Eupepsia di Natale

Prima di tuffarvi stile Fosbury nel mio attesissimo post, assicuratevi di aver letto il mio articolo dolcissimo per HeyKiddo o non vi farò gli auguri.

Insomma, ricapitoliamo: la vostra piccola Grinch si è svegliata in questi giorni, e ha realizzato che il Natale si avvicina. Anche il blog l’ha avvisata, improvvisamente, quando ha cominciato a far nevicare a grossi fiocchi di html. Così, ha dovuto in tutta fretta finire le ultime faccende, radunare attorno a sé qualche fidato amico della Banda del Buco (BdB), fare scorta di lunghissimi libri, mettere in equilibrio pile pericolanti di DVD e videocassette, comprare scatoloni profondi e bui pieni di tè, infusi in bustina e cioccolatini.

Ora è tutto pronto, anche se sarà un Natale un po’ diverso, un po’ da digerire, un po’ così. Proprio per questo, perché di cose da mandare giù ce ne sono tantissime (e non mi riferisco solo ai cenoni e ai grandi raduni familiari di cui un giorno dovrò narrarvi, descrivendo ogni briciola nei più gustosissimi dettagli), il mio sogno natalizio, oltre a quello di poter dormire per un’era geologica, è uno solo. La mia letterina al bambin Gesù e a Babbo Natale, che ho inviato in doppia copia con ricevuta di ritorno per essere sicuri al 100%, include una richiesta particolare. Voglio finalmente ritrovare il tempo, come tanti anni fa (ed ecco che improvvisamente divento una nonnina tremolante che ricorda i bei tempi di gioventù), di fare i biscotti.

Era un’attività così rilassante rimescolare l’impasto – sotto la supervisione di qualcuno per evitare di far scoppiare qualche strana bomba nucleare – e ritagliare i biscotti con le formine, infornare, sedersi davanti al forno per velocizzare la cottura col potere dello sguardo, e soprattutto spargere le decorazioni di cioccolato e perline zuccherate sentendosi un prodigioso ibrido geniale fra Picasso e Christian Dior.

Ma stavolta non dovranno essere semplici dolcetti: avranno la funzione di sostegno morale, eupeptico e consolatorio. Quindi, la conclusione è: facciamoli allo zenzero. I biscotti eupeptici natalizi.

In alternativa, se proprio non dovessi riuscire nell’impresa, beh, avrei anche un’altra richiesta che vi spiego con una vignetta:

Tutto chiaro? Bene, detto questo, un grande augurio anche a voi lettori. Ovviamente, perché senza di voi il mio blog non esisterebbe nemmeno, e poi perché mi chiedo sempre come faccia qualcuno a utilizzare la sua preziosa connessione Internet per leggere me. Veramente, vi dovrei nominare tutti Cavalieri e Gran Dame del mio regno. Passate un Natale il più digeribile possibile. Mettete i maglioncini coccolosi con le renne. Fate battute argute con doppi sensi davanti a familiari che vi stanno più antipatici. Accarezzate i cuccioli e dite loro che è la carezza di una blogger. E che il 2013 sia buono con noi.

Ecco. Fin. Andiamo tutti in pace. Volete un fazzolettino per asciugarvi le lacrime?

[Oh, a proposito: BUON COMPLE GESÙ1!111!!!!!1 Vuoi qualche sigaro in regalo? A proposito, i tuoi 2012 anni li porti da Dio eh!]

Rottamate il vecchio bove e passate al riscaldante (Buon Natale)

 

 

 

 

Posto che senza i grandi classici natalizi degli Elii (e senza zenzero) non è Natale, con queste chicche che dovreste tutti essere onorati di poter ascoltare vi porgo i miei auguri più sbaciucchiottosi, mielosi, scintillanti e carianti. Attenzione se siete diabetici.

Almeno per questi pochi giorni, giochiamo ai contrari: ad esempio, fingiamo che vada tutto bene, che l’Italia sia una democrazia, che i bagordi facciano dimagrire, che Babbo Natale non si droghi per poter consegnare tutti quei regali in una notte sola. Felice Natale.