Scuola di sopravvivenza

“LadyLindy, lei è una dipendente pubblica! Si contenga, cribbio! L’uso che ha fatto della Rete pubblica è criminoso. Questo blog sarà sostituito dal Diario My Little Pony di Mariastella Gelmini.”

L’ultima pillola amara prima di partire per lidi più tranquilli (tornerò, non disperate).

Lo so che vi sto tediando assai con questa storia della scuola, ma è più forte di me, dato che da Settembre a Giugno ci passo sei giorni a settimana. Quello che mi fa venire proprio l’orticaria, la bile, il prurito al naso, è la solita frasettina “I ragazzi scioperano/occupano la scuola/vanno in piazza solo per saltare delle ore di scuola, ma in realtà non sanno nemmeno per cosa lo fanno”.

Allora. Lasciatevelo dire. Se qualche ragazzo (al 99% dei casi un bimbominkia) non sa nulla di cosa succede attorno a lui, vi assicuro che se ne sta a letto o per i cavoli suoi piuttosto che in piazza col fischietto. Inoltre, se il suddetto bimbominkia non ha voglia di andare a scuola, non ci va. Punto. Che ci sia uno sciopero o no. Quindi, andiamoci piano con le accuse di “strumentalizzare” i ragazzi. Altrimenti è un po’ come dire che siamo tutti stupidi senza volontà, e non riusciamo a capire da soli se una cosa è buona o meno (il che va bene alle elementari, ma dalle medie direi di no).

Ed ora, alla vigilia del grande ritorno in prigione sui banchi, arriva la freschissima chicca di Beata Mariastalla Ignoranza Gelmini da Frigida. Mentre i precari scioperano, fanno i digiuni e vengono colti da malore, Lei risponde così:

MaryStar, qui in veste di infermiera Ratched occhialuta e più brutta, svela finalmente la sua vera identità: proiezione femminile (?) di Tremorti Tremonti, con in mano un paio di forbici più grandi delle mani di Edward, pronta a firmare (con la consueta ed elegante X) qualsiasi bel taglione alla scuola pubblica.

Notare la bellissima scusa, pari soltanto al “Maestra, la capra mi ha mangiato i compiti”, che indica i precari scioperanti come militanti dell’IdV e ovviamente strumentalizzati (verbo assai ricorrente, simbolico). A questo punto, a una settimana dall’inizio della scuola, non si sa una beata cippa su cosa ci aspetterà. Né noi ragazzi, né gli insegnanti di ruolo, né i precari. Sì, perché ci rimettiamo tutti. I ragazzi, che a lungo andare verranno trasformati in questo (il processo è già in corso):

La scuola pubblica in generale, che diventerà in poche parole la Scuola Dei Poveri Plebei contrapposta alla chiccosissima Scuola Dei Ricchi, in modo da ritornare alle care vecchie classi sociali pre-lotte di inizio ’900 (inutile dire che sia gli studenti Plebei che Ricchi, una volta grandi, voteranno il primo coglione che passa: i primi per ignoranza, i secondi per convenienza);

I precari, che già stanno malissimo ora, figuriamoci al compimento del Grande Piano per la Distruzione delle Menti Giovanili.

Ma non preoccupatevi. Quello che ho scritto ho scritto, e qui lo nego. Va tutto bene.

Buon rientro.