Monsters university – il remake nella vita reale

Nel quale remake io sarei Sulley, che vedete qui sopra nel tipico atteggiamento gioioso e carico di speranza di ogni rispettabile matricola universitaria EVER.

E con questo storico post inauguriamo le “Cronache di Narnia Università – Il leone, la strega e l’armadio l’esame, l’assistente velenoso e le copisterie selvagge“. Non vi sentite tutti carichi ed emozionati al solo pensiero di condividere con me questi anni studenteschi? Non vi sentite partecipi di questa nuova avventura?

Vi dico soltanto che, i giorni prima di iniziare le lezioni, mi sono preparata psicologicamente come se fossi stata un soldato della Squadra di Ricognizione in Attack On Titan pronta a sfracellare gli orrendi giganti mangiauomini – santa Mikasa Ackerman da Trost prega per noi – ma poi, una volta partita alla ricerca dei libri per i primi esami, ho capito che sarebbe stato meglio riporre le armi e l’attrezzatura da manovra tridimensionale, e piuttosto munirmi di apposita mappa del tesoro.

Ormai è appurato che l’università rende tutti filibustieri, la zona universitaria non è altro che una colonia dell’Isla Tortuga e ognuno di noi è occupato in una continua lotta senza esclusione di colpi con chiunque ostacoli il nostro glorioso cammino verso la disoccupazione. Se devo studiare, però, lasciatemelo almeno fare in pace, questa è la mia filosofia.

Ecco perché, nei prossimi giorni, affilerò una splendida katana, diventerò onna-bugeisha (o anche kunoichi, è più subdolo) e ridurrò a tocchetti tali leccaculo® di proporzioni cosmiche che voi proprio dovreste osservarli in azione. Per far vedere il proprio musetto infido ci sono fenomeni che, dopo ogni lezione, sentono l’impellente bisogno di alzarsi dal comodo seggiolino, avvicinarsi al professore – pronto, dal canto suo, a smerdare qualsiasi scempiaggine o a guardare dall’alto della sua magnificente clemenza i poveri studenti plebei – per poi profondersi in domande esistenziali più profonde della Fossa delle Marianne (ad esempio: “Ma i libri per l’esame dobbiamo studiarli tutti?”, “Ma cosa significa questo termine difficilissimo che ha usato quaranta minuti fa?”, “Ma cosa ne pensa lei della democrazia? Non esistono forme di Stato migliori?”. Certo, la forma di Stato migliore sarebbe indubbiamente una monarchia assoluta che abbia me come sovrana illuminata, in modo da poterti piantare un palo nella lingua e adibirla ad utilizzo migliore, caro il mio leccaculo®).

Problemucci a parte, sembra che per il resto il mio inizio di vita universitaria vada piuttosto bene. Mi sono fatta una specie di tabella-studio che suddivide le mie attività preparatorie agli esami in quattro macrogruppi:

1. fingere di studiare

2. provare effettivamente a studiare

3. piangere per stress o sfiducia

4. fare sacrifici propiziatori agli dei aztechi

Al momento il gruppo 3 sembra quello a cui dedico il maggior numero di ore, ma presto – non disperate! – diventerò molto più esperta anche nel quarto.

Fra gli effetti collaterali dell’università, d’altro canto, possiamo rilevare ad esempio un ascolto troppo prolungato di tutti gli album dei Manowar, qualche attimo di delirio in cui corro per le strade gridando “IO VOLEVO DIVENTARE CHER!!!!!”, emozioni incontrollabili davanti alla sigla Oltre i cieli dell’avventura dei Pokémon, abbuffate industriali di pizza, quattro film in costume visionati per ogni mezz’ora di studio. Insomma, niente di particolarmente grave: probabilmente mi vedrete laureata a quarant’anni, ma con una cultura invidiabile per quanto riguarda la storia del costume.

VERSO L’INFINITO ED OLTRE! XXX

A presto.

Retropensieri pedofili

“I lavoratori extracomunitari sono senz’altro persone oneste, ma siccome il sospetto per il diverso è sempre un sospetto radicato, [...] qualcuno di loro si faccia avanti per togliere questi retropensieri”. 
(Radio Padania, 2/12/2010)
Sembrano quelle barzellette datate che però fanno sempre ridere. Gli uomini che molestano minorenni devono per forza essere stranieri, sostengono loro. Non si ricordano che altre persone sono abituate a certe frequentazioni, anche se italiane e molto importanti. Va bene, magari le “altre persone” non hanno commesso alcun omicidio (che peraltro non è nemmeno accertato nel caso di Yara, finora), ma potrebbero perfino permetterselo. Tanto al di là delle sbarre non ci finiranno mai.