Qualsiasi vento è vento di mare

Qualsiasi vento è vento di mare, e qualsiasi città, anche la più continentale, nelle ore di vento – è marittima. C’è odor di mare, no, ma: c’è aria di mare, l’odore lo aggiungiamo noi. Anche il vento del deserto è di mare, anche quello della steppa è di mare. Giacché al di là di ogni steppa e di ogni deserto – c’è il mare, l’oltredeserto, l’oltresteppa… Ogni viuzza in cui tira vento è la viuzza di un porto. - Marina Cvetaeva

Salve. C’è ancora qualcuno qui o siete tutti ad abbrustolirvi alle Bahamas?

Ma prima di cominciare con le domande impertinenti dovrei scusarmi per il mio vergognosissimo ritardo – mai era accaduto prima d’ora, negli annali del blog, che si saltasse un mese – che però ritengo giustificabile, in quanto questa è l’estate dopo la maturità, l’estate ggggiovane più bella della mia vita, scusate se è poco. O almeno, così ho sentito dire in giro.

Non è completamente vero.

In realtà ci sono elementi positivi e negativi, e fra questi ultimi posso annoverare:

♥ Il fatto che la burocrazia universitaria mi ha ammazzata fino a qualche giorno fa, e sono già qui che faccio i salti di gioia in sella al mio unicorno fucsia al pensiero delle scartoffie e beghe varie che mi aspetteranno da qui ai prossimi cinque anni (yay!).

♥ Una tempesta nubifragica e acquazzonica che aspetto da un mese e non arriva mai.

♥ Ho passato la settimana dopo l’esame ad ascoltare in cuffia, a volume insostenibile, le canzoni più struggenti di Ray LaMontagne dalle 23:30 alle 2 di mattina, fissando il soffitto dal letto. Spero di aver reso abbastanza bene la tristezza coppoliana del momento.

♥ Non sono ancora riuscita ad andare in riviera almeno una volta per mangiare la piadina (come la fanno lì è meglio, che ve lo dico a fare) (penso solo al cibo, lo so) (non me ne vergogno).

♥ Mi sono messa a guardare più con attenzione gli INCI (non sapete cosa sono? Ecco) dei prodotti che uso, e ho scoperto che i miei cosmetici hanno ingredienti paurosi. Eppure, non credo di poterne più fare a meno (maledetto capitalismo cosmetico, belli erano i tempi in cui ci si preparava le cose in casa con il salice e i mortai, come le druide).

♥ Siamo in agosto.

♥ Nonostante io abbia preso più di 70 all’esame, mi tocca fare comunque un test OFA per iniziare i corsi, quando è evidente che io dovrei esserne esentata in quanto persona di gusto e spirito.

♥ L’Apocalisse più apocalittica che il creato ricordi: mi è morto l’Ipad dopo soli 10 giorni dall’acquisto. Qualcosa mi diceva che non avrei dovuto comprare un prodotto con tale simbolo demoniaco appiccicato sopra, eppure è andata così. Per chi di voi comprende la lingua applese, sappiate che codesto iPad è entrato da solo in modalità DFU, una volta riconosciuto da iTunes mi impone di ripristinarlo, io acconsento ma poi l’operazione non viene portata a termine per un fantomatico errore. Ovviamente la parte più divertente è stata chiamare l’assistenza, che così si è prodigata:

Apple: “è ancora in garanzia, la porti prima dal rivenditore.”

Rivenditore: “entro il primo anno la responsabilità è di Apple”

e insomma, sabato pomeriggio vi farò sapere come sarà finita l’annosa vicenda, intanto il mio povero (ma costoso) aggeggio giace senza vita nella sua brava scatolina bianca e minimal.

Ma, lettori miei, non disperate nel vedere la mia situazione tanto tragica. Ho infatti compilato per voi una lista che descrive anche le cose belle:

Il mio ultimo articolo per Clamm Magazine è uscito! Vi conviene correre subito QUI a leggere!

♥ Sto pianificando un possibile viaggio, con tutti i “forse” e i “se” possibili, di cui vi mostro qualche indizio…

♥ Potrebbero esserci nuove GROSSE PAZZE collaborazioni a settembre :)

♥ Sono ufficialmente una matricola. Ho deciso di mettere questa cosa nell’elenco della positività per darmi coraggio.

♥ Ed infine. La cosa più importante di tutte: nel momento storico della mia immatricolazione, in quel di Bologna, ho avuto il supporto morale nientemeno che della nostra Ragazza con la Valigia (se la leggete già bravi, sennò correte a tenere d’occhio il suo blog), con la quale ho festeggiato ubriacandomi di succo pesca + albicocca + limone. Il nostro incontro è stato benedetto dalla presenza di un carlino che ha sostato per qualche tempo vicino a noi. Ovviamente non posso svelarvi tutti i dettagli della conversazione fra due menti brillanti come noi, sappiate solo che sono state prodotte interessanti teorie su Kate Middleton e progetti sconvolgenti sulla letteratura contemporanea. Ora aspetto soltanto di poter riunire qualche altro mio adepto della setta dell’ammmore – lettore – fan per organizzare un mega raduno, una specie di flashmob in cui tutti noi ci metteremo trasgressivamente a bere tè verde inzuppando biscottini nelle pubbliche piazze.

Nel frattempo, vi allego magnanimamente qualche consiglio di lettura da spiaggia e musicale:

(Courtesy of Feudalesimo e Libertà)

Be hungry, be calmi e nervi saldi. xxx

2 Agosto 1980

ANTONELLA CECI anni 19
ANGELA MARINO “23
LEO LUCA MARINO ” 24
DOMENICA MARINO ” 26
ERRICA FRIGERIO IN DIOMEDE FRESA ” 57
VITO DIOMEDE FRESA ” 62
CESARE FRANCESCO DIOMEDE FRESA ” 14
ANNA MARIA BOSIO IN MAURI ” 28
CARLO MAURI ” 32
LUCA MAURI ” 6
ECKHARDT MADER ” 14
MARGRET ROHRS IN MADER ” 39
KAI MADER ” 8
SONIA BURRI ” 7
PATRIZIA MESSINEO ” 18
SILVANA SERRAVALLI IN BARBERA ” 34
MANUELA GALLON ” 11
NATALIA AGOSTINI IN GALLON ” 40
MARINA ANTONELLA TROLESE ” 16
ANNA MARIA SALVAGNINI IN TROLESE ” 51
ROBERTO DE MARCHI ” 21
ELISABETTA MANEA VED. DE MARCHI ” 60
ELEONORA GERACI IN VACCARO ” 46
VITTORIO VACCARO ” 24
VELIA CARLI IN LAURO ” 50
SALVATORE LAURO ” 57
PAOLO ZECCHI ” 23
VIVIANA BUGAMELLI IN ZECCHI ” 23
CATHERINE HELEN MITCHELL ” 22
JOHN ANDREW KOLPINSKI ” 22
ANGELA FRESU ” 3
MARIA FRESU ” 24
LOREDANA MOLINA IN SACRATI ” 44
ANGELICA TARSI ” 72
KATIA BERTASI ” 34
MIRELLA FORNASARI ” 36
EURIDIA BERGIANTI ” 49
NILLA NATALI ” 25
FRANCA DALL’OLIO ” 20
RITA VERDE ” 23
FLAVIA CASADEI ” 18
GIUSEPPE PATRUNO ” 18
ROSSELLA MARCEDDU ” 19
DAVIDE CAPRIOLI ” 20
VITO ALES ” 20
IWAO SEKIGUCHI ” 20
BRIGITTE DROUHARD ” 21
ROBERTO PROCELLI ” 21
MAURO ALGANON ” 22
MARIA ANGELA MARANGON ” 22
VERDIANA BIVONA ” 22
FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ ” 23
MAURO DI VITTORIO ” 24
SERGIO SECCI ” 24
ROBERTO GAIOLA ” 25
ANGELO PRIORE ” 26
ONOFRIO ZAPPALA’ ” 27
PIO CARMINE REMOLLINO ” 31
GAETANO RODA ” 31
ANTONINO DI PAOLA ” 32
MIRCO CASTELLARO ” 33
NAZZARENO BASSO ” 33
VINCENZO PETTENI ” 34
SALVATORE SEMINARA ” 34
CARLA GOZZI ” 36
UMBERTO LUGLI ” 38
FAUSTO VENTURI ” 38
ARGEO BONORA ” 42
FRANCESCO BETTI ” 44
MARIO SICA ” 44
PIER FRANCESCO LAURENTI ” 44
PAOLINO BIANCHI ” 50
VINCENZINA SALA IN ZANETTI ” 50
BERTA EBNER ” 50
VINCENZO LANCONELLI ” 51
LINA FERRETTI IN MANNOCCI ” 53
ROMEO RUOZI ” 54
AMORVENO MARZAGALLI ” 54
ANTONIO FRANCESCO LASCALA ” 56
ROSINA BARBARO IN MONTANI ” 58
IRENE BRETON IN BOUDOUBAN ” 61
PIETRO GALASSI ” 66
LIDIA OLLA IN CARDILLO ” 67
MARIA IDRIA AVATI ” 80
ANTONIO MONTANARI ” 86

Passatempi di fine primavera.

FERMI TUTTI! Scordavo di linkarvi il mio ultimo articolo per Clamm Magazine sulle Gibson Girls, e quello sulla scuola e il terremoto per HeyKiddo. Sarebbe stato un dolore per voi. 

Allora, era da un po’ che non vi facevo cadere i bulbi oculari dai rispettivi e deliziosi buchetti del cranio con le mie foto. Ora il mondo ha un po’ di spazzatura in più, e voi potrete deliziarvene. La verità è che mi sono messa a peregrinare per le ville, gli angolini, le chiesine delle mie zone. E niente, alcune foto le ho ritrovate e risalgono a qualche settimana fa, prima del terremoto, quindi sappiate che molte cosine che vedrete adesso sono danneggiate (anche pesantemente). Altre foto sono più recenti.


Volevo mostrarvi questi angolini, questi piccoli tesori misconosciuti, anche per ridare un po’ di speranza. Ricordate di passare il topo sulle immagini, devo sempre insegnarvi tutto. Ed ora una canzoncina di sottofondo, per fare atmosfera:

Katie Melua – Nine Million Bycicles <3

A presto.

Approccio al tipico esemplare di emiliano: il dialetto.

Avviso: post lungo e barboso.

Era nata questa interessantissima discussione, nei commenti dell’ultimo post, riguardo i dialetti (in particolare il marchigiano). A me ‘sta cosa è piaciuta molto, quindi ho deciso di erudirvi un po’ sulla mia amata regione, amata anche di più dopo il recente sisma (sarà finito? Sperèm), in particolare sul dialetto.

Ho deciso di occuparmi solo di quello emiliano, perché quello romagnolo lo sento più raramente e rischierei di dire qualche cavolata (è molto allegro, comunque. Sa di piadina. Mi sentirete spesso paragonare i suoni ai cibi, non so perché ma mi riesce bene.) Se fossimo persone serie e posate, inizieremmo subito e pomposamente dicendo che l’emiliano “appartiene al gruppo gallo-italico delle lingue romanze occidentali: pertanto, come il francese, l’occitano ed il catalano presenta fenomeni fonetici e sintattici innovativi che lo distinguono dall’italiano”.

Ma a nessuno frega del ceppo linguistico. Io vi sto donando un manuale di sopravvivenza con i fondamentali, sintetico e semplice, per parlare proprio come un emiliano d.o.c..

Tralasciamo le influenze dell’emiliano nelle altre regioni, quindi carrarese, pavese, mantovano, casalasco e viadanese che si trovano in Toscana, Lombardia e sconfinano linguisticamente anche nel Veneto. Concentriamoci su tre città in particolare, Bologna, Modena e Ferrara (chiedo scusa alle altre!).

Bologna. La lingua più chic è di certo quella cittadina, ovvero parlata fra le antiche mura che adesso sono i viali di circonvallazione. Ha un che di brioso e impertinente, ma negli ultimi anni ha preso molti suoni dall’italiano vero e proprio (si diceva Bulåggna, quasi con la e al posto della prima a, al tempo dei miei nonni; adesso si sente più Bulagnna). Questo non è accaduto al bolognese montano, che si divide in medio e alto. Quello medio si parla nella zona collinare (ad es. Porretta Terme), quello alto ovviamente in quota (Lizzano in Belvedere, Granaglione…). Per intenderci, fra Porretta e le sue frazioni c’è una grandissima differenza dialettale – figuriamoci fra Bologna City e la montagna. In linea generale, sono più nasali e mantengono le e laddove i bolognesi dicono la a (es. casĕtt, cioè cassetto, in città è casatt). Ancora più difficile è porre dei paletti al bolognese di pianura, che sfocia spessissimo nel modenese o nel ferrarese a seconda della posizione geografica. Posso testimoniare che molte parole sono prestiti dal francese, basta considerare pòmm (mela), che in francese si dice pomme.

Conoscete Andrea Mingardi? Ecco, le sue canzoni sono un esempio di bolognese cittadino.

Modena. Un dialetto poco conosciuto, e spesso confuso col bolognese da chi non se ne intende (guai! Questo è il miglior modo per farsi guardare male). Anche in questo caso c’è da distinguere fra il modenese cittadino, con suoni gutturali e influenze tedesche a causa della dominazione austriaca, e quello appenninico, parlato per esempio a Zocca, Palagrano, Sestola. Ma a questo punto dobbiamo aprire altre parentesi importantissime, ovvero il carpigiano (parlato anche nella campagna, fino a Novi) e il mirandolese. C’è campanilismo anche qui: il carpigiano, a differenza del modenese puro, ammette un solo suono per la lettera z, ovvero quello che in italiano ha la s in rosa. A Mirandola si parla una lingua differente ancora, diffusa in tutta la bassa modenese (Finale Emilia, San Felice, Camposanto, Medolla, Concordia…) fino ai confini della bassa bolognese (Budrio, Crevalcore, San Giovanni). Quei paesotti, insomma, dove potete ancora mangiare le tigelle senza sentirvi traditori del capoluogo.

Per avere un assaggio del modenese cittadino, dovreste recarvi in quella città il giovedì grasso, e ascoltare i discorsi della seconda famiglia più conosciuta dai modenesi dopo quella del Vangelo. Sto parlando di Sandrone, Sgorghiguelo e la Pulonia, ovvero la famiglia Pavironica, maschere carnevalesche dei geminiani. Notate che il discorso lo sanno a memoria.

Ferrara. Arrivo al mio tasto dolente, perché il ferrarese è veramente incomprensibile. Vi regalo un paio di esempi, frasi normalissime. Al par sut al parsut (il prosciutto sembra asciutto), A tiè séch bresch (sei secco asciutto, ovvero sei magro come uno stecco), poi il classico scioglilingua “Ti che at tachi i tachi tacam i me tachi!  Mi che at taca i to tachi? Tacati ti i to tachi!”. Ora provate a dirlo velocemente, e sappiate che ha un senso logico. La cosa più bella e buffa della pronuncia ferrarese è la l, che ricorda molto quella russa.

Il lessico fondamentale dei veri emiliani

Riporto qui di seguito le poche paroline che vi apriranno ogni porta (emiliana).

Nei nostri dialetti, la negazione non si dice con il non, bensì con la magica parolina brisa. Perché noi siamo speciali. Ad esempio: non c’è pane = an ghè brisa pan. Poi, a seconda che vi troviate in una delle città sopraelencate, la pronuncia cambia.

Soccmèl. Potrebbe essere l’inno dei bolognesi. La traduzione in italiano è volgarissima, ci arrivate da soli, ma in dialetto ha ormai perso ogni sfumatura scabrosa e si usa per ogni occasione. “Ho vinto un miliardo di euro” “Soccmèl!”. “Mi si è rotta la macchina” “Soccmèl che sfiga” e via soccmellando.

Maiàl. Versione ferrarese del soccmèl, ma di solito si è più portati ad usarla in contesti negativi, come parola liberatoria. Ovviamente ha sfumature di significato molto suine.

Ninet / Ninèta. Anche qui siamo nel campo suino, perché siamo emiliani e ci piace. Questi termini modenesi indicano sia l’animale vero e proprio, sia una persona unanimamente ritenuta di facili costumi.

Scevd (o scevàd). Il peggiore insulto che possiate mai dedicare ad un piatto emiliano, ovvero insipido, o in senso lato insapore.

Arzdòra (o arzdoura). La tipica massaia emiliana, che prepara la sfoglia, i tortellini, la casa. Donna dedicata alla famiglia e alla vita quotidiana, colei che vi lancerà i mattarelli in testa se le direte che i suoi piatti sono scevdi (vedi).

Giaz. Letteralmente sarebbe il ghiaccio, ma si usa per indicare gravi ristrettezze economiche.

E ora potete venire da noi, e farete un figurone.

2 Agosto 1980

ANTONELLA CECI anni 19
ANGELA MARINO “23
LEO LUCA MARINO ” 24
DOMENICA MARINO ” 26
ERRICA FRIGERIO IN DIOMEDE FRESA ” 57
VITO DIOMEDE FRESA ” 62
CESARE FRANCESCO DIOMEDE FRESA ” 14
ANNA MARIA BOSIO IN MAURI ” 28
CARLO MAURI ” 32
LUCA MAURI ” 6
ECKHARDT MADER ” 14
MARGRET ROHRS IN MADER ” 39
KAI MADER ” 8
SONIA BURRI ” 7
PATRIZIA MESSINEO ” 18
SILVANA SERRAVALLI IN BARBERA ” 34
MANUELA GALLON ” 11
NATALIA AGOSTINI IN GALLON ” 40
MARINA ANTONELLA TROLESE ” 16
ANNA MARIA SALVAGNINI IN TROLESE ” 51
ROBERTO DE MARCHI ” 21
ELISABETTA MANEA VED. DE MARCHI ” 60
ELEONORA GERACI IN VACCARO ” 46
VITTORIO VACCARO ” 24
VELIA CARLI IN LAURO ” 50
SALVATORE LAURO ” 57
PAOLO ZECCHI ” 23
VIVIANA BUGAMELLI IN ZECCHI ” 23
CATHERINE HELEN MITCHELL ” 22
JOHN ANDREW KOLPINSKI ” 22
ANGELA FRESU ” 3
MARIA FRESU ” 24
LOREDANA MOLINA IN SACRATI ” 44
ANGELICA TARSI ” 72
KATIA BERTASI ” 34
MIRELLA FORNASARI ” 36
EURIDIA BERGIANTI ” 49
NILLA NATALI ” 25
FRANCA DALL’OLIO ” 20
RITA VERDE ” 23
FLAVIA CASADEI ” 18
GIUSEPPE PATRUNO ” 18
ROSSELLA MARCEDDU ” 19
DAVIDE CAPRIOLI ” 20
VITO ALES ” 20
IWAO SEKIGUCHI ” 20
BRIGITTE DROUHARD ” 21
ROBERTO PROCELLI ” 21
MAURO ALGANON ” 22
MARIA ANGELA MARANGON ” 22
VERDIANA BIVONA ” 22
FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ ” 23
MAURO DI VITTORIO ” 24
SERGIO SECCI ” 24
ROBERTO GAIOLA ” 25
ANGELO PRIORE ” 26
ONOFRIO ZAPPALA’ ” 27
PIO CARMINE REMOLLINO ” 31
GAETANO RODA ” 31
ANTONINO DI PAOLA ” 32
MIRCO CASTELLARO ” 33
NAZZARENO BASSO ” 33
VINCENZO PETTENI ” 34
SALVATORE SEMINARA ” 34
CARLA GOZZI ” 36
UMBERTO LUGLI ” 38
FAUSTO VENTURI ” 38
ARGEO BONORA ” 42
FRANCESCO BETTI ” 44
MARIO SICA ” 44
PIER FRANCESCO LAURENTI ” 44
PAOLINO BIANCHI ” 50
VINCENZINA SALA IN ZANETTI ” 50
BERTA EBNER ” 50
VINCENZO LANCONELLI ” 51
LINA FERRETTI IN MANNOCCI ” 53
ROMEO RUOZI ” 54
AMORVENO MARZAGALLI ” 54
ANTONIO FRANCESCO LASCALA ” 56
ROSINA BARBARO IN MONTANI ” 58
IRENE BRETON IN BOUDOUBAN ” 61
PIETRO GALASSI ” 66
LIDIA OLLA IN CARDILLO ” 67
MARIA IDRIA AVATI ” 80
ANTONIO MONTANARI ” 86

Le ceneri di Gentile Budrioli

La città rossa, come viene chiamata  non solo per il colore dei colonnati, è teatro di aneddoti curiosi e storia poco conosciuta. Bologna: un paesone, una città che ti accoglie con i suoi profumi e con un immenso patrimonio artistico, non sempre evidente alla prima occhiata, ma che bisogna andarsi a cercare.

Sotto alle due torri, scivola come lo strascico dei vestiti rinascimentali l’amicizia di due donne profondamente legate, diverse ma accomunate dalla passione per l’esoterismo e l’indipendenza: Ginevra Sforza e Gentile Budrioli. La prima è piuttosto conosciuta: divenne moglie di due dei più importanti signori rinascimentali, Sante e Giovanni Bentivoglio, che governavano Bologna; fu una mecenate, del resto andava di moda, epperò la sua arguzia le suggeriva spesso di consigliare il marito (soprattutto il secondo, Giovanni) sulle questioni politiche più delicate. Ovviamente, l’influenza di una donna che peraltro non era nemmeno in buoni rapporti con il Papa confinante (poi vedremo perché) era davvero mal vista in città. Lascio immaginare i pettegolezzi delle Alfonse Signorini versione quattrocentesca.

Fra un ricevimento, una noiosa Messa, una congiura da sventare, cosa si poteva mai fare per passare il tempo? C’erano sempre delle carinissime pratiche di negromanzia, anch’esse di moda ma tenute segrete per non passar dei guai con l’Inquisizione, ambiente che secondo me faceva uso di malefici più degli stessi condannati. Ma passiamo alle note oggettive, ché non voglio mica influenzarvi. E’appurato che Ginevra fosse una grande fan di esoterismo, alchimia e compagnia bella – ecco perché veniva sempre monitorata da parte dell’entourage papale – : fu proprio grazie a questi interessi che venne attirata, per la sua fama di guaritrice, presso Gentile Budrioli, e il destino delle due donne rimase legato per sempre, seppur con finali diversi.

Ma chi era Gentile? Una donna mica indifferente. Con lunghi capelli biondi, che somigliavano a quelli di Ginevra, ma con un carattere più mite, un animo che rifletteva il suo stesso nome, gentile. Strano che delle due sia stata proprio la più mansueta a fare la fine di cui vi racconterò. Dicevo: una donna buona, e soprattutto di un’intelligenza scintillante, voleva dire quello che pensava e pensare senza costrizioni, voleva conoscere perché era curiosa, voleva essere se stessa, e non quello che la società le imponeva di essere. Forse troppo ingenua nel confidarsi al marito, uno dei notai più in vista di Bologna, che non sopportava l’idea di una moglie così incline alla cultura e allo studio (una donna!) da poter adombrarlo o peggio rovinare la reputazione della famiglia.

Gentile voleva ca(r)pire i segreti del mondo, e anche contro il volere del marito decise che l’unico mezzo era il ritiro al convento dei Francescani dell’amico Frate Silvestro. Io la immagino entrare nello studiolo del francescano, alle prese con alambicchi e attrezzi da erborista vari, e da lì avere l’illuminazione su cosa fare. Fu negli anni del convento che Gentile apprese i segreti della natura, delle erbe curative (sì, le nonne delle medicine), delle stelle. Una donna atipica che naturalmente attirò curiosità.

E così si sparsero le voci della dolce disponibilità della giovane donna a curare, con le sue conoscenze, i mali fisici e psicologici delle persone: capacità che dunque attirò Ginevra Sforza, e che fece da collante per la nascita di un’amicizia sincera. La signora di Bologna volle Gentile come dama di compagnia, e furono mattinate passate a passeggio, pomeriggi spesi in chiacchiere, notti all’insegna delle lezioni di “magia”. Bei tempi, che si spensero con la terribile congiura della famiglia Malvezzi bramosa di prendere il potere; tutte le sfortune dei Bentivoglio vennero imputate a Gentile, già guardata con curiosità mista a sospetto per le pratiche che sappiamo. Ginevra si vide costretta da Madame la Ragion di Stato a togliere la protezione alla sua migliore amica, lasciandola praticamente in pasto all’Inquisizione che ovviamente la vide come una stregaccia bella e buona.

Un patto con Satana, decine di rapporti con il Demonio, malefici, schifezze d’ogni genere: fidatevi, se voi foste capitati in mano ai Dominicani che combattevano la stregoneria, avreste confessato questo ed altro. Le torture, che io amo particolarmente studiare per una leggera vena sadica annidatasi nel mio cuoricino, sono molte e una più dolorosa dell’altra. E poi, se anche qualcuno avesse resistito al male, gli inquisitori avrebbero pensato che fosse lo stesso Satana ad aiutare il protetto… chi arrivava agli interrogatori ne usciva solo morto.  E così avvenne a Gentile Budrioli, al rogo perché Strega Enormissima di Bologna il 14 Luglio 1498. Le sue ceneri vennero soffiate in aria, mentre Ginevra, dall’alto delle sue stanze, guardava e piangeva.

Ma Gentile, in sogno, poco prima di morire aveva visto cinque streghe a presagirle l’infausto destino… si erano presentate, e secondo me sono proprio loro che dovremmo mettere al rogo: si chiamavano Pregiudizio, Menzogna, Ignoranza, Maldicenza e Invidia.