti 70 dato che vado in giro molto – c’è persino la silhouette di uno strano animale somigliante al lama, indi per cui l’ho soprannominata “Attenzione: pericolo sputi” – e subito penso: accidenti, hanno ricopiato ben bene tutte le pareti delle grotte di Lascaux.

Poi il tizio comincia a fare domande a tappeto, tipo “ammazza la talpa”. Mostra un cartello che mi convince sempre di più: è pittura rupestre. Indica un povero condannato, “Tu” – dice – “Questo che cos’è?”. E io, impanicatissima, mi affanno a cercare una risposta, non si sa mai che poi passi a me. Magari vuol dire che c’è un buco un po’ grosso e ci vai a finire dentro. Intanto l’altro, sicuro come un avvocato che ha pagato il giudice, attacca: “Questo è chiaramente, senza dubbio alcuno, una segnalazione di strada deformata,  rivolto agli automezzi con rimorchio che pesano più di 3,5 tonnellate e di conseguenza devono mantenere dei limiti di velocità maggiori, che differiscono già dal canto loro fra strade urbane di scorrimento, di quartiere, extraurbane primarie e secondarie”.

A quel punto comincio a chiedere in giro se qualcuno ha da prestare un farmaco oppiaceo, o in alternativa se ci sia bisogno di una prescrizione per averlo in farmacia. Faccio appena in tempo a pormi la questione, che l’interrogazione comincia a vertere sugli incroci e i diritti di precedenza. C’è un incrocio a forma di stella, ma non stella normale, è come i fermagli per capelli di Sissi. E su ogni punta c’è una macchina. Cioè, è una cosa umanamente impossibile che otto macchine si trovino incastrate su un incrocio che nemmeno a Los Angeles, eppure nel quiz lo mettono. E allora la domanda: chi passa per primo? Io dico, fate passare le signore per galanteria, così vi parate il sedere dalle accuse di maschilismo, no?

Ma ora basta parlare di noiosi doveri, è giunto il momento di richiedere attivamente il vostro contributo, e voi me lo darete consapevoli del fatto che questo blog è a vocazione dittatoriale collaborativa, e quindi la vostra opinione sarà opportunamente ignorata perché faccio quello che mi pare presa in considerazione. Se la sottoscritta avesse in programma un viaggio, voi cosa consigliereste?

Rispondete numerosi e accondiscendenti!

Gubai.

Eh, ci sentiamo quando torno. Perché questa settimana sarò veramente troppo presa per scrivere qualcosa di pubblicabile, e la settimana dopo mi trovate lì nella foto. Io vorrei fare un itinerario tipo Bloomsbury etc. (indovinate perché?), ma finirò col tornare a vedere le solite, turisticissime cose. E vabbuò. London is London, mica pizzaefichi.

Kisses

L’umore nero va con tutto

No, scusate. E’ solo che avrei tanta voglia di trasferirmi in Patagonia e mangiare pezzi di ghiaccio coi pinguini (ma ci sono pinguini che mangiano ghiaccio in Patagonia?).

Vedo ventmila persone al giorno e non sono amica di neanche una, mi sento un’isola sperduta nell’oceano: vivessi in eremitaggio come un’asceta nel profondo Tibet, o a pettinare i lama sputaccihosi in  Perù, potrei capirlo – e forse starei anche meglio. Ma no, io sono in mezzo alla gente, in mezzo a ragazze e ragazzi, fra adulti e bambini, fra anziani e giovani. Li detesto tutti, con rarissime eccezioni.

Mi si vede fra gli altri, un granellino di sabbia nel deserto (o nella lettiera del gatto), in realtà sono in una torre. Sono chiusa come le Poste a Ferragosto. Reclusa come la mia collega di Shalott, solo che io ho un altro specchio attraverso il quale vedere le ombre: la scrittura e un pizzichetto d’ironia. E sapete come fa lei, la signora di Shalott? Sapete qual è l’unico modo che ha per uscire dal suo mondo senz’aria e senza finestre, maledetto dalla nascita? La morte. Proprio così. Se vuoi vivere bene, nella nostra situazione, devi accontentarti di guardare il mondo da un buchetto e al massimo ti si concede di riprodurre le immagini ricamandole su una tela (lei) o descrivendole su un blog/foglio (io).

Ma appena vuoi sentire l’aria soffiare veramente sulla tua pelle, appena vuoi fare quello che tutti possono fare normalmente, nel momento esatto in cui i tuoi occhi sfiorano l’altro da te (o Camelot)… allora sono guai. Grossi. La maledizione ti prende, l’incantesimo si compie. Non ti rimane che salire su una barca e accettare il destino, perché tu non sei fatta per il mondo di fuori, ma per quello dentro di te.

[Poesia malinconica mode off]

Detto ciò: il prof di matematica si è arraffato il mio libro su cui avrei dovuto studiare. Vedo pochissimo una persona che vorrei avere accanto ogni singolo minuto. Sento che avrei dovuto frequentare almeno tre classi in anticipo rispetto a quella in cui sono. Sono solo a pagina 343 di Anna Karenina, che ne ha 1016, senza contare i brani inediti e il commento di Nabokov. La Rete è di nuovo sotto attacco. Fa il caldo di luglio e viene buio come a dicembre. Le nuove canzoni dei Coldplay non mi aggradano come prima. Per questo e per il mio nuovo paio di occhiali mi sono sentita chiamare “hipster“. Attorno a me tutti fumano come ciminiere, e se la legge di Murphy non è un’opinione morirò io prima di loro (crepate male!). Giuro: da mane a sera sembra di stare in mezzo ad un incendio estivo o fra lo zolfo dell’inferno. Il mondo trabocca di maleducazione e la risata da cornacchia mista a gazza agonizzante di qualcuno me la sogno di notte.

Ma.

Guardiamo i lati positivi.

1. Ho scoperto con colpevole ritardo Saint Vincent e non la lascerò più, come col detersivo Sole.

2. Fra poco si parte per Paris! Ayeah! Forevah and evah! Se qualcuno di voi non ci fosse arrivato col precedente indizio, che era “insieme a Parigi”…

"Together in Paris"

…adesso ha definitivamente la conferma, sempre dallo stesso cartone:

3. Fra poco è il mio compleanno. Beh, non so dire cosa ci sia di tanto positivo, ma dà sempre una certa allegria ribadirlo.

Tesori, à bientot. E intanto godetevi queste due interpretazioni della poesia precedentemente citata:

Emozioni contrastanti.

Siamo ufficialmente in orbita. Il missile con me a bordo è stato lanciato. PAF. Il countdown a quanto pare è stato fatto piuttosto in fretta, o a voce molto bassa, perché me ne sono a malapena resa conto. Comunque siamo in ballo e ora dobbiamo ballare, o qualcosa del genere, non ricordo esattamente il proverbio. Per riassumere il mio primo giorno, userò delle espressive ed inequivocabili animazioni che, come mi dicono dalla regia, i più esperti chiamano gif. [UPDATE: pare che le animazioni non funzionino, quindi chiamiamole immagini e facciamo prima]

Suono della sveglia (a proposito, consigli su quale canzone mettere per svegliarmi? Quando avevo lo stage mettevo su questa, che con gli acuti non scherzava):

Colazione:

Primo viaggio in pullman:

E poi, come sottofondo per il mio primo passo da quartina nella scuola, suggerisco il motivetto macabro che mi frullava in testa…

Camille Saint-Saëns – Danse Macabre 

Da questo bel circo è uscito che il numero di prof rimasti dagli anni scorsi si conta sulle dita di un piede (lo so che si dice “di una mano”, volevo fare l’originale). Ci saranno tante facce nuove da conoscere, una materia nuova, un orario settimanale che mi ha provocato una bellissima espressione da WTF?!, le solite fottutissime ore da 60 minuti per farci pranzare all’ora di cena. Come dice il caro vecchio Frollo, “The world is cruel, the world is wicked“. Del resto, la scuola è sempre il ristorante di pesce arancioblù che conoscevo. Mi aspetto sempre di vedere installato un acquario a muro e un maître de saille in frac che chiede quale aragosta vogliamo barbaramente bollire viva. Ah, e i miei sospetti riguardo ad una probabile fornitura segreta di croissants e cappuccino caldi agli studenti del classico sono sempre più fondati.

Particolare (in)degno di nota: la nostra nuova prof di italiano ci ha chiesto tout court di prendere un bel foglio di carta bianco (che io non avevo. Cioè, è il primo giorno e io devo già avere la cancelleria? Stiamo scherzando. Ma tanto farò la mendicante fino a giugno), una biro (che andava a scatti) e scrivere qualsiasi cosa volessimo, che parlasse un po’ di noi e magari chiarisse le nostre considerazioni sul primo giorno di scuola e le aspettative. Mi stava per partire la vena sarcastica, e avevo mezza voglia di scrivere: “Considerazioni: amo svegliarmi la mattina al canto del gallo più mattiniero. La corriera è un jet privato dell’emiro del Qatar con noccioline e New York Times fresco di stampa, per non parlare delle interessantissime lezioni sulle coniche. Aspettative: venire bocciata.” Poi però il mio famoso istinto di conservazione ha prevalso, e passato il blocco da foglio bianco (con il blog però non l’ho mai, perché posso scrivere quello che mi pare… odio avere una traccia da rispettare) ho buttato giù quattro scempiaggini in croce che in quel momento mi parevano lo specchio della mia anima più profonda, di cui ricordo solo queste parole: “emozioni contrastanti”. Roba grossa.

Ma non disperate per me, non strappatevi i capelli che già stavate cominciando ad afferrare, presi dalla lettura delle mie disavventure alla Minnie The Moocher. C’è una bellissima cosa che mi aspetta, e forse qualche mio lettore lo sa/immagina già. Piccolo indizio comprensibilissimo anche da chi non ha visto questo cartone, indovinate: