Scappare a Roma: imperatori fighi e chiese vanitose

Sono viva!

Sono soltanto seppellita da cose da fare e da pensare.

Approfitto degli ultimi scampoli di libertà che mi sono concessi, prima che l’università mi fagociti definitivamente. E ritorno, come ai bei vecchi tempi, a mostrarvi qualche fotina senza troppe pretese della mia ultima fuga a Roma, rigorosamente in ordine sparso.

C’è chi dice che Roma sia la città più bella del mondo: è vero.

Però ormai questa bellezza è più decadente che mai, e chissà, forse è proprio questo a far parte del suo fascino. Di sicuro c’è soltanto che ad ogni vicolo ed angolo si possono trovare incredibili sorprese, troppe anche solo da elencare: un esempio su tutti, il ristorante in cui mi sono abbuffata di amatriciana e spaghetti cacio e pepe (ehm) (per la cronaca, il ristorante è questo qui, consiglio caldamente).

Ma non vi ammorberò oltre, lasciamo parlare quegli sgorbi assoluti capolavori che sono le mie splendide foto – e ricordate amiscci, passate sempre il mouse sull’immagine per leggere il mio pregevole commento ed avere dunque una comprensione più piena e completa delle boiate che sparo!

E infine, sperando di non averla tirata troppo per le lunghe, non poteva mancare una delle mie scene preferite di Vacanze Romane.

P.S. Ringraziatemi che non ho chiamato il post “Vacanze Romane” o “Fotine”, eh. Dai, sto aspettando.

Futuri paralleli al mio presente (e giardinaggio)

Mi scuso fin d’ora per la lunghezza del post, d’altronde è da tanto che non mi faccio viva. 

Le cose più importanti che avete necessità di sapere, in quanto miei fedelissimi lettori e confratelli nella Setta dell’Ammmore, sono le seguenti:

♥ Ho scoperto che nella mia vita non c’erano abbastanza illustrazioni di Yelena Brysenkova, e probabilmente nemmeno nella vostra, quindi cliccate QUI.

♥ Devo al più presto darmi al giardinaggio. Io non ce la posso fare se non dimostro a me stessa e all’universo che ho almeno un po’ di pollice verde. Qualche giorno fa sono stata ad una magnifica esposizione di fiori e piante, alcuni erano veramente meravigliosi – e sentire della gente esperta di qualcosa parlare in termini tecnici, come adepti di una loggia segreta, stimola sempre la mia strabordante curiosità – tanto che ho deciso di schiavizzare qualche personaggio più esperto di me (vedi: mio padre, un paio di vicini, un nuovo amico che si è scoperto provenire dal mio stesso paesucolo) e imbastire un mio personale vivaio / roseto / orto o qualsiasi cosa ne salti fuori. Sarà la primavera. (A proposito: ma quanti tipi di rosa esistono? Hanno dei nomi stupendi! E lo sapevate che ogni ramo di un albero ha un nome diverso? Ma quante soddisfazioni può dare la botanica!)

♥ E ora passiamo alla parte che piace a noi gente letterata. Parlo dei miei goffi esercizi di scrittura che, con faccia tosta e sprezzo del ridicolo, decido di gettare in pasto al formidabile popolo della rete. L’altro giorno mi sono messa china sui fogli della mia Moleskine (sì, qualche vezzo da piccola hipster di provincia / studentessa di Harvard venuta male lo dovete lasciare anche a me, sennò non vale) e ho pensato di utilizzare una specie di sistema combinatorio, come coi mazzi di carte da poker (una tecnica per niente originale e già bella che sfruttata, lo so), per inventare tanti possibili futuri ed esorcizzare l’angoscia fluttuante dell’ignoto (e ora la smetto con queste parentesi altrimenti vi viene la scogliosi e vi sanguinano i cristallini). Vi ricordo che nessuna di queste ipotesi deve per forza essere logica o credibile, perché l’ho deciso io e quindi amen.

Futuro ipotetico numero 1: L’avvenire dello strano matrimonio.

 ♫ Colonna sonora: Grimes – Oblivion

La mia vita scorre tranquilla, e nel frattempo la società continua a vedere un incessante progresso tecnologico. Anche gli studi di robotica sono avanzatissimi, tanto che gli esperti sono in grado di creare robot sofisticatissimi i quali, attenzione attenzione, hanno la facoltà di provare una certa gamma di emozioni umane, oltre ovviamente a poter interagire tranquillamente con noi come dei bot superintelligenti. I robot si integrano perfettamente nella società umana, compiendo lavori di ogni genere e comportandosi egregiamente. Fino a qui la storiella vi ricorda vagamente Matrix, nevvero? Bene, d’ora in poi non ve lo ricorderà più. Succede che io, nell’impossibilità di trovare un marito umano, e trovandomi in necessità di dover condividere il resto dei miei giorni con qualcuno che non sia un gatto spelacchiato, decido di comprarmi un robot-marito. Proprio in quel periodo ci sono i saldi al supermercato, quindi mi avvio alla Mecca del Consumo, dove i piedi dei clienti vengono saldati su binari che automaticamente portano davanti ai vari scaffali, senza dover camminare. Il percorso è obbligato, e alla fine si comprano cinquanta volte le cose che si volevano comprare prima di entrare. Esco dal supermercato con trenta scatolette di sardine, L’Iphone 124, un sintetizzatore, tre paia di calze fabbricate nelle Filippine e finalmente il mio sospirato marito. Andiamo in Comune e facciamo regolarmente registrare il matrimonio, dato che la legge, pur non consentendo ancora il matrimonio omosessuale, ha da tempo autorizzato le coppie umano-robotiche. Il nostro rapporto inizia e prosegue nel migliore dei modi, perché lui bilancia la mia personalità e sopperisce alle mie mancanze: è bravissimo a far di conto, ovviamente, quindi controlla il bilancio familiare. Parcheggia con precisione millimetrica. Sa sempre cosa dirmi e quando, mi prepara il tè, e mente io affondo il naso nelle lasagne lui si ricarica placidamente con la presa della corrente. Con l’andare del tempo, però, noto che i suoi comportamenti si fanno sempre meno precisi, la perfezione sfuma, il rapporto s’incrina per la troppa umanità. Capisco che mio marito ha senza dubbio un guasto di produzione. Torno al supermercato e provo a farmelo cambiare, ma mi rendo ben presto conto che gli inservienti del negozio sono anch’essi robot – gli umani non tollerano più di fare certi mestieri – e, pur ammettendo che mi sono comprata un marito fallato, parteggiano per lui e si rifiutano di cambiarlo. Non voglio nemmeno divorziare, perché alla fine è solo una questione di cavetti scordati (sarebbe come divorziare da qualcuno perché ha preso il raffreddore). Così mi ritrovo ad avere un marito che sta perdendo tutta la sua macchinistica perfezione, che tende sempre più all’umanità senza essere umano. Allora sono costretta a dover imparare tutte quelle funzioni svolte prima da lui, sentendomi sempre più robotica a mia volta. E a un certo punto si arriva al momento in cui non si capisce più chi è chi.

Futuro ipotetico numero 2: L’avvenire esistenzialista.

 ♫ Colonna sonora: Françoise Hardy – Des ronds dans l’eau

Il mondo esce a fatica da una guerra catastrofica.  Molti Paesi, così come li conosciamo adesso, non esistono più. L’uomo ha modificato l’assetto idrogeologico del 99% della superficie mondiale. Piano piano, cominciano a ripopolarsi le città con i superstiti, fra cui casualmente sono da annoverare anche io. Una delle pochissime città a salvarsi quasi intatta, grazie a ingegnosi patti diplomatici e a dinamiche belliche complesse, è Parigi, che pur essendo profondamente cambiata ha conservato la sua allure d’altri secoli. Ed è così che qui si rifugiano i nostalgici del mondo com’era prima della guerra, fra i quali, sempre casualmente, sono ancora da annoverare. A loro si contrappongono masse di uomini che non hanno perso, nonostante tutto, la fiducia nell’umanità e infondono ai loro figli, la prima generazione in tempo di pace, una fiducia e un ottimismo sfrenati verso il futuro. I nuovi parigini, al contrario, sono prevalentemente intellettuali, filosofi, ex combattenti, artisti – insomma, tutta gente che serve solo in salotto – i quali devono affrontare le stesse problematiche di ogni dopoguerra: ricostruire, riflettere, capire quali valori sono rimasti (se sono rimasti). Io, fra costoro, divento una devotissima esistenzialista: mi faccio tatuare pezzi di La Nausée sulle braccia, mi vesto solo di nero con qualche sprazzo bianco, nascondo il viso all’ombra del borsalino, ho sempre qualche libro di Camus sotto il braccio, non ascolto altro che chanson francese. Convintissima delle mie idee atee, del mio pessimismo, del disprezzo per l’umanità intera,  della mia nuova vita fondata su solidi anti-valori, all’improvviso mi rendo conto che sta crescendo in me la paura della morte. [Questo futuro si ricollega a quello successivo, quindi possiamo considerarli come uno unico diviso in due.]

Futuro ipotetico numero 3: L’avvenire dell’eterno passato.

♫ Colonna sonora: Arcade Fire – Wake Up

La mia paura della morte è assolutamente infondata, in quanto sono immortale, e me ne rendo conto il 25 ottobre del mio compleanno numero xxx. Tutta la gente che conosco nella mia vita se ne va, chi prima chi poi, mentre io sono destinata a rimanere,  immutabile. Vedo così finire la fase del dopoguerra, che però non è una rinascita ma un degrado: tutto va così male che l’umanità è regredita ai primi anni dell’ homo sapiens sapiens sul pianeta.  E da questo periodo la storia ricomincia ad avanzare, ma attenzione, non semplicemente come ciclo di caduta – ripresa – ricaduta – eccetera, bensì esattamente con gli stessi avvenimenti storici, gli stessi personaggi, le stesse esatte guerre che erano avvenute prima della mia nascita. Io, essendo immortale, rivivo ogni volta ogni cosa, finché si arriva al 25 ottobre dell’anno xxx (che nella mia nuova concezione temporale marca il passaggio di un anno, in realtà è astronomicamente un lasso di tempo molto superiore) e tutto ricomincia di nuovo. Decido di andare per il mondo e incontrare vari personaggi famosi: Eleonora d’Aquitania, Giulio Cesare, Tesla, Pertini, Laurence Olivier. Solo che ad ogni nuovo ciclo loro sono sempre gli stessi, e se la storia della mia vita eterna è sempre così uguale e ripetitiva, immaginatevi cosa può essere affrontare una giornata di 24 ore. Decido allora di divertirmi un po’ vendendo pozioni a chi ne ha bisogno. Dopo aver trasformato qualcuno in formichiere, qualcuno in cassonetto e qualcun altro in scheletro, la noia esistenziale torna ad assalirmi: ho conosciuto tutte le figure storiche, conosco ogni angolo di mondo, so tutto e ho già vissuto tutto. Ho perfino vinto la paura del free-climbing, tanto mal che vada mi schianto, ma che fa? Sono immortale. Allora penso: qual è uno degli animali che vive meno? C’è un tipo di farfalla che svolazza per un solo giorno e poi muore [ephemeroptera]. Mi metto all’opera, e dopo qualche secolo (anno? giorno? mese? boh.) riesco a creare la pozione per trasformarmi proprio in quella specifica farfalla. La noia, nel cercare tutti i fiori del pianeta sbocciare ciclo dopo ciclo, sparisce definitivamente.

Fine dei deliri. Ciao.

Passatempi di fine primavera.

FERMI TUTTI! Scordavo di linkarvi il mio ultimo articolo per Clamm Magazine sulle Gibson Girls, e quello sulla scuola e il terremoto per HeyKiddo. Sarebbe stato un dolore per voi. 

Allora, era da un po’ che non vi facevo cadere i bulbi oculari dai rispettivi e deliziosi buchetti del cranio con le mie foto. Ora il mondo ha un po’ di spazzatura in più, e voi potrete deliziarvene. La verità è che mi sono messa a peregrinare per le ville, gli angolini, le chiesine delle mie zone. E niente, alcune foto le ho ritrovate e risalgono a qualche settimana fa, prima del terremoto, quindi sappiate che molte cosine che vedrete adesso sono danneggiate (anche pesantemente). Altre foto sono più recenti.


Volevo mostrarvi questi angolini, questi piccoli tesori misconosciuti, anche per ridare un po’ di speranza. Ricordate di passare il topo sulle immagini, devo sempre insegnarvi tutto. Ed ora una canzoncina di sottofondo, per fare atmosfera:

Katie Melua – Nine Million Bycicles <3

A presto.

Chemically calm

Gente.

Sono qui: sono tornata. Anche se in realtà non me ne ero nemmeno andata.

Allora, diciamo che ultimamente ne ho viste così tante da aver proprio bisogno di catarsi. Faccio l’unica cosa che sono in grado di fare quando ci sono tanti problemi: mi preparo il tè e lo sorseggio. Son fatta così, è meglio dell’aspirina, è la panacea. Magari un giorno vi ammorberò per bene con un post tutto dedicato.

Poi magari vi racconterò anche di tutto quello che è successo, e chiederò anche una curiosità ai miei eventuali lettori marchigiani (dai! Non mi dite che non c’è nessuno delle Marche fra noi impillolati!). Anzi no: pongo subito la questione. Quanti accidenti di dialetti/accenti avete nella vostra regione? Perché ho incontrato dei volontari della Protezione Civile Marche (simpaticissimi e in gamba) che parlavano con un misto di toscano e umbro molto chic.

Comunque, ora che sono uscita dal protettissimo bunker del mio pensiero, quel luogo nascosto dal quale mi spreco a giudicare Tutto e Tutti – sperando di non essere da Tutto e Tutti ricambiata – posso dirvi che ho bisogno di rinnovamento e freschezza. Difatti, a meno che non abbiate direttamente letto il post senza guardarvi in giro, in preda alla crisi d’astinenza, avrete di sicuro notato la nuova testata, altrimenti detta La Fighissima Illustrazione Personalizzata Per Me Che Nessuno Può Copiare In Stile Jugend Anni ’20 creata da quella anima eletta di Fed. Ditemi voi se non è una meraviglia: colgo l’occasione per ringraziarla, eleggerla mia illustratrice ufficiale (spero che voglia farmene altre, fra un impegno e l’altro), farle gli auguri per il futuro.

Poi vi presento anche la mia nuovisssssima GROSSA GROSSA PAZZA collaborazione con un sito veramente ben fatto e ben pensato, noto come Hey Kiddo.  Trattasi di un magazine online che si occupa di letteratura, con il target speciale di bambini e adolescenti, ma interesserà sicuramente anche gli adulti. Pensate che mi hanno addirittura dato la possibilità di una rubrica personale, dalla quale, come una specie di balconcino, sbircerò letture, autori e soprattutto scuola, avendo la privilegiatissima posizione di una che a scuola ci va ancora. Le mie opinioni non richieste vi invaderanno quindi con un mezzo in più: che altro si può volere dalla vita? Ah, già, dimenticavo: questo è il mio primo articolo.

Detto ciò, e aggiornati i miei amati concittadini del comune Pillole (VT), vi regalo una canzoncina per risollevarci il morale.

The days were long and open, the nights were full of stars

No! Lettori! Amici, cittadini del comune del mio blog! Navigatori bussolati sulle vostre belle navi! Se ancora non vi si sono incrociate le pupille a forza di vedere tutti questi inusuali punti esclamativi, aspettate un attimino. Lo so che di solito scrivo con una regolarità più… regolare (e con questa la qualità linguistica del mio post se n’è appena andata in pellegrinaggio a Lourdes), e magari voi vi rigiravate insonni nel letto a pensare al mio blog, magari eravate già in ansia, vivevate domandandovi che fine avessi fatto.

Ma! Ma ma ma! È qui che arrivo io, e immaginatemi mentre cammino soddisfattissima e schiacciata al suolo dal peso di tremila zaini, borse e sassi nelle tasche. E vi spiazzo tutti. Voi pensavate che io me ne stessi lì, a gettare monetine nelle fontane dei giorni esprimendo desideri mentre voi passavate qui ogni giorno e non trovavate niente di nuovo. Voi pensavate che io me la stessi prendendo comoda, eh? Lettori di poca fede, in realtà ho semplicemente passato il periodo (preannunciato) del “hey-sono-100-anni-dall’-affondamento-del-Titanic-piangiamo-un-po’-insieme”, che probabilmente vi farà pensare a quante lacrime e sbattimenti si possano sprecare per la pregiata aria fritta.

Non siate però frettolosi, perché la qui presente riveste il Titanic e la sua vicenda di un profondo significato storico, ed è grandemente appassionata di tutto ciò che lo riguarda, senza limitarsi al celebre film omonimo (la versione in 3D, bè, quella non ha ancora trovato il coraggio di andarla a vedere). Poi: altro buco nero che mi ha risucchiata per poi sputacchiarmi fuori assieme alle piume e ai lustrini dell’eyeliner, la visione del film Pollo alle prugne. Reazione della scrivente: positiva, tendente al depresso, perché sono anche un po’ dipendente da una certa sfumatura di melanconia. Consigliato, ma non se piove o siete già tristi, altrimenti finite come me – e non dite che non vi avevo avverititi. Ah, ho visto anche Diaz e ci sono stata malissimo, ma l’argomento merita una descrizione e discussione più approfondita. Coming soon.

Se quello era un buco nero, la voragine estrema dalla quale potrò uscire con grande difficoltà sarà l’imminente esame di tedesco, che mi sta praticamente trasformando il cervello in un crauto viscidoso dagli occhi a spirale. 

Bene, detto questo, e infarcito un post intero di giustificazioni non richieste (excusatio non petita…ehm…), posso passare alla vera motivazione di base, ovvero una sfacciatissima pubblicità – nemmeno tanto occulta – del mio fighissimo

ULTIMO ARTICOLO PER CLAMM MAGAZINE!

Lo so, lo so che detta così vi potrà sembrare un po’ seccante, ma leggetelo e, se le lacrime di commozione non ve lo impediranno, verrete qui a ringraziarmi di avervi rotto le scatole con il mio nuovo

ULTIMO ARTICOLO

CHE OVVIAMENTE

DOVETE LEGGERE.

E’ della misura giusta, né grande né piccolo, è GRATIS, non unge, non sporchi le posate, vi stira anche i panni. Meglio del Mami e del Magic Bullet.

E ricordatevi… a presto con grosse, grossissime, eccitanti collabbbborazioni e sorprese superfescion. Andate e diffondete il Verbo della vostra adolescente più adolescentosa.

Festa uguale libri.

Partecipo con piacere al meme libresco che è rimbalzato sul mio blog da Piccolo sogno antico. Così potrete bearvi delle mie bellissime 30 risposte, e tanto per cambiare parleremo di libri.

1.  Il tuo libro preferito: Jane Eyre, di Charlotte Brontë – ma noooo, non l’avreste mai detto, vero?

2. La tua citazione preferita:Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane”. Italo Calvino, Il visconte dimezzato

3. Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto. Barney Panofski in La versione di Barney, di Mordecai Richler. Per capire la mia scelta, bè, non posso dire altro che “leggetevi il libro!”.

4. Il libro più brutto che tu abbia mai letto. Mmmm, l’indecisione mi dilania. Forse, la pietosa imitazione di chick-lit infarcita di volgarità gratuite che vedete qui.

 5. Il libro più lungo che tu abbia mai letto. Anna Karenina, di Lev Tolstoj

6. Il libro più corto che tu abbia mai letto. Non ne sono sicura, ma credo Il corpo sa tutto di Banana Yoshimoto.

 7. Il libro che ti descrive. Oltre al già citato Jane Eyre, direi che posso ritrovarmi già nel titolo di Una ragazza fuori moda, di Louise May Alcott.

8. Un libro che consiglieresti. Il mulino sulla Floss, di George Eliot – il primo libro che ho seriamente letto in inglese, tutto intero eh!

9. Un libro che ti ha fatto crescere. Diario, di Anne Frank

10. Un libro del tuo autore preferito. Come non citarla… potrei mettere qualsiasi libro scritto da lei, ma propendo per Gita al faro, di Virginia Woolf

11. Un libro che prima amavi e che ora odi. I love shopping, di Sophie Kinsella. La saga in generale, direi…

12. Un libro che non ti stancherai mai di rileggere. L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery

13. Il libro che in questo momento hai sulla scrivania. Racconti, di Edgar Allan Poe – e altri otto libri che formano una montagna instabile e minacciano il comodino. Sono tutti sepolti uno dall’altro.

14. Il libro che stai leggendo in questo periodo. Le onde, di Virginia Woolf

 15. Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi   Ciò che ho descritto in questo francese era solo l’effetto di una intelligenza sovreccitata e forse malata. (I delitti della Rue Morgue, Edgar Allan Poe)

16. La tua copertina preferita. Mi piacciono tutte le copertine che abbiano un quadro, un dipinto, anche se non famoso. Quelle della Penguin, per esempio, sono fantastiche. Ce n’è una disegnata, però, che adoro…

17. Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno. Holly Golightly in Colazione da Tiffany. E non perché nel film è interpretata da Audrey Hepburn…

18. Il primo libro che hai letto. Dev’essere stato uno di Geronimo Stilton, oppure La nuvola Olga.

19. Un libro il cui film ti ha deluso. Innumerevoli, l’ultimo è senza dubbio Jane Eyre con quella mummia della Wasikowska.

20. Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse. Orgoglio e Pregiudizio, di Jane Austen. Mi ritrovo perfettamente in Elizabeth Bennet! (Poi vabbè, c’è sempre Jane… ma rischio di diventare monotematica.)

21. Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te. Igiene dell’assassino, di Amélie Nothomb

22. Un libro che hai letto da piccola. Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, e il libro in sé e un paese delle meraviglie.

23. Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita. Direi Marina di Carlos Ruiz Zafón, delusione incredibile. La versione venuta male de L’ombra del vento.

24. Il libro che ti fa fuggire dal mondo. Cime Tempestose di Emily Brontë, vado con la testa a vagare per le scogliere brulle dello Yorkshire.

25. Un libro che hai scoperto da poco. Il crepuscolo celtico di Yeats, preso ieri in biblioteca… conoscevo le sue poesie, ma ora finalmente ho una raccolta!

26. Un libro che conosci da sempre. I viaggi di Gulliver, di Jonathan Swift

27. Un libro che vorresti aver scritto. Fra i miliardi che ho in mente, Il maestro e Margherita, di Michail A. Bulgakov e 1984, di George Orwell.

28. Un libro che farai leggere ai tuoi figli. Piccole Donne, di Louisa M. Alcott e Ventimila leghe sotto i mari, di Jules Verne

29. Un libro che devi ancora leggere. HAHAHA L’ho capita! Questa era spiritosa. Ho il mondo intero ancora da leggere.

30. Un libro che ti ha commosso. Qui devo confessarlo, ci sono due storie entrambe legate ai cani. Forse gli unici libri che mi abbiano fatto piangere, perché io ho questa cosa che le morti degli esseri umani – raccontate, beninteso – non mi toccano mai quanto le morti degli animali. Mah. Comunque: Io e Marley, di John Grogan, e la più inesauribile fonte di lacrime al mondo… Flush, biografia di un cane, di Virginia Woolf.

P.S. La festa a cui alludevo nel titolo è, ovviamente, quella della Pasqua. Quindi vi lascio con un agnostico augurio… Buona Pasqua:

Apatia portami via

Se siete pigri e volete solo le novità, andate direttamente alla fine del post e saltate le lagnanze. 

Ah, l’immagine qui sotto non ha una particolare coerenza con il senso del post (in effetti non ci sarebbe nessun senso da mantenere), è che la trovo molto pheega.

Lo trasformerò in una pulce, un’innocua piccola pulce, poi metterò la pulce in una scatola, e la scatola dentro un’ altra scatola… quindi spedirò la scatola a me stessa, e quando arriverà – ah ah ah ah, la spiaccicherò con un martello! È una splendida, splendida, splendida idea!

(Dal Vangelo secondo Yzma, Le follie dell’Imperatore)

Quando una citazione riassume ciò che hai in mente. E lo so, lo so che alla fine il mio diabolico piano comporterà l’utilizzo di “troppi francobolli” (cit.), ma che ci volete fare.

Purtroppo la primavera, come qualcuno di voi saprà, mi manda in apatia: ciò significa che la massima aspirazione della mia vita è mettere un bel cartello NON DISTURBARE alla porta, buttarmi sul letto con triplo salto carpiato, tirare le lenzuola fino al naso e farmi una di quelle dormite lunghe mesi e mesi, che potrei anche risvegliarmi uomo di quarant’anni.

Una dormita catartica.

Non capirò mai perché la natura, tanto precisina quando si tratta di farci ammalare o darci dolorini vari, non abbia regalato agli esseri umani anche un bel periodo di letargo. Dite che i nostri avi preistorici avevano questa possibilità? L’abbiamo persa con l’evoluzione? Ecco il genere di domande che possono nascere quando una sta troppo tempo a guardare il soffitto invece di studiare fisica.

La verità, letargo o meno, è che mi manca l’ispirazione. Non posso vivere senza essere circondata da arabeschi di pensieri, quelli che spesso mi causano mal di testa lancinanti – oggi per esempio ne ho avuto uno, ma senza l’ingrediente fondamentale del pensiero ingarbugliato: dettaglio infimo ma preoccupante – e invece ultimamente sono una macchina senza benzina.

Anche queste  righe, poche per il tempo altrettanto scarso che ho, sono un po’ strane e diverse rispetto l’atmosfera generale del blog. Ma se questa è la vita in pillole, ogni tanto ce n’è da aspettarsene una amarognola, e in tal caso si segue il caro vecchio consiglio di Mary.

A presto…

P.S. Lo so, lo so. Quello che tutti aspettavate: io vi regalo un linkino di anteprima. E ho già detto troppo…