Onde e liste importantissime

Salve salvino.

Sì, sono proprio io. Quella che intasa il vu vu vu, ogni tanto, e poi sparisce per un po’ risucchiata dalle onde.

Ogni tanto (a volte ritornano) la si ritrova a postare, tanto per far capire al mondo che non si è ancora gettata in qualche fiume o che la schizofrenia non sta prendendo il sopravvento. Non mi hanno ancora rinchiusa in qualche centro per disintossicazione da pc, muffin o muffin visti col pc, pensate! C’è davvero una speranza per tutti.

E quest’ultima frase è da tenere bene in mente, se consideriamo che ci sono un sacco di novità sia per me che, udite udite, per i miei pazienti lettori. (O i miei pazienti e basta? Dai, che qualche risata ve la fate.)

Prima di tutto, il magazine con cui collaboro ha un sito tutto nuovo: http://www.clammmag.com/ . E voi LO VISITERETE because of reasons. La grafica è un capolavoro, vi dico solo questo. Correte, siete ancora qui?

Poi: se anche voi cinguettate nel mondo di twitter (e allora mi seguirete di ceeeeerto), sappiate che settimanalmente potrete leggere un mio contributo su @TweetDisco54. A volte saranno testi letterari commentati da me (cioè, diciamo che ci provo), a volte invece sarò proprio io a scrivere (cioè, diciamo che).

Non è finita! Per darvi una specie di anticipazione, una priviù che nemmeno le collezioni della Fashion Week a Campana di Sotto, sappiate che ho anche un’altra collaborazione in vista a cui tengo molto. Cioè, vi rendete conto di quanto sto lavorando per voi?  – In verità mi diverto un sacco, non sentitevi in colpa.

E anche queste comunicazioni di servizio hanno lambito la costa, per tornare alla vecchia parola chiave che mi perseguita e mi ossessiona drammaticamente: l’onda. Ci stavo ragionando ultimamente, sotto l’influenza di varie persone, letture e note: tutto è onda, l’onda è tutto.  La luce, il tempo, le nostre emozioni. E’ un mindblown di proporzioni epiche, anche perché non ci si può fare niente se non vivere i nostri giorni e basta. Io spero veramente che i buddhisti, sulle loro teorie di reincarnazione, abbiano ragione – non che mi interessi in cosa posso essere trasformata, purché non in un’orrida cimice, l’eterna nemica –  altrimenti sarebbe una mezza fregatura. Da non dormirci la notte. E voi lettori, fedeli nella gioia dei link, mi rimarrete fedeli anche nell’insonnia: sennò che rapporto è?

Chiudo questi drammi con una lista, sperando di alleggerire la risacca del mare, ripresa dal post della mitica Sarinski – lei stessa è da incolpare per questa mia uscita, dato che voleva leggerla. Si tratta dell’  elenco degli esseri umani (e non) che mi piacciono di più al mondo. Alcuni li abbiamo in comune. Lista in continuo aggiornamento, se mi andrà.

* Una delle mie identità, non tutte assieme però.

* Tutte le identità dei miei genitori

* Luna principessa argentata

* Tortellino, gatto infedele

* Adeline Virginia Stephen in Woolf

* Charlotte Brontë in Nicholls, Emily Jane Brontë, Anne Brontë – il cosiddetto Brontësauro.

* La suora che non vuole che io diventi bigotta

* Durante Alighieri

* La trollface

* Saylor Nebbia (Lo so che si chiama Saylor Mercury, bellissimo cognome fra l’altro, ma io e le mie amichette l’abbiamo sempre chiamata così)

* Farrokh Bulsara

* Tilda Swinton e Tina Fey assemblate in un Transformer

* Vivian Mary Hartley, Lady Olivier

* Il pianista Sam

* Quello strano coso verde dei sofficini che ti slinguazza sullo schermo dicendo “Tu non hai fame?” [Forse è un camaleonte, ma non mi ricordavo come si chiamasse, ndr] [La Sarinski suggerisce, dalla regia occulta, il nome: CARLETTO!]

* Maga Magò

 * Chocola di Sugar Sugar Rune

* il gatto Salem

* Budicca, che non si scoraggia micca. Fa schifo la rima, ed è pure scorretta, ma la tentazione era troppo forte

* Lady Gaga

* Jo Calderone

* Vita Sackville – West

* Anne Frank

* Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart

* Maria Cristina Beatrice Teresa Barbara Leopolda Clotilde Melchiora Camilla Giulia Margherita Laura Trivulzio Belgiojoso. (Trolololololol)

* La Ragazza con la Valigia

* Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia

* Albert Einstein

* Sergio Conforti

* Robert Downey Jr

* Benedict Cumberbatch

* Quelli che hanno cantato la canzone del Me gusta

* Fabrizio de André

* Margarita Carmen Cansino

[suggerimenti? Ho scordato tutti, lo so]

Peripezie di una sopravvissuta alla meravigliosa Inghilterra

Per tutta la durata del post, considero ovvio che voi passiate il mouse sulle foto, come vi dico tutte le sante volte. Prima o poi non lo scriverò più, e allora sì che saranno guai.

Vi sto scrivendo dopo l’assenza più lunga di tutta la storia del blog. E lo faccio avvolta dai fumi dell’ira, perché io sono a casa, ma la mia valigia no. Ha deciso di rimanere in Inghilterra, e io non le darei certo torto, se solo non fossi in tal modo privata di alcuni oggettini indispensabili tipo vestiti, pigiama, spazzolino da denti, LIBRI, trucchi, souvenir e regali vari. Avevo anche una maglia di Abercrombie, non so se mi spiego. Pregando che Gatwick abbia la compiacenza di rispedirmi il bagaglio a casa, o magari farlo arrivare anche solo fino in Italia, facciamo un piccolo minuto di silenzio in onore di tutte le mie cose che vagano per il Regno. Bene. Ora intermezzo fotografico, tanto per farvi capire che razza di figata sia stata questa gita. E che posti meravigliosi io abbia visto – mi sono veramente emozionata, perché prima ero stata solo a Londra, mentre stavolta ho girato praticamente tutta l’Inghilterra meridionale e ho vissuto in college, con uno staff di ragazzi che parlavano dall’inglese oxfordiano all’americano passando per l’australiano, tutti fantastici. Ma basta, sto blaterando come sempre. So che non vedete l’ora di fissare i miei rutti di fotografia fino a farvi sanguinare i bulbi oculari.

(Vi consiglio di cliccare QUI per avere l’idea)

Gubai.

Eh, ci sentiamo quando torno. Perché questa settimana sarò veramente troppo presa per scrivere qualcosa di pubblicabile, e la settimana dopo mi trovate lì nella foto. Io vorrei fare un itinerario tipo Bloomsbury etc. (indovinate perché?), ma finirò col tornare a vedere le solite, turisticissime cose. E vabbuò. London is London, mica pizzaefichi.

Kisses

Caroline Lamb, la stalker del poeta

Sir Thomas Lawrence, ritratto di Lady Lamb

Alas, my love, you do me wrong 
To cast me off discourteously 
And I have loved you oh so long 
Delighting in your company 

Greensleeves was all my joy 
Greensleeves was my delight 
Greensleeves was my heart of gold 
And who but my lady Greensleeves

(Greensleeves)

Quando ancora non esisteva alcuna legge sullo stalking, ci si arrangiava come si poteva. C’era anche chi rispondeva componendo poesie. Fu il caso di Lord Byron, il quale un giorno trovò scritto nel risvolto di un suo libro “Remember me!” (“Ricordati di me!“), segno inequivocabile che qualcuno si era introdotto a casa sua.

Quel qualcuno era una donna, Caroline Lamb, un’apparizione pallida ed emaciata a cui gli abitini Regency, bianchi e svolazzanti, davano una certa aura lunare. Credo che dietro quell’atteggiamento imperturbabile degno di uno spirito, dietro quegli occhietti placidi e nocciola, si nascondesse un’immensa vivacità – anche a giudicare dai suoi comportamenti con il suddetto poeta.

A proposito, Byron rispose alla scritta sul libro nientemeno che con una poesia,

Remember thee! remember thee!
Till Lethe quench life’s burning stream
Remorse and shame shall cling to thee,
And haunt thee like a feverish dream!

Remember thee! Aye, doubt it not.
Thy husband too shall think of thee:
By neither shalt thou be forgot,
Thou false to him, thou fiend to me!

con la quale non si fa riconoscere proprio come un mostro di simpatia. D’altronde, dopo aver esasperato, inseguito, ossessionato e spiato una persona, il minimo che ti può succedere è di essere definita “falsa con lui (tuo marito), demonio con me“.

Sì, falsa con il marito, perché Caroline era sposata, e all’inizio stranamente andava tutto bene (nonostante il matrimonio fosse stato ovviamente combinato), poi varie circostanze in aggiunta alla nascita di un figlio con gravi problemi mentali e alla morte solo dopo un giorno della secondogenita, posero le basi per la crisi della coppia. Nel 1812, l’incontro di due anime affini, entrambe dedite alla poesia e alla letteratura, sarà l’inizio di una storia d’amore che si giocherà per larga parte in forma scritta, con corrispondenze di lettere e poesie. Il pensiero di lei influenzerà l’opera di lui e viceversa: e pensare che, appena si videro la prima volta a marzo, lei se ne uscì descrivendolo come “Mad, bad, and dangerous to know” (“Matto, cattivo e pericoloso da conoscere“).

La frase piacque tanto a George Gordon Byron, che portò a due principali conseguenze: la prima, egli volle quelle parole come epitaffio sulla tomba; la seconda, si innamorò di lei. (Quindi, un consiglio: se incontrate un ragazzo che v’interessa, ditegli quella frase in faccia ed è fatta.)

Cinque mesi di relazione bastarono per inebriarli, e lei probabilmente si sentiva il cuore frizzare tutte le volte che lui la chiamava “Caro” – non lamentatevi, certi soprannomi fra innamorati che si sentono oggi sono assai peggio. L’affair era un segreto di Pulcinella, lo sapeva praticamente tutta l’Inghilterra, marito di lei compreso. Lui guardava e taceva, ma quando la storia finì si dimostrò premuroso e portò Caroline in Irlanda per farle dimenticare (o per esiliarla?). Del resto, ormai trattava la consorte più come una conoscente che come una compagna di vita.

Da quel periodo in poi, Miss Lamb divenne ossessionata e rafforzata nella sua ossessione dalla distanza; ci fu l’episodio della scritta, ci furono le “botte e risposte” in forma letteraria fra lei e Byron, ci fu la vendetta del romanzo Glenarvon, con cui Caroline si sfogò perculando (indovinate chi?) proprio il suo ex-innamorato – in forma anonima, certo, ma come abbiamo detto si sapeva perfettamente tutto anche senza Signorini a far da gossippara.

Non so se vendicarsi con il suo romanzo l’abbia fatta sentire meglio, ad ogni modo questa storia tormentata ha influenzato incredibilmente la poesia di Byron, e anche il clima dell’Inghilterra Regency: entrambi infatti erano personaggi molto in vista, dei VIP dell’epoca – Caroline, però, era terribilmente stanca della fama.

Io e Jane: post letterario – autobiografico

“Qualche volta ho nei suoi confronti una sensazione curiosa, specialmente quando mi è vicina, come ora. Mi sembra di avere una corda nella parte sinistra nel mio petto strettamente legata a una corda analoga nella parte corrispondente della sua personcina. E se mare e terra si frapporranno tra noi, temo che quella congiunzione andrà spezzata, e ho la convinzione che comincerò a sanguinare dentro.. quanto a lei.. mi dimenticherà! (sig. Rochester – Jane Eyre, Charlotte Brontë)

Questo libro ha attentato alla mia vita. E vi spiego perché. Da quando sono andata in biblioteca, luogo che ci fa assaggiare un antipasto di Eden, e ho deciso di fare amicizia con questo capolavoro, non l’ho più lasciato. Leggevo senza sosta, ogni pagina si portava inevitabilmente dietro l’altra come fossero scritte con sostanze che creano dipendenza. Quindi, andavo in giro per la strada con codesto libro in mano e non prestavo la minima attenzione a dove mettessi i piedi: mi sono imbattuta in ventordici pali della luce (tutti schivati all’ultimo momento), un fottìo di cani, altrettanti gatti e bimbi.

Non è la prima volta che faccio delle azioni eroiche del genere, infatti il tragitto fra la biblioteca e casa mia è testimone di cose che voi umani… ma torniamo al discorso. Jane Eyre: romanzo vittoriano, biografico, di formazione, gotico, d’amore, chiamatelo come volete; affronta un miliardo di temi, fra i quali anche in questo caso potete scegliere: l’essere donna, lo scontro fra passione e ragione, la società e i suoi strati, la redenzione e il pentimento, Dio.  Non sono certo io a dover fare un’analisi del libro in sé, o a parlarvi della geniale autrice Charlotte, perché di solito escono quei preamboli o quelle note di coda che io salto bellamente quando leggo i classici, quindi non ho la pretesa di sottoporle a voi, lettori (o meglio, dear Reader, come direbbe Charlotte). Ognuno legga il libro e si faccia la sua idea.

La mia idea è che io, lo dico senza presunzione, vanità o altro, sono Jane Eyre. Ho letto qualche libro, ma non mi sono mai identificata con un personaggio in modo così assoluto, empatico, incredibile. E invece adesso mi sono vista, mi specchiavo. “Povera, oscura, brutta e piccola“, e poi “magrina“, “pallida“, “dagli occhi verdi“, “esile“, “folletto“, tutto il contrario di come doveva essere una donna all’epoca. Ma una passione travolgente, che si infrange come un’onda sugli scogli delle convenzioni e delle altre persone (ho immaginato un paragone, piuttosto forzato se vogliamo, con la Dama di Shalott rinchiusa nella torre e impossibilitata a vedere gli altri se non con il suo specchio magico, così come il vero spirito di Jane è rinchiuso nel corpo di una istitutrice); un’intelligenza acuta, un carattere invidiabile… lei e il signor Rochester sono due uragani che si incontrano… mica come quell’antipatico moralista di Saint-John, personaggio spregevole ma interessante, la cui unica utilità alla trama è di controbilanciare il padrone di Jane.

Poi c’è la Matta della soffitta, il doppio dell’eroina, che rappresenta i suoi istinti repressi e si prenderà la vista e la mano dell’amato. L’odiosa Blanche Ingram, uguale uguale a tante ragazze che conosco. La bella Rosemund, anche lei la rivedo in qualcuna che mi ronza attorno.

E io? Spero davvero che un Rochester ci sia anche per me.

(Finale zuccheroso)