Caroline Lamb, la stalker del poeta

Sir Thomas Lawrence, ritratto di Lady Lamb

Alas, my love, you do me wrong 
To cast me off discourteously 
And I have loved you oh so long 
Delighting in your company 

Greensleeves was all my joy 
Greensleeves was my delight 
Greensleeves was my heart of gold 
And who but my lady Greensleeves

(Greensleeves)

Quando ancora non esisteva alcuna legge sullo stalking, ci si arrangiava come si poteva. C’era anche chi rispondeva componendo poesie. Fu il caso di Lord Byron, il quale un giorno trovò scritto nel risvolto di un suo libro “Remember me!” (“Ricordati di me!“), segno inequivocabile che qualcuno si era introdotto a casa sua.

Quel qualcuno era una donna, Caroline Lamb, un’apparizione pallida ed emaciata a cui gli abitini Regency, bianchi e svolazzanti, davano una certa aura lunare. Credo che dietro quell’atteggiamento imperturbabile degno di uno spirito, dietro quegli occhietti placidi e nocciola, si nascondesse un’immensa vivacità – anche a giudicare dai suoi comportamenti con il suddetto poeta.

A proposito, Byron rispose alla scritta sul libro nientemeno che con una poesia,

Remember thee! remember thee!
Till Lethe quench life’s burning stream
Remorse and shame shall cling to thee,
And haunt thee like a feverish dream!

Remember thee! Aye, doubt it not.
Thy husband too shall think of thee:
By neither shalt thou be forgot,
Thou false to him, thou fiend to me!

con la quale non si fa riconoscere proprio come un mostro di simpatia. D’altronde, dopo aver esasperato, inseguito, ossessionato e spiato una persona, il minimo che ti può succedere è di essere definita “falsa con lui (tuo marito), demonio con me“.

Sì, falsa con il marito, perché Caroline era sposata, e all’inizio stranamente andava tutto bene (nonostante il matrimonio fosse stato ovviamente combinato), poi varie circostanze in aggiunta alla nascita di un figlio con gravi problemi mentali e alla morte solo dopo un giorno della secondogenita, posero le basi per la crisi della coppia. Nel 1812, l’incontro di due anime affini, entrambe dedite alla poesia e alla letteratura, sarà l’inizio di una storia d’amore che si giocherà per larga parte in forma scritta, con corrispondenze di lettere e poesie. Il pensiero di lei influenzerà l’opera di lui e viceversa: e pensare che, appena si videro la prima volta a marzo, lei se ne uscì descrivendolo come “Mad, bad, and dangerous to know” (“Matto, cattivo e pericoloso da conoscere“).

La frase piacque tanto a George Gordon Byron, che portò a due principali conseguenze: la prima, egli volle quelle parole come epitaffio sulla tomba; la seconda, si innamorò di lei. (Quindi, un consiglio: se incontrate un ragazzo che v’interessa, ditegli quella frase in faccia ed è fatta.)

Cinque mesi di relazione bastarono per inebriarli, e lei probabilmente si sentiva il cuore frizzare tutte le volte che lui la chiamava “Caro” – non lamentatevi, certi soprannomi fra innamorati che si sentono oggi sono assai peggio. L’affair era un segreto di Pulcinella, lo sapeva praticamente tutta l’Inghilterra, marito di lei compreso. Lui guardava e taceva, ma quando la storia finì si dimostrò premuroso e portò Caroline in Irlanda per farle dimenticare (o per esiliarla?). Del resto, ormai trattava la consorte più come una conoscente che come una compagna di vita.

Da quel periodo in poi, Miss Lamb divenne ossessionata e rafforzata nella sua ossessione dalla distanza; ci fu l’episodio della scritta, ci furono le “botte e risposte” in forma letteraria fra lei e Byron, ci fu la vendetta del romanzo Glenarvon, con cui Caroline si sfogò perculando (indovinate chi?) proprio il suo ex-innamorato – in forma anonima, certo, ma come abbiamo detto si sapeva perfettamente tutto anche senza Signorini a far da gossippara.

Non so se vendicarsi con il suo romanzo l’abbia fatta sentire meglio, ad ogni modo questa storia tormentata ha influenzato incredibilmente la poesia di Byron, e anche il clima dell’Inghilterra Regency: entrambi infatti erano personaggi molto in vista, dei VIP dell’epoca – Caroline, però, era terribilmente stanca della fama.

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6 thoughts on “Caroline Lamb, la stalker del poeta

  1. corsi e ricorsi storici di vichiana memoria…del resto anche nella moderna aristocrazia la storia si ripete e non solo in quelle, con l’unica eccezione di sbattere il gossip in piazza o al miglior cronista esistente.
    Era, è e sarà. Amen.

    • epperò ora non scrivono mica le poesie di Byron :D

      per il resto, hai ragione… per questo mi piace la storia…fa capire un sacco di cose!
      P.S. Torna quando vuoi, sei la benvenuta!

  2. Era un mondo incredibilmente “piccolo”, forse troppo… E come tutti gli ambienti troppo ristretti, alla fine rischia di diventare soffocante.
    Non saprei dire… ma ho sempre avuto la strana impressione che lo “spirito romantico” che pervadeva gli ambienti intellettuali della giovane aristocrazia inglese, fosse in realtà un modo assai brillante per dare un habitus culturale ad ossessioni, nevrosi, e fantasie erotiche represse da un ambiente ossessionato dall’etichetta e dalla carriera.
    Il mondo di Caroline Ponsonby in fondo era strettamente connesso a quella specie di ‘cerchio magico’ che gravitava attorno alla personalità strabordante di George Byron e che sembrava attirare come un calamita gli spiriti più irrequieti e brillanti dell’epoca: Percy Shelley e la sua giovanissima amante Mary (scrittrice geniale; figlia della proto-femminista Wallstonecraft e del filosofo libertario William Godwin)… ma anche personaggi minori come William Polidori… Horace Walpole… e lo stesso William Lamb imparentato a sua volta con lo ‘scandaloso’ Matthew Gregory Lewis.
    Praticamente gli inventori del genere gotico.
    A giudicare dai destini di molti dei personaggi ricordati, ci sarebbe quasi da pensare che Byron portasse ‘sfiga’… Certo, come il più famoso personaggio letterario a lui ispirato, il vampiro Ruthven creato dalla fantasia dello sfortunatissimo Polidori, sembra quasi che Lord Byron prosciugasse le energie psichiche dei suoi amici fino all’esaurimento nervoso. O forse era solo un problema di troppi matrimoni tra cugini.

    • in effetti, era sicuramente un’epoca che ingessava molto le persone: se per quelli di una certa età ciò poteva soltanto rappresentare una seccatura, per i giovani e la loro vivacità era una vera e propria tortura dover sottostare a regole, circostanze, etichetta, giochi di potere… senza scomodare il Romanticismo, basta dare un’occhiata alla cara vecchia Jane Austen (scusa ma ultimamente sto in fissa!), e a come i sentimenti dovessero essere “messi in piazza” per essere riconosciuti – e poi, le occhiate e le osservazioni continue degli altri riguardo al contegno, a ogni minima frase, al patrimonio familiare… che stress! Io di certo non sarei potuta resistere e avrei sconcertato più di una “platea”.
      Byron rimane una personalità affascinante tuttora. Del resto, tutti i più grandi hanno qualche particolarità, altrimenti sarebbero rimasti nell’ombra – lui però era già famoso all’epoca, e come hai detto tu c’era da fare qualche gesto apotropaico nell’incontrarlo, a giudicare da come sono finite le sue conoscenze! U_U
      Grazie come sempre del bel contributo…baci!

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