La seconda parte delle mie avventure sulla PilloleMobile.

Bene. Dato che questo blog ha ormai preso definitivamente una deriva frivolissima (che dite, mi metto a fare la fescionblogghe pure io?), non vedo cosa mi impedisca di continuare su questa linea, più consona alla deliziosa coglionaggine adolescenziale – per fare la trentenne metafisica avrò tempo finché vorrò (quest’ ultima frase mi ricorda molto quel militare che diceva “Dormire? Avrete tempo quando sarete morti!”).

Saprete, se non altro perché vi sto ammorbando fino allo sfinimento coi miei potenti mezzi tecnologici, che la sottoscritta sta faticando assiduamente per guadagnarsi la patente. E con “faticando assiduamente” intendo, ovviamente, creare la compilation agile e tranquilla da ascoltare a palla come una tamarra quando sarò agile e tranquilla alla guida del bolide. Mi sono impegnata tantissimo, e in un lampo di inconsueta magnanimità ho deciso di condividere con voi una parte dei frutti del mio duro lavoro. Perché poche canzoni sono così adatte alla guida spensierata come quelle che vado ad elencarvi. (Passate il cursorino sulle immagini, non lo ripeterò mai abbastanza)

Ma non è finita. Cosa sarebbe un buon CD per la macchina, senza un figherrimo nome per la macchina stessa? Provvisoriamente ho deciso di indicarla, in onore dei miei lettori, con il nome di PilloleMobile. Ma mi serve qualcosa di più corto, amichevole, quotidiano, da poter usare scorrevolmente nelle imprecazioni, che stia bene dopo una frase tipo “Oh, oggi mi metto proprio a guidare xxx, quella buona, vecchia carretta!”. Mi affido con tutto il cuore a voi, perché possiate aiutarmi in questo difficile compito.

Intanto, una volta completato un abbozzo di questi due immani compiti, mi sono presentata davanti a mio padre dicendo che ero a buon punto, avevo la musica e un nome provvisorio per la vettura – omettendo qualsiasi lieve accenno a studio, manuali, segnali stradali (anzi: pitture rupestri) e robe del genere. Il degno genitore ha alzato un sopracciglio, mi ha guardato come il maestro Shifu guarda il panda Po all’inizio dell’addestramento, e ha deciso che bisognava mettermi al volante. Ora arriverà il resoconto che vi ripagherà finalmente di anni e anni passati a leggere i miei post. Ora sì che potrete farvi un’esatta idea della schizzoide della quale leggete i blaterablatera sul vu vu vu. Preparate i popcorn al formaggio, stendete il tappetino, mettetevi comodi  e godetevi una puntata di: “Le avventure sulla PilloleMobile: facciamo tutto for the LULZ“.

[Sappiate che con questo sacrificio, fatto per amor vostro e di cronaca, diventerò definitivamente lo zimbello dell'universo internettaro. Se mai avrò dei figli, impedite loro di leggere quanto vado a descrivervi.]

Area desolata, dove NESSUNO potrebbe mai rischiare la sua incolumità, e soprattutto percularmi. Sono tesa come un cavo della luce teso. Mio padre comincia a spiegare tutta la parte meccanica della macchina, perché ha aspettato 18 anni per poter finalmente farlo: lo scopo della sua vita è raggiunto, è come un ricercatore che da 18 anni aspetta di poter declamare il discorso d’accettazione per il Nobel in chimica. Fra termini specialistici vari, ho la ricettività e l’intelligenza vitale di un paguro bernardo spappolato dal becco di un gabbiano.

Ecco che cominciamo con la parte pratica. Cintura. Frizione. “Spingi il pedale fino in fondo”. Tutto bene. Guarda come filo liscia. Posso fare il casting per Fast and Furious. Metto il cambio dal folle ad una dignitosa prima. Da qualche parte bisogna iniziare. Sono potente, magari facciamo il remake di Caccia al ladro con le sfrecciate di Grace Kelly per i tornanti di Monaco. Non c’ho mica paura io. Peccato che abitiamo in pianura, mi mancano i tornanti, rendono tutto più emozionante, potevamo fare la prima guida in un’autostrada panoramica, non c’ho mica l’ansia io. “Adesso premi il gas”. Certo. Come no. Ecco che premo fino in fondo il…

WHOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOM.

Porc.

Porca.

Porca di quella.

“Ehr… lo sai che mi stavi per far saltare i pistoni?” (Mio padre dixit)

Ah. Ecco. Ecco cos’era quel rumore da ciclope risvegliatosi dopo aver ricevuto un palo nell’occhio. I pistoni. Vabbè, fa niente, magari la prossima volta ditemelo che il pedale del gas è abbastanza suscettibile. Lo posso capire, anche io ho i miei momenti di rabbia a volte, basta che ci mettiamo d’accordo, perché in questo momento sta passando per la via presunta deserta un’allegra famigliola con tanto di passeggino e bimbetto puffettoso. Mentre io traccio tranquillamente una traiettoria a zigzag lungo la strada.

“Andatevene!” “Salvatevi la vita!” “Non sapete cosa state facendo!” “Vostro figlio è un bambino innocente!” grido in preda al panico, mentre il mio santo piedino si dirige inconsapevolmente verso il pedale di mezzo, producendo una frenata che salva la pelle a ben tre persone contemporaneamente, più la fedina penale mia e del mio maestro Shifu. Mi sento Giovanna d’Arco e Florence Nightingale messe assieme: soldatessa del motore e salvatrice di vite.

Ed è così che ci troviamo, provati dall’esperienza, dentro un’automobile frenata in mezzo alla strada. Proprio nel momento in cui mio padre, riflettendo sull’obiettivo a cui ha dedicato la sua preparazione durante la mia infanzia, butta l’occhio sul freno a mano. Tirato. Dall’inizio della guida.

“Figlia mia, non so come dirtelo, ma… mi sono dimenticato di togliere il freno a mano prima di iniziare.”

Da questo ho capito un’importante lezione: il gas funziona sempre troppo, il freno a mano troppo poco.

TRUE STORY.

THE END.

Girl, you’ll be a woman soon – si salvi chi può!

Colonna sonora: Urge Overkill – Girl, you’ll be a woman soon

Il momento è arrivato.

Ironicamente mi tocca crescere, ma non in altezza. Quindi, mentre voi vi godete l’estate immersi nella brezza marina o fra le marmotte Milka della montagna, qui c’è qualcuno che deve strisciare fino ad un’ aula grigia (anche dopo la fine della scuola, pensate!), mettersi sotto ad un ventilatore che fa sgnic sgnac sput crii ad ogni giro, in modo da non svenire a causa dell’alito bollente della terra, e fissare un sacco di cartelli multicolori senza apparente significato.

Sì, se il cielo vorrà potrò finalmente inquinare questo sporco mondo con i fumi di scarico derivanti dalla mia guida. Ma prima di poter giocare a Fast and Furious con le lumachine, c’è ovviamente il tranello – devo farmi il corso e l’esamino. Per non parlare delle guide vere e proprie (quando inizierò avrò cura di avvisarvi con tutti i mezzi che possiedo, in modo da salvaguardare la vostra incolumità). Un problema alla volta: le domandine del quiz. Io ne ho viste un paio, e sono più o meno così: “Non è vero che non è proibito non sostare nell’area di emergenza che non serve soltanto per gli autoveicoli in panne” -> Vero o Falso? Eh, fai un po’ tu guarda.

Quanto alle lezioni, il mio primo impatto è stato leggermente traumatico dal punto di vista generale, mortale dal punto di vista dell’autostima. Apro un opuscoletto con all’incirca 500 segnali stradali, di cui lungo le strade ne avrò visti 70 dato che vado in giro molto – c’è persino la silhouette di uno strano animale somigliante al lama, indi per cui l’ho soprannominata “Attenzione: pericolo sputi” – e subito penso: accidenti, hanno ricopiato ben bene tutte le pareti delle grotte di Lascaux.

Poi il tizio comincia a fare domande a tappeto, tipo “ammazza la talpa”. Mostra un cartello che mi convince sempre di più: è pittura rupestre. Indica un povero condannato, “Tu” – dice – “Questo che cos’è?”. E io, impanicatissima, mi affanno a cercare una risposta, non si sa mai che poi passi a me. Magari vuol dire che c’è un buco un po’ grosso e ci vai a finire dentro. Intanto l’altro, sicuro come un avvocato che ha pagato il giudice, attacca: “Questo è chiaramente, senza dubbio alcuno, una segnalazione di strada deformata,  rivolto agli automezzi con rimorchio che pesano più di 3,5 tonnellate e di conseguenza devono mantenere dei limiti di velocità maggiori, che differiscono già dal canto loro fra strade urbane di scorrimento, di quartiere, extraurbane primarie e secondarie”.

A quel punto comincio a chiedere in giro se qualcuno ha da prestare un farmaco oppiaceo, o in alternativa se ci sia bisogno di una prescrizione per averlo in farmacia. Faccio appena in tempo a pormi la questione, che l’interrogazione comincia a vertere sugli incroci e i diritti di precedenza. C’è un incrocio a forma di stella, ma non stella normale, è come i fermagli per capelli di Sissi. E su ogni punta c’è una macchina. Cioè, è una cosa umanamente impossibile che otto macchine si trovino incastrate su un incrocio che nemmeno a Los Angeles, eppure nel quiz lo mettono. E allora la domanda: chi passa per primo? Io dico, fate passare le signore per galanteria, così vi parate il sedere dalle accuse di maschilismo, no?

Ma ora basta parlare di noiosi doveri, è giunto il momento di richiedere attivamente il vostro contributo, e voi me lo darete consapevoli del fatto che questo blog è a vocazione dittatoriale collaborativa, e quindi la vostra opinione sarà opportunamente ignorata perché faccio quello che mi pare presa in considerazione. Se la sottoscritta avesse in programma un viaggio, voi cosa consigliereste?

Rispondete numerosi e accondiscendenti!