Patriots

Novità di novità:  l’ultimo articolo per HeyKiddo e quello per Clamm Magazine!

Io in quanto a grandi scoperte di attualità ero rimasta al fatto che il vitello tonnato della Gianni Negrini è superbamente buono. (Ehi, Negrini, ti ho fatto la marketta! Alle bloggher markettare si regalano i prodotti per ringraziarle… non è che ci faresti un pensierino? E non lo scrivo per furbizia, eh, altrimenti avrei parlato di Dior.) Questo era il mio punto di arrivo per quanto riguarda le notizione dell’ultimo minuto.

E invece all’improvviso mi sono svegliata in campagna elettorale. Che ansia, che disagio. Bene: sono una cittadina, ho il magico potere del voto per la prima volta nelle mie manine dalle unghie pittate di blu. Siamo gente attiva, siamo gente che la domenica mattina non sta mica a cincischiare col cappuccino e la brioche (oddio, a dire la verità di solito sì), noi raccogliamo le ossa in un fagottino e andiamo a votare con il Tricolore sventolante al vento del Belpaese, con la matita in mano, il sorriso sulle labbra, la sicurezza di chi…

BALLE.

Non è vero niente. Io son stata male fino a cinque secondi prima di entrare nella cabina. Son stata male perché quello che si andrà a decidere sarà anche (e soprattutto) il mio futuro, di quelli che in cabina ci sono entrati per la prima volta. Fatto sta che questa giornata, 24 Febbraio 2013, rimarrà indelebile negli annali delle mie avventure imbarazzanti. Dopo ore di demoni interiori, ripensamenti, strategie architettate e piani scartati – avevo per esempio pensato di mettermi a cantare fortissimo Lugano Addio per creare scompiglio ai seggi e impossessarmi di tutto il baraccone, ma poi mi hanno fatto notare la possibilità di chiamare i carabinieri – mi son ritrovata in coda per le urne, con tanto di cappellino anni ’40 giusto per rimarcare il primo voto femminile.

Mentre attendevo il mio turno, riflettevo sulla simpatica variabilità di significati della parola “urna”, che oltre a designare lo scatolone fabbricone dove imbucano le schede, indica anche il vasino del capolinea per le ceneri umane. Poi, tutto d’un tratto, sento un “prego”. Prego? Che accidenti vuol dire? Oddio, devo entrare. Oddio, tocca a me. Si va in scena e mi sono scordata tutto il copione. Cammino, mi fissano, mi studiano, allungo la carta d’identità, nella quale c’è la mia foto (segnaletica da galeotta). Poi la mia tessera elettorale ancora lucida di stampa. Prendo la matitina bellissima. Poi non so più che fare. Minchia in umido.

Guardo le cabine, le fisso per quella che dev’essere una mezz’ora, le studio. Mi serve una mappa per capire come farmi strada in quella strana costruzione. Allungo una mano, gratto, tiro, mordo, prendo a calci la tendina, la quale ha finalmente la decenza di aprirsi. Sento su di me lo sguardo fra l’interrogativo, il compassionevole e l’interrogatorio di tutti i presenti. Poi arriva il momento della verità, per il quale nessuno è mai abbastanza preparato.

Infilo la maschera di una seria e consapevole cittadina, convinta del suo diritto-dovere appena esercitato. L’impalcatura ha un attimo di cedimento quando mi rendo conto che la scheda è meglio piegarla una volta in più, poi in un ultimo atto di vigliaccheria non la infilo io nell’urna cineraria, ma il gentile tizio di fronte a me, mosso da evidente compassione cavalleria d’altri tempi. Tutto è finito, ed è subito un “basta” che mi rimbomba nel cervello. Fuori dall’aula, gente con delle strane spillette appuntate alla giacca mi saluta. Non ricambio, perché oggi sono particolarmente maleducata.

Buon voto a tutti.

Campagne di informazione che porteranno progressi a voi e alla società

http://3.bp.blogspot.com/_sa1Tp8QSSJE/Sw_VCbQkvkI/AAAAAAAAB4Y/B9auRJmc4Jo/s1600/shakes_peace.gif

Ma il mio ultimo articolo per HeyKiddo l’avete letto? Magari voi pensate di sì e invece non è vero: che svista imperdonabile!

Solitamente le mie giornate trascorrono come quelle di qualsiasi altra persona normale a questo mondo: mi sveglio, spero di essere diventata Julie Andrews nottetempo, mi guardo allo specchio, scopro che la trasformazione non è avvenuta, mi intristisco, guardo che tempo fa, inveisco, medito sempre nuovi piani per la conquista del mondo e li annoto sulla Moleskine, schizzo le torture più originali da collaudare sui miei nemici politici, canticchio imitando Amalia Rodrigues, assumo la mia dose giornaliera di Logo Quiz, metto i funghi in padella, ogni tanto mi espongo alla luce solare (sempre con molta attenzione), twitto a Matteo Renzi esponendogli dilemmi esistenziali [CLICK], leggo un po’ di Shakespeare e mi addormento con le pagine sul naso. Insomma, niente che mi differenzi dal solito caos.

Ma ultimamente qualcosa è diverso.

Ultimamente tutti pretendono più del solito: Monti pretende che io faccia la mia parte per risollevare le sorti del nostro glorioso Paese, la macchine pretendono che io sia estremamentissimamente (siete riusciti a leggerla?) gentile e delicata nel guidarle, dei tizi grigi pretendono di aiutarmi nella scelta del mio futuro perché loro sanno benissimo come funziona il mondo del lavoro e dell’università, la scuola orrenda pretende che io passi ad ammuffire il poco tempo buono che mi rimane. Tutto ciò proprio nello stesso periodo in cui io ho solo voglia di piombare in posizione fetale, nutrirmi di M&M’s – quelle al cioccolato, non con la mandorla, per carità diddio – avvolgermi nel plaid col tè e guardare l’inverno avanzare.

Cara vecchia apatia, ci rincontriamo ancora, sempre quando bisogna lanciarsi negli sforzi più disparati. Ed ecco che si fa strada silenziosa, sempre più urgente, sempre più potente, fra mille scintille d’arcobaleno e unicorni alati, fra piccoli maialini rosa kawaii e fiocchetti azzurri intrecciati ai capelli, ecco, dicevo, che si fa strada [attenzione! Scurrilità in arrivo, mettete a letto i bambini] la forza misteriosa e ancestrale del vaffanculo.

Unitevi anche voi a me, amici, lettori, naviganti, membri della Setta dell’Ammmore stimatissimi e tristi per la perdita di ore di luce: siate tutti concordi e raccolti sotto un’unica speme, quella di poter sempre e in ogni luogo mandare affanculo qualcuno. Ma non così, genericamente, dove capita capita, stile Beppe Grillo: ci vuole un bersaglio ben preciso. E non è nemmeno così difficile: ovunque vi giriate, osservate bene, con occhi sorridenti, e l’insulto sgorgherà spontaneo e fluente dalle vostre labbra come acqua fresca da una fontana. Per questo vi chiedo (leggi: impongo) di aderire alla Pubblicità Regresso® denominata Fancula anche tu il tuo prossimo. E ricordate che se siete giovani (ovvero, per gli standard italiani, sotto i 60 anni) potrete usufruire dello speciale Bonus Supergiovane, che vi aiuterà a imprecare contro tutti i vostri nemici, perché lui è allegria più, Bulgaria più , sciatalgia più più più (cit).

Grazie.

P.S. Io l’altro giorno mi sono svegliata, ho sperato di essere diventata Julie Andrews, ho scoperto che la trasformazione non era avvenuta, poi non ho fatto in tempo ad intristirmi perché mi sono accorta che in giro era tutto pieno di lucine. Cosa mi rappresenta tutto questo? Cosa sta succedendo? Sono confusa.

P.P.S. Ho scoperto di non avere un guardaroba invernale.

P.P.P.S. Dite che viene a nevicare?

 

Girl, you’ll be a woman soon – si salvi chi può!

Colonna sonora: Urge Overkill – Girl, you’ll be a woman soon

Il momento è arrivato.

Ironicamente mi tocca crescere, ma non in altezza. Quindi, mentre voi vi godete l’estate immersi nella brezza marina o fra le marmotte Milka della montagna, qui c’è qualcuno che deve strisciare fino ad un’ aula grigia (anche dopo la fine della scuola, pensate!), mettersi sotto ad un ventilatore che fa sgnic sgnac sput crii ad ogni giro, in modo da non svenire a causa dell’alito bollente della terra, e fissare un sacco di cartelli multicolori senza apparente significato.

Sì, se il cielo vorrà potrò finalmente inquinare questo sporco mondo con i fumi di scarico derivanti dalla mia guida. Ma prima di poter giocare a Fast and Furious con le lumachine, c’è ovviamente il tranello – devo farmi il corso e l’esamino. Per non parlare delle guide vere e proprie (quando inizierò avrò cura di avvisarvi con tutti i mezzi che possiedo, in modo da salvaguardare la vostra incolumità). Un problema alla volta: le domandine del quiz. Io ne ho viste un paio, e sono più o meno così: “Non è vero che non è proibito non sostare nell’area di emergenza che non serve soltanto per gli autoveicoli in panne” -> Vero o Falso? Eh, fai un po’ tu guarda.

Quanto alle lezioni, il mio primo impatto è stato leggermente traumatico dal punto di vista generale, mortale dal punto di vista dell’autostima. Apro un opuscoletto con all’incirca 500 segnali stradali, di cui lungo le strade ne avrò visti 70 dato che vado in giro molto – c’è persino la silhouette di uno strano animale somigliante al lama, indi per cui l’ho soprannominata “Attenzione: pericolo sputi” – e subito penso: accidenti, hanno ricopiato ben bene tutte le pareti delle grotte di Lascaux.

Poi il tizio comincia a fare domande a tappeto, tipo “ammazza la talpa”. Mostra un cartello che mi convince sempre di più: è pittura rupestre. Indica un povero condannato, “Tu” – dice – “Questo che cos’è?”. E io, impanicatissima, mi affanno a cercare una risposta, non si sa mai che poi passi a me. Magari vuol dire che c’è un buco un po’ grosso e ci vai a finire dentro. Intanto l’altro, sicuro come un avvocato che ha pagato il giudice, attacca: “Questo è chiaramente, senza dubbio alcuno, una segnalazione di strada deformata,  rivolto agli automezzi con rimorchio che pesano più di 3,5 tonnellate e di conseguenza devono mantenere dei limiti di velocità maggiori, che differiscono già dal canto loro fra strade urbane di scorrimento, di quartiere, extraurbane primarie e secondarie”.

A quel punto comincio a chiedere in giro se qualcuno ha da prestare un farmaco oppiaceo, o in alternativa se ci sia bisogno di una prescrizione per averlo in farmacia. Faccio appena in tempo a pormi la questione, che l’interrogazione comincia a vertere sugli incroci e i diritti di precedenza. C’è un incrocio a forma di stella, ma non stella normale, è come i fermagli per capelli di Sissi. E su ogni punta c’è una macchina. Cioè, è una cosa umanamente impossibile che otto macchine si trovino incastrate su un incrocio che nemmeno a Los Angeles, eppure nel quiz lo mettono. E allora la domanda: chi passa per primo? Io dico, fate passare le signore per galanteria, così vi parate il sedere dalle accuse di maschilismo, no?

Ma ora basta parlare di noiosi doveri, è giunto il momento di richiedere attivamente il vostro contributo, e voi me lo darete consapevoli del fatto che questo blog è a vocazione dittatoriale collaborativa, e quindi la vostra opinione sarà opportunamente ignorata perché faccio quello che mi pare presa in considerazione. Se la sottoscritta avesse in programma un viaggio, voi cosa consigliereste?

Rispondete numerosi e accondiscendenti!

Giro di taglia

Fra le tante cose irritanti dell’estate – e se non credete che esistano, lasciate che vi rinfreschi un po’ la memoria con una delle mie meravigliose liste:

* Le mie liste

* AFA AFA AFA SOFFOCANTE

* Le infradito in città

* Il doversi divertire a tutti i costi

* Il dover bere a tutti i costi

* Il dover andare in discoteca a tutti i costi

* Le discoteche che iniziano la stagione estiva all’aperto

* Le discoteche

* La gente che non vive senza discoteca

* La gente

* Quelli che ti prendono per i fondelli se non sei abbronzato (e io non mi abbronzerò MAI, intesi?)

* Quelli che ti chiedono se sei stato in vacanza

* Quelli che ti chiedono dove sei stato in vacanza

* Quelli che ti chiedono perché non sei ancora stato in vacanza (non so, vuoi un grafico? Sai che c’è gente con dei problemi al mondo? Soldi, famiglia, lavoro, disponibilità, un viaggio in programma in autunno, semplice scelta personale?)

* I film che nel resto del mondo escono d’estate, ma in Italia no, perché qui tutto si deve fermare

* Agosto

* La desolante settimana di Ferragosto

* Le zanzare dannate

* Il fatto che il lardo di colonnata non si trova da nessuna parte (Beh, uno magari a giugno ha voglia di comprarlo, no? Problem?)

* La forza vitale dei tamarri amplificata al 200%

… fra le tante cose irritanti, dicevamo, un posto d’onore hanno i giornaletti poco impegnativi, quelli da spiaggia o da sala d’attesa del parrucchiere. Insomma,  avete capito. Non c’è estate senza quegli insulti alla foresta tropicale. Oggi ho fatto l’errore di comprarne uno, ma grazie a questo mio errore potrete perdere un po’ di tempo davanti allo schermo del pc invece di uscire a godevi il sole come lucertole in coma spalmate di birra a rischio ustione. Lo ammetto: un tempo mi piacevano. Uno mi piace ancora ed è Velvet, fatto veramente benissimo e per niente stupido, ma oggi non era ancora uscito così ho ripiegato sulle solite cosiddette [attenzione! Francesismo in arrivo!] cagate, attratta dal personaggio in copertina, un’attrice di mio gradimento.

Devo dire, a scapito di tutto, che la mia cultura personale si è ampliata tantissimo, ma ho anche capito quanto la mia vita sia terribilmente incompleta. Per esempio: tutti gli articoli, anche quelli che parlano di amatriciana, presuppongono che la lettrice abbia un ragazzo (anzi, un partner). Rendetevi conto della mia assoluta disperazione: non posso nemmeno sperimentare i consigli su come piazzare le mani sulle natiche del mio uomo. Mi è precluso anche il test per scoprire se Per lui sarò solo un’avventura?, fra l’altro già ritrovato nei miei archivi in almeno altri 5 numeri di magazine (sempre estivi). In compenso, non tutto è stato inutile: c’è, per dire, un articolo interessantissimo che spiega in modo dettagliato, articolato e con solide argomentazioni perché non devi mai elencare tutti i tuoi ex all’attuale ragazzo – giuro, mi ha aperto gli occhi.

Ho anche scoperto che dai 20 anni in poi bisogna assolutamente iniziare a preoccuparsi delle prime rughe, sennò poi chissà a 40 come sei messa, e a me è venuta l’ansia perché fra tre anni ci sono già in ballo e rido anche parecchio… un disastro per il viso. Ringrazio ufficialmente articoli come questi, veramente d’importanza capitale per la vita di noi povere gallinelle del pollaio. Ah, non è finita: se non hai la frangia, non sei nessuno. Appuntarsi in agenda di comprare le nude pumps di L. K. Bennett, per somigliare vagamente a Kate Middleclass Sua Altezza Reale la Duchessa di Cambridge. Presentarsi in spiaggia esclusivamente con quintali di gioielli in oro vero, per poi perderli sui fondali marini con nobile nonchalance, ed indossare soltanto cardigan di lana sul bikini come fa Rihanna (Non voglio nemmeno sentire nominare parei e caftani).

Ma basta essere tanto negativi: ci sono anche cose positive durante l’estate. Eccole:

* Il sole tramonta più tardi (anche se tecnicamente dal 21 giugno diminuiscono le ore di luce)

* Puoi mangiare quintali di gelato, ghiaccioli e frappè senza sentirti in colpa, con la scusa del caldo (anche se tecnicamente lo faccio comunque)

* LA BICICLETTA (anche se tecnicamente è godibile già in primavera)

Vi faccio notare che le ultime due sono collegate fra loro: io giro in bicicletta come se non ci fosse un domani, e smaltisco un casino tutti i gelati e le godurie varie [momento "se la tira"]. Perché la bici è potere. Adesso l’avete capito il titolo?

 P.S. Sì, ho cambiato di nuovo il template. Vogliatemi bbbbene.

I’m gonna leave my body (moving up to higher ground)

Se ancora non avete letto il mio ultimo articolo per ClammMag (boooo!),  cliccate qui. E buona lettura. Indovinate di cosa potrà mai  parlare? Ha  ha!

Bufere e catastrofi nevose si abbattono su di noi, regalandoci certi panorami un po’ romantici e implacabilmente gelidi usciti da un racconto di Puškin. Oppure incredibili disagi, che fanno veramente girare la bile (e non solo quella), se pensiamo che siamo in un paese teoricamente avanzato nel 2012.

Fra una spalata e l’altra, c’è tutto il tempo per farsi qualche bella e onnipresente tazza di tè, leggere, fregarsene altamente delle valanghe di impegni scolastici che mi azzanneranno tipo i lupi di Rimini (!) al tempo del disgelo. Le tormente non mi impediscono, tuttavia, di “fare cose e vedere gente”, e soprattutto non concedono letarghi.

La palestra esiste sempre. Per quanto sia un luogo aborrito e odiato in certe circostanze – esempi: la pallavolo può morire ammazzata; il basket non è per petites filles; il rugby mi causerebbe una commozione celebrale, e se gioco a baseball bisogna ricordarsi di assicurare qualsiasi persona e oggetto nei paraggi, perché non si saprà mai dove andrà a finire la mazza – per quanto sia anticamera dell’inferno, dicevo, a volte può trasformarsi incredibilmente in qualcosa di piacevole.

A parte la Santa Madre Danza, sempre sia lodata, adesso mi sto dedicando al pilates (qualcuno di voi lo saprà già, ma non ne avevo ancora parlato qui). E vi dirò che mi fa benissimo. Anche se a volte sono molto simile ad un chihuahua che cerca di mordersi la zampa anteriore. E non è solo la mia schiena martoriata a ringraziarmi: tutto lo spirito si sente molto sollevato, sapendo che non in tutte le palestre continuano a girare scaldamuscoli, calzerotti e collant dagli improbabili colori anni ’80, quelli che donano solo a Jennifer Beals dai 15 ai 25 anni per intenderci. Non so se possiate capire il mio sollievo.

Eppoi c’è questa sensazione di sentire il proprio corpo in ogni sua fibra, di capire dove e come sta lavorando mentre fai un determinato movimento (abbiamo una cosina chiamata muscoli! E ce li ho anche io, sapete! Mi emoziono troppo al pensiero). Anche la respirazione la percepisco e la “analizzo” molto meglio, la comincio a controllare, e sappiate (ma lo saprete già voialtri, che siete sportivoni) che il modo in cui si respira incide tantissimo sul lavoro del corpo! Insomma, c’è da sentirsi in pace con se stessi. Per chi fa anche danza è ancora meglio.

Inoltre, volevo omaggiare quell’idolo di Joseph Pilates, preso per i fondelli da tutti gli altri cinni quando era piccolo perché rachitico, asmatico e tutto quello che può avere un bambino. E lui gliel’ha fatta vedere, fondando una nuova disciplina così pheega! VAI JOSEPH, SEI UN GRANDE!

Piccolo intervento off-topic, ma anche no, dato che i miei post sono degli zibaldoni incredibili e non so se sia possibile rintracciarvi un topic: volevo scagliare maledizioni e improperi a chi di dovere, perché se si manda la gente a scuola (sia professori che alunni), magari pulire le strade non sarebbe considerato un insulto tanto grave. E sapere il giorno prima se la scuola apre o chiude, magari in tempo per non prendere il pullman, potrei prenderlo come un grazioso regalo di Carnevale. Con ciò, mi ergo a paladina di tutti coloro che hanno sofferto disagi per il gelo – la Giovanna D’Arco dei pupazzi di neve – nell’inviare ai loschi figuri che prendono tali decisioni un sentito vai a ciapare i ratti.

E ora, per concludere, un piccolo e delizioso estratto della mia vita in comic:

Bisogno di evadere

Intanto vi linko il mio ultimo articolo su Clammmag, che parlerà di cinema e danza fusi assieme… sappiate che non leggere gli articoli di Clammmag equivale a peccato mortale per qualsiasi religione, ateismo compreso, quindi c’è il rischio di finire all’inferno per l’eternità.

E poi buon anno, ché questo è il primo post del 2012 e mi ero già scordata.

Questo bisogno di cui parlo nel titolo sembra aver preso molto piede ultimamente, anzi, in realtà è già da tempo lo sport nazionale per eccellenza. Ma l’evasione di cui parlo io non c’entra un pheeco con quella dei famosi perla pirla delle Dolomiti, si tratta piuttosto della voglia di lasciar perdere tutto.  E smettere di programmare, di avere sempre date e cose e fatti e persone e numeri. Vorrei fare una bella piazza pulita e tenere solo quello che merita davvero… chissà, magari riuscirò veramente a mettermi il cuore in pace. Ooh baby, don’t say no, say maybe.

Mi rendo conto che questo post è iniziato male, sarà la poca ispirazione, sarà che sta ormai prendendo la forma di “diario paranoico da adolescente” che cercavo disperatamente di evitare. Ma ormai ci siamo, e non potevo mica lasciarvi qui senza scrivere per così tanto tempo, chissenefrega se sono un mal di testa con me attorno. Avrete capito che sono in uno di quei momenti “misantropia portami via” e odio tutti e tutto. Una delle cose che ultimamente mi dà più da pensare è la tremenda mania dei miei coetanei, parola che ormai ho già reso sinonimo di coglioni al 90%, di bere come automobili senza benzina.

Una volta avevo già parlato del fumo, e quindi continuo (ma sarò breve perché il letto mi reclama, non faccio in tempo ad uscire da scuola che il sole tramonta deprimendomi) sull’ala bacchettona-vittoriana: trovo che l’alcool fra i giovanissimi sia ancora più sottovalutato del fumo. In quella che è ormai una cloaca, chiamata Facebook, non è raro trovare ragazzine vantarsi di quanto è figo ubriacarsi e sboccare ogni cavolo di sera, sennò che vita è, sennò che divertimento potrà mai esserci, sennò che palle.

A loro e a quelli/e che invece “reggono meglio”, che fanno finta di indignarsi per l’alcolismo poi sono pure peggio, che si sentono grandi bravi belli furbi, che parlano male dei 12enni in discoteca poi dimostrano la maturità di uno scopettone Swiffer, auguro di andare a cagare in un campo di ortiche mentre le pulci divorano ciò che resta del loro piccolo cervello. Avranno ben misero pasto.

Smoooke on the waaaaater

Fumare.

Non ha senso.

Non. Ha. Senso.

Ogni volta che chiedo a qualcuno perché fuma, mi vengono date risposte che non rispondono. Ragioni inesistenti. Eppoi vabbè, mi duole dirlo, è uno di quei casi in cui i simpatici “psicologi dell’ età giovanile” potrebbero anche avere ragione: fai parte di un gruppo, hai modo di parlare, ti senti più grande, scacci lo stress, la timidezza in qualche modo si affievolisce. E la dipendenza, poi, non è che sia questo gran problema… si può essere dipendenti da tremila altre cose, che destano meno scalpore. Io ad esempio sono dipendente da… ehm…

Giusto, scordavo che chi soffre veramente di dipendenza da qualcosa non lo ammette. In tal senso, se scrivessi qui pubblicamente che mi dovrei disintossicare da Internet sarebbe come dire che non è vero, no?

Quindi: mi dovrei disintossicare da Internet. Ta-daaaaaaaaaaaaan! E ora voglio vedere chi mi spedirebbe in web-rehab.

Ma torniamo al discorso iniziale: ciminiere umane. Ovunque. Diciamoci la verità, vedere un adulto che fuma è normalissimo, non ti fa venire la faccia da WTF?! in un petosecondo, anzi ci sono adulti che riesci ad immaginarteli automaticamente mentre fumano: Audrey Hepburn col bocchino lunghissimo, il tenente Colombo, Bob Marley, Nana Osaki, Rita Hayworth sulla locandina di Gilda. Ma a quei tempi erano poi già consapevoli dei rischi (per Nana non vale la domanda)? Direi di no.

Il discorso cambia se a tirare grosse boccate da Brucaliffo è un tinèger. Un fanciullo o una fanciulla. Un adolescente. E lo so, molte volte il fumatore grande è così proprio perché era un fumatore piccolo. Però io non riesco a considerare un mio coetaneo che fuma altrettanto consapevole di un 30enne che fa lo stesso: credetemi, ci passa un abisso.

E poi, Signoreiddio, a 17 anni ti vuoi già prendere cancro, pelle grigia, squame, occhio spento, tosse scatarrosa, disturbi respiratori, difficoltà a fare sport? Ma veramente, parafrasando Caparezza, chiccazzo te lo fa fare? (In realtà ci sono varie risposte a questa domanda.)(Ma se ve le elencassi tutte, sembrerei una di quelle pallose signorine Rottenmeyer che odio e alla fine istigano i giovani a fare uso di droghe.)

Comunque ultimamente mi sto preoccupando, sono troppo bacchettona. Devo smetterla di leggere manuali di educazione vittoriana.

 

L’umore nero va con tutto

No, scusate. E’ solo che avrei tanta voglia di trasferirmi in Patagonia e mangiare pezzi di ghiaccio coi pinguini (ma ci sono pinguini che mangiano ghiaccio in Patagonia?).

Vedo ventmila persone al giorno e non sono amica di neanche una, mi sento un’isola sperduta nell’oceano: vivessi in eremitaggio come un’asceta nel profondo Tibet, o a pettinare i lama sputaccihosi in  Perù, potrei capirlo – e forse starei anche meglio. Ma no, io sono in mezzo alla gente, in mezzo a ragazze e ragazzi, fra adulti e bambini, fra anziani e giovani. Li detesto tutti, con rarissime eccezioni.

Mi si vede fra gli altri, un granellino di sabbia nel deserto (o nella lettiera del gatto), in realtà sono in una torre. Sono chiusa come le Poste a Ferragosto. Reclusa come la mia collega di Shalott, solo che io ho un altro specchio attraverso il quale vedere le ombre: la scrittura e un pizzichetto d’ironia. E sapete come fa lei, la signora di Shalott? Sapete qual è l’unico modo che ha per uscire dal suo mondo senz’aria e senza finestre, maledetto dalla nascita? La morte. Proprio così. Se vuoi vivere bene, nella nostra situazione, devi accontentarti di guardare il mondo da un buchetto e al massimo ti si concede di riprodurre le immagini ricamandole su una tela (lei) o descrivendole su un blog/foglio (io).

Ma appena vuoi sentire l’aria soffiare veramente sulla tua pelle, appena vuoi fare quello che tutti possono fare normalmente, nel momento esatto in cui i tuoi occhi sfiorano l’altro da te (o Camelot)… allora sono guai. Grossi. La maledizione ti prende, l’incantesimo si compie. Non ti rimane che salire su una barca e accettare il destino, perché tu non sei fatta per il mondo di fuori, ma per quello dentro di te.

[Poesia malinconica mode off]

Detto ciò: il prof di matematica si è arraffato il mio libro su cui avrei dovuto studiare. Vedo pochissimo una persona che vorrei avere accanto ogni singolo minuto. Sento che avrei dovuto frequentare almeno tre classi in anticipo rispetto a quella in cui sono. Sono solo a pagina 343 di Anna Karenina, che ne ha 1016, senza contare i brani inediti e il commento di Nabokov. La Rete è di nuovo sotto attacco. Fa il caldo di luglio e viene buio come a dicembre. Le nuove canzoni dei Coldplay non mi aggradano come prima. Per questo e per il mio nuovo paio di occhiali mi sono sentita chiamare “hipster“. Attorno a me tutti fumano come ciminiere, e se la legge di Murphy non è un’opinione morirò io prima di loro (crepate male!). Giuro: da mane a sera sembra di stare in mezzo ad un incendio estivo o fra lo zolfo dell’inferno. Il mondo trabocca di maleducazione e la risata da cornacchia mista a gazza agonizzante di qualcuno me la sogno di notte.

Ma.

Guardiamo i lati positivi.

1. Ho scoperto con colpevole ritardo Saint Vincent e non la lascerò più, come col detersivo Sole.

2. Fra poco si parte per Paris! Ayeah! Forevah and evah! Se qualcuno di voi non ci fosse arrivato col precedente indizio, che era “insieme a Parigi”…

"Together in Paris"

…adesso ha definitivamente la conferma, sempre dallo stesso cartone:

3. Fra poco è il mio compleanno. Beh, non so dire cosa ci sia di tanto positivo, ma dà sempre una certa allegria ribadirlo.

Tesori, à bientot. E intanto godetevi queste due interpretazioni della poesia precedentemente citata: