La moda ai tempi della crisi. Le bloggers e il “lipstick factor”

 

A Francesca, che nonostante tutto non molla mai e ce la farà… qualsiasi cosa si metterà in testa! Ne sono sicura.

 

La follia della donna
quel bisogno di scarpe
che non vuole sentire ragioni
cosa sono i milioni
quando in cambio ti danno le scarpe

(Elio E Le Storie Tese – La Follia Della Donna)

Va bene. Crisi. Difficoltà finanziarie. Non possiamo negarlo, ci siamo dentro tutti, chi più chi meno. C’è un particolare settore, però, che non muore mai e (secondo me) mai morirà. Sto parlando della moda.

Mi sono sempre chiesta come facessero le grandi marche, i giganti delle griffes, a non fallire mai con quei prezzi che ti si brucia il portafogli solo a sbirciare le vetrine. Eppure, hanno boutiques in tutti i Paesi del mondo, fanno sfilate che costano miliardi e pagano celbrità del calibro di Vanessa Paradis, Nicole Kidman, Audrey Tautou e tante altre che non  lavorano certo gratis. Inoltre non sono certo produttrici di beni fondamentali come case e cibo: in teoria (e dico in teoria) si potrebbe benissimo sopravvivere senza una pochettina con tante V e tante L stampate sopra.

Forse, in effetti, questa dorata industria comincia a fronteggiare le prime falle a cui mettere una pezza. Ormai, nel 2010, si può dire che il mondo della moda sia un po’avvizzito come i polpastrelli dei bambini rimasti troppo in acqua. Le grandi case di moda sono rimaste troppo immerse nella loro puzzettina sotto il naso, senza accorgersi che il mondo attorno a loro si evolve (forse pensano che questo processo sia impossibile senza il loro consenso, chi lo sa). E’ vero, tuttora una borsa 2.55 Chanel fa la sua figura, una decolletée Louboutin fa venire il capogiro – e non solo per l’altezza dei tacchi – un vestito Alexander McQueen, pace all’anima sua, fa ancora spalancare la bocca… ma non si può negare che queste frivolezze siano alla portata di pochi. E allora la gente normale, quella che non ha 45 carte di credito Platinum, cosa fa? Si ingegna. Lo dice anche Caroline de Maigret, lei che forse non ha il problema di arrivare alla fine del mese, a Velvet di Maggio 2010:

“[La moda] mi sembra un mondo che si è incartato su se stesso. Penso alla panettiera di Anna Wintour che dice a un’amica: Ma quella non cambia pettinatura da vent’anni?”

(Caroline de Maigret, della Bonus Tracks Records, ex modella) 

La “perdita di aura dorata” del mondo del fashion produce reazioni, alcune inaspettate, altre meno. Ad esempio, ora finalmente le protagoniste (e i protagonisti) dello stile e delle tendenze sono direttamente le consumatrici, le ragazze che nella vita reale, non da passerella, vogliono indossare qualcosa di bello, di stiloso, di innovativo, ma che non mandi in fumo lo stipendio di un anno. Ecco il terreno fertile per la nascita dei Fashion Blogs, che portano le bloggers più visitate e conosciute ai vertici della popolarità… perché sappiate che la maggior parte delle bloggers sono molto più brave delle celebrità a vestirsi e a sciegliere ogni capo con stile, non avendo schiere di personal shoppers a disposizione. Pensate che negli U.S.A. le fashion bloggers più famose hanno un posto d’onore alle sfilate, e di certo fanno meno capricci di Anna Wintour. Da noi in Italia, come sempre più indietro, sono considerate più o meno ragazzine viziate – devo dire, però, che alcune lo sono davvero… solo poche hanno talento e non si limitano a fotografarsi da mane a sera sventolando accessori vari. Il fenomeno è in aumento, staremo a vedere.

L’altra reazione, prevedibile forse solo dagli esperti di marketing e dagli sociologi, è quello che si definisce il lipstick factor, ossia il “fattore rossetto”. In tempi di ristrettezze economiche come questi, nessuna vuole comunque rinunciare a quel tocco di make-up, una specie di effetto placebo per continaure a sentirsi belle e fingere che tutto sia come prima; in cosa spendere soldi, se non in un bel rossetto che si nota subito? Così almeno si vede che ho comprato qualcosa! Ecco allora che tutte le grandi maisons puntano sulle labbra per le loro uscite in profumeria: