Gli Asburgo vi salutano un casino.

♥ Colonna sonora per essere proprio tradizionali al massimo: Johann Strauss – Wiener Blut

Qui è una reduce da Vienna che vi parla, e che si trova nella situazione classica del “non so da dove iniziare”. Innanzitutto, le cose serie, altrimenti mi dimentico: come  da titolo, porto i saluti più cordiali da parte degli Asburgo, e anche dai Babemberg, i quali si sentono molto ignorati. E come dar loro torto.

Poi, vi comunico che se sapessi dove firmare per tornare lì il prima possibile, lo farei subito. Perché Vienna, ovviamente, mi ha incantata. Nonostante sia una capitale, risulta vivibilissima e comoda anche per la più sprovveduta e campagnola delle pennute (leggi: me), ha un centro esclusivamente pedonale, quindi senza sbattimenti di traffico e puzze, gli abitanti (secondo la mia esperienza) sono assolutamente gentili, simpatici e alla mano anche con i turisti (non come in altri posti), e soprattutto è strapiena, ricchissima, strabordante di verde. Ma non quel verde tipo parchetto comunale fatto apposta per non sembrare troppo cementificati. No, questo è un verde naturale, formato dalle foreste che circondano la periferia da secoli, e da sempre rispettato nonostante l’ingrandimento della città.

Fatto sta che in pochissimo tempo si può arrivare dal centro e dalle zone residenziali ai boschi più rigogliosi. Io, infatti, da brava giovane marmotta sono andata anche a scorrazzare per i monti che mi facevano ciao. Mi mancava solo la capretta Fiocco di Neve a portarmi come una schiavetta compiacente sul suo dorso, belando mentre io fotografo Mayerling (sigh, sob, sob, sigh, povero Rodolfoooh, povera Mariaaah) e le abbazie medievali, e… dalla regia mi comunicano che Heidi in realtà è svizzera e non austriaca. La regia è stata opportunamente azzittita.

Un’altra cosa importantissima: Strauss ci ha ingannati tutti. Ci tengo a sottolinearlo e scriverlo in  grassetto, perché è uno scandalo di tali proporzioni da dover essere ben visibile.

Strauss.

Tu mi avevi detto che il Danubio era BLU.

Il valzer si chiama Sul bel Danubio BLU, ho controllato. Anche in tedesco. Non è un errore dei traduttori.

E allora. Allora perché io ho chiaramente visto che era giallo? Tutt’al più verdino, te lo concedo. Ma non blu. Non venirmi a dire che è colpa delle industrie, che ai tuoi tempi era diverso. Secondo me sono tutte balle. Lo comunicherò alla Wiener Philharmoniker, in modo che per il prossimo Capodanno possano porre rimedio a questo increscioso fraintendimento – quando sono passata davanti al Musikverein non ero ancora consapevole della questione, ma troverò un modo per risolverla – e attenzione, non sto parlando del Donaukanal, cioè il canale artificiale che devia il fiume per portarlo a Vienna, ma del Danubio vero e proprio, dove si trova anche il mulino ispiratore del famoso valzer. Ecco la mia schiacciante prova fotografica:

Fermi tutti.

Ho postato una foto prima di avvisarvi. Ma voi ormai dovreste sapere le solite due cose, ovvero:

1. Le mie foto nuocciono gravemente alla salute, e i ricercatori Oral-b non hanno ancora trovato spiegazioni e cure a tale fenomeno;

2. Passate il mouse sulle immagini, altrimenti è come mangiare i fonzies senza leccarsi le dita.

Ma prima di immergerci nella galleria fotografica, vi informo che a Vienna gli esseri umani si cibano essenzialmente solo di dolci. Ci sono torte per ogni giorno dell’anno, ogni frutto, ogni colore dell’arcobaleno, ogni fiore, e ovviamente le fette hanno le stesse dimensioni di uno space shuttle della NASA. La Sachertorte è solo uno dei tanti esempi, e dentro ci hanno messo la marmellata di albicocca perché da loro le albicocche crescono da Dio – lo hanno scoperto quando i precedenti raccolti furono distrutti da un virus nell’Ottocento, lo sapevate? Sapevatelo! – inoltre vi confesso che la bellezza di Vienna è, a mio parere, infinitamente velata di malinconia.

Girovagando per le sale con i quadri di Klimt, per gli appartamenti di Sissi, ascoltando la musica di quel truffaldino di Strauss, ho avuto la sensazione di tanta polvere dorata ormai caduta a terra, ma vestita a festa. Una sorta di nostalgia per i bei tempi andati, l’Austria Felix ritratta dalla trilogia di Marischka con Romy Schneider, pervade l’atmosfera: nei discorsi delle guide locali (“Eravamo un grande impero…”), nelle facce dei grandi austriaci che invadono ogni spazio.

A questo proposito, per tutta la città è possibile ammirare i cartelloni pubblicitari dei teatri (ovviamente all’opera ci tengono più che alle loro braccia, hanno perfino i megaschermi davanti alla Staatsoper per chi non ha salvadanai da sceicco di Dubai), e tutti i musical austriaci sono intitolati così:

Elizabeth – Das Musical [guardate QUI]

Gustav Klimt – Das Musical [guardate QUI]

Mozart – Das Musical [scherzavo! In questo caso si limitano a sparare a palla la sua musica in ogni luogo possibile immaginabile, bagni pubblici inclusi]

Praticamente, su ogni connazionale famoso ci fanno un musical. Se dovessimo seguire questa logica in Italia, le produzioni teatrali italiane sarebbero fantastilioni. E poi, ve lo immaginate? Dante Alighieri – il musical. Interprete principale: Giulio Scarpati col naso finto. Verdone fa Lapo Gianni. Isabella Ferrari è Beatrice, diretta ovviamente da Marco Travaglio. Benigni vocal coach.

Ma sto divagando. Partiamo con foto sparse.

Austriamente vostra.

Onde e liste importantissime

Salve salvino.

Sì, sono proprio io. Quella che intasa il vu vu vu, ogni tanto, e poi sparisce per un po’ risucchiata dalle onde.

Ogni tanto (a volte ritornano) la si ritrova a postare, tanto per far capire al mondo che non si è ancora gettata in qualche fiume o che la schizofrenia non sta prendendo il sopravvento. Non mi hanno ancora rinchiusa in qualche centro per disintossicazione da pc, muffin o muffin visti col pc, pensate! C’è davvero una speranza per tutti.

E quest’ultima frase è da tenere bene in mente, se consideriamo che ci sono un sacco di novità sia per me che, udite udite, per i miei pazienti lettori. (O i miei pazienti e basta? Dai, che qualche risata ve la fate.)

Prima di tutto, il magazine con cui collaboro ha un sito tutto nuovo: http://www.clammmag.com/ . E voi LO VISITERETE because of reasons. La grafica è un capolavoro, vi dico solo questo. Correte, siete ancora qui?

Poi: se anche voi cinguettate nel mondo di twitter (e allora mi seguirete di ceeeeerto), sappiate che settimanalmente potrete leggere un mio contributo su @TweetDisco54. A volte saranno testi letterari commentati da me (cioè, diciamo che ci provo), a volte invece sarò proprio io a scrivere (cioè, diciamo che).

Non è finita! Per darvi una specie di anticipazione, una priviù che nemmeno le collezioni della Fashion Week a Campana di Sotto, sappiate che ho anche un’altra collaborazione in vista a cui tengo molto. Cioè, vi rendete conto di quanto sto lavorando per voi?  – In verità mi diverto un sacco, non sentitevi in colpa.

E anche queste comunicazioni di servizio hanno lambito la costa, per tornare alla vecchia parola chiave che mi perseguita e mi ossessiona drammaticamente: l’onda. Ci stavo ragionando ultimamente, sotto l’influenza di varie persone, letture e note: tutto è onda, l’onda è tutto.  La luce, il tempo, le nostre emozioni. E’ un mindblown di proporzioni epiche, anche perché non ci si può fare niente se non vivere i nostri giorni e basta. Io spero veramente che i buddhisti, sulle loro teorie di reincarnazione, abbiano ragione – non che mi interessi in cosa posso essere trasformata, purché non in un’orrida cimice, l’eterna nemica –  altrimenti sarebbe una mezza fregatura. Da non dormirci la notte. E voi lettori, fedeli nella gioia dei link, mi rimarrete fedeli anche nell’insonnia: sennò che rapporto è?

Chiudo questi drammi con una lista, sperando di alleggerire la risacca del mare, ripresa dal post della mitica Sarinski – lei stessa è da incolpare per questa mia uscita, dato che voleva leggerla. Si tratta dell’  elenco degli esseri umani (e non) che mi piacciono di più al mondo. Alcuni li abbiamo in comune. Lista in continuo aggiornamento, se mi andrà.

* Una delle mie identità, non tutte assieme però.

* Tutte le identità dei miei genitori

* Luna principessa argentata

* Tortellino, gatto infedele

* Adeline Virginia Stephen in Woolf

* Charlotte Brontë in Nicholls, Emily Jane Brontë, Anne Brontë – il cosiddetto Brontësauro.

* La suora che non vuole che io diventi bigotta

* Durante Alighieri

* La trollface

* Saylor Nebbia (Lo so che si chiama Saylor Mercury, bellissimo cognome fra l’altro, ma io e le mie amichette l’abbiamo sempre chiamata così)

* Farrokh Bulsara

* Tilda Swinton e Tina Fey assemblate in un Transformer

* Vivian Mary Hartley, Lady Olivier

* Il pianista Sam

* Quello strano coso verde dei sofficini che ti slinguazza sullo schermo dicendo “Tu non hai fame?” [Forse è un camaleonte, ma non mi ricordavo come si chiamasse, ndr] [La Sarinski suggerisce, dalla regia occulta, il nome: CARLETTO!]

* Maga Magò

 * Chocola di Sugar Sugar Rune

* il gatto Salem

* Budicca, che non si scoraggia micca. Fa schifo la rima, ed è pure scorretta, ma la tentazione era troppo forte

* Lady Gaga

* Jo Calderone

* Vita Sackville – West

* Anne Frank

* Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart

* Maria Cristina Beatrice Teresa Barbara Leopolda Clotilde Melchiora Camilla Giulia Margherita Laura Trivulzio Belgiojoso. (Trolololololol)

* La Ragazza con la Valigia

* Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia

* Albert Einstein

* Sergio Conforti

* Robert Downey Jr

* Benedict Cumberbatch

* Quelli che hanno cantato la canzone del Me gusta

* Fabrizio de André

* Margarita Carmen Cansino

[suggerimenti? Ho scordato tutti, lo so]