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Certa gente sa sistemarsi i capelli. Certa gente dice alla propria chioma di andare da qualche parte, e quella ci va. Incredibile. I capelli sono qualcosa di importantissimo e imprescindibile: dicono un sacco di cose. Per questo considero altamente fortunate le persone di cui sopra, quelle che dominano la loro testa, non quelle che ne sono dominate come me.

I miei capelli sono quanto di più indefinito possa esistere al mondo. A volte mi sembra quasi che non abbiano personalità, né corti né lunghi, né mossi né lisci, né ricci né piatti… altre volte invece mi pare ne abbiano anche troppa, tanto che decidono loro al posto mio: vanno dove vogliono. E senza una minima logica.

Non posso nemmeno permettermi di studiare delle contromosse, per dire, perché non è che prendano lo scapellamento a destra (cit.) se io li spazzolo a sinistra e viceversa, comportamento che implicherebbe comunque una certa coerenza e prevedibilità. No. Loro sono imprevedibili e anche un po’ stronzetti. Un giorno vanno all’insù, l’altro in giù, di qua o di là, metà da una parte e metà dall’altra, col ciuffo basso o spalmato a banana sulla testa, eccetera eccetera.

Allora m’incavolo. Mi girano le ciribiricoccole e comincio a lambiccarmi sulle varie soluzioni. Mi vengono in mente migliaia di acconciature splendiderrrrrime per tenere alla bada il tutto, con laccetti, farfalline, fiorellini che metterebbero in difficoltà pure il mitico Léonard di Versailles. Sogno di poter finalmente trovare un taglio che mi stia bene, che mi dia quell’essenza vintàg, sciccosa, setosa, splendidosa.

 

Poi mi scontro con la dura realtà, e cioè che io sul cranio ho una tana di lontre di fiume, un plaid autunnale color castagna, a volte addirittura una secchiata di lumache. Così entro nel periodo “adesso me li faccio crescere, si allungano e vengono i boccoli (seeeee, HA-HA-HA-HA, al massimo saranno linguette di sterpaglia), così poi raggiungerò l’obiettivo massimo dopo il quale c’è solo il Nirvana: farmi una treccia come il Cielo comanda.” Non so voi, ma la romantica semplicità di una treccia è qualcosa che mi fa impazzire. Ebbene, in questo periodo ci sono anche adesso (si ripresenta ciclicamente), sto raggiungendo dei risultati piuttosto soddisfacenti, pensate che l’altro giorno sono addirittura arrivata a quattro (quattro!!!) arrotolamenti di treccia alla francese. Poi l’ultimo tratto delle ciocche faceva un ricciolino all’insù che sembrava il becco di un’avocetta.

Comunque so già che poi, arrivati ad una certa lunghezza, anche questi capelli mi stancheranno e mi piomberanno sugli occhi: così io mi incavolerò ancora, correrò dal parrucchiere disattendendo ai miei buoni propositi di non metterci più piede, mi delizierò di articoli giornaleschi tipo “Scopri se sei pagata quanto vali” (se il parrucchiere è avanti e ha Glamour) o le ultime trovate di Signorina (se è uno sfighè con i giornaletti trash). Il suddetto hair-stylist, come dice chi parla bene, mi costerà venti occhi della testa e il deturpamento semi-eterno del viso. A quel punto però i capelli saranno troppo corti, io m’incavolerò di nuovo, li lascerò crescere un’altra volta ma mi pioveranno sempre sugli occhi, quindi tornerò dal parrucchiere e inorridirò, e…..

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