Apatia portami via

Se siete pigri e volete solo le novità, andate direttamente alla fine del post e saltate le lagnanze. 

Ah, l’immagine qui sotto non ha una particolare coerenza con il senso del post (in effetti non ci sarebbe nessun senso da mantenere), è che la trovo molto pheega.

Lo trasformerò in una pulce, un’innocua piccola pulce, poi metterò la pulce in una scatola, e la scatola dentro un’ altra scatola… quindi spedirò la scatola a me stessa, e quando arriverà – ah ah ah ah, la spiaccicherò con un martello! È una splendida, splendida, splendida idea!

(Dal Vangelo secondo Yzma, Le follie dell’Imperatore)

Quando una citazione riassume ciò che hai in mente. E lo so, lo so che alla fine il mio diabolico piano comporterà l’utilizzo di “troppi francobolli” (cit.), ma che ci volete fare.

Purtroppo la primavera, come qualcuno di voi saprà, mi manda in apatia: ciò significa che la massima aspirazione della mia vita è mettere un bel cartello NON DISTURBARE alla porta, buttarmi sul letto con triplo salto carpiato, tirare le lenzuola fino al naso e farmi una di quelle dormite lunghe mesi e mesi, che potrei anche risvegliarmi uomo di quarant’anni.

Una dormita catartica.

Non capirò mai perché la natura, tanto precisina quando si tratta di farci ammalare o darci dolorini vari, non abbia regalato agli esseri umani anche un bel periodo di letargo. Dite che i nostri avi preistorici avevano questa possibilità? L’abbiamo persa con l’evoluzione? Ecco il genere di domande che possono nascere quando una sta troppo tempo a guardare il soffitto invece di studiare fisica.

La verità, letargo o meno, è che mi manca l’ispirazione. Non posso vivere senza essere circondata da arabeschi di pensieri, quelli che spesso mi causano mal di testa lancinanti – oggi per esempio ne ho avuto uno, ma senza l’ingrediente fondamentale del pensiero ingarbugliato: dettaglio infimo ma preoccupante – e invece ultimamente sono una macchina senza benzina.

Anche queste  righe, poche per il tempo altrettanto scarso che ho, sono un po’ strane e diverse rispetto l’atmosfera generale del blog. Ma se questa è la vita in pillole, ogni tanto ce n’è da aspettarsene una amarognola, e in tal caso si segue il caro vecchio consiglio di Mary.

A presto…

P.S. Lo so, lo so. Quello che tutti aspettavate: io vi regalo un linkino di anteprima. E ho già detto troppo…

Veline di carta e veline di carne

Il Duce ha fatto un viaggio in Sicilia. Vietato pubblicare le foto che lo ritraggono mentre danza.

(Velina del 4 Agosto 1937 – fonte)

Una volta c’erano le veline del Minculpop. Non erano simpaticissime, anzi: dicevano ai giornalisti a quali notizie dovevano dare maggior risalto, quali dovevano lasciare un po’ in secondo piano, quali era meglio non scrivere del tutto. Altrimenti poteva capitare che un incendio, assolutamente accidentale, ti distruggesse la redazione del giornale.

Mi sono sempre chiesta perché quel termine giornalistico è uguale al termine che usiamo per indicare le gallinelle spennate che sculettano in tv. Ci sono le veline per i quiz dell’ora di cena, le veline per i quiz del dopocena, le veline per i cosiddetti “tg satirici”, le veline dei palazzi del potere. Le veline della tv privata e anche quelle della tv pubblica che fa di tutto per imitare Merdaset. Poi, a forza di rimuginare, sono arrivata ad una specie di conclusione. Le veline di carta servivano per distrarre dalle notizie importanti, od oscurarle. Le veline di carne hanno uguale funzione.

Tutto questa premessa per giungere a conclusioni sulla televisione. Da tanto non la guardavo, e anche se non sapevo com’erano fatte le veline di questa stagione, sapevo che c’erano ancora, sempre e comunque. Poi, considerando che nella mia famiglia sono in minoranza nell’odiare il tubo catodico (e che siamo passati dall’anal-ogico al digitale, cosa che mi ha incuriosito), ho dovuto cedere. Ho ricominciato a guardare qualche programma. All’inizio è andata bene, c’erano Che tempo che fa, Vieni via con me, Annozero, Ballarò da silenziare appena parlava Castelli… poi ho iniziato anche a far caso agli spot pubblicitari. E cosa mi ritrovo davanti? Questo:

Bè, dato che io scrivo con la testa sui cumulonembi, ecco due articoli molto più belli di qualsiasi cosa potessi produrre io. QUI e QUI.

A costo zero. Sì, mercificano le donne, ma rigorosamente gratis

Ma sì. Fidati, te la do gratis. La montatura. Ma cosa avevi capito? Ci metto pure il culo. Le poppe le avete già voi. Delle navi, però. Perché, pensavi a qualcos’altro? Poi magari mi faccio il capo, dato che sono la segretaria. Ma no. L’amaro del capo! Ma dai, avevi equivocato?

Lasciatemi dire. Ma andatevene a farvi mangiare dalle termiti. Non venite a raccontarmi che per pubblicizzare dei prodotti innocentissimi (non stiamo parlando di sexy shop, cavolo) ci sia bisogno di ricorrere sempre agli impulsi bassi. Per vendere di tutto: bevande, patatine, pannelli solari, occhiali. La donna è solo un mero corpo? Serve solo per trastullarsi? E’ sempre una prostituta che, fra l’altro, non si fa nemmeno pagare (“te la do gratis”) perché non vale nemmeno dei soldi? Della donna si può fare quello che si vuole come una graziosa borsetta? Evidentemente sì, dato il femminicidio a cui assistiamo ultimamente. Ammazzano 8 donne a settimana.

Pensavo che quella mentalità antica fosse passata. Ha ha ha! Me illusa! E dire che l’uomo pareva essersi evoluto. Chissà quanto sta su a voi maschietti che la donna sia ormai indipendente e non debba esser sempre a ravvivare il fuoco della grotta. Ma tu guarda, alcune fanno anche carriera. Chi l’avrebbe mai detto.

E invece ecco che ritornano i vecchi stereotipi (ma se n’erano mai andati?): voi macho-men, voi uomini alfa, voi biechi e triviali maschilisti. Ovviamente ci sono le dovute eccezioni, come qualche signore che si degna almeno di boicottare la bevanda da sexmachine. Ma se viene utilizzata un’immagine femminile del genere per pubblicizzare qualsiasi cavolo di prodotto esistente in commercio, significa che questa immagine tira. Che va per la maggiore. In effetti provando ad accendere a caso la televisione, nel 90% dei casi troviamo una qualche “donna” scollacciata, siliconata, rifatta, culo al vento e via. E loro, rappresentanti del sesso femminile nella tv pubblica, cosa fanno? Accettano tutto questo! Ma dico, un po’ di dignità, se sanno ancora cosa significa!

Perché una ragazza, per avere un po’ di attenzione su youtube, pur di parlare di argomenti serissimi si abbassa a promettere di spogliarsi alla fine del video? Significa che senza questo espediente nessuno la ascolterebbe mai. E la cara C.H.I.E.S.A., sempre pronta a sbraitare per aborto ed eutanasia, dov’è? E’ troppo occupata a raccogliere fondi per le nuove scarpette rosse di Prada per il Papa? Eppure mi sembra che la Madonna fosse l’esempio di purezza, bellezza interiore ed esteriore, la tota pulchra per eccellenza. Non è stata scelta da Dio perché ballava sul bancone di Striscia.

La verità è che noi donne siamo in gamba, qualche volta anche più dei maschi, e tenerci in quel ruolo subordinato fa assai comodo. Come dice Lorella Zanardo, ” Viene da pensare ci sia un interesse, voluto o non voluto, a mantenerci in questa situazione di sudditanza, a culo per aria sotto il tavolo di plexiglass coi tacchi 12 a spillo: un bellissimo modo per metterci in gabbia. Le rivoluzioni, però, si fanno con le scarpe comode“.

 

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