Brevi e insindacabili giudizi su alcuni period drama imprescindibili

Profondamente convinta di porgere un servizio all’umanità, e in attesa di rovinarmi per sempre Cime tempestose con l’ultima trasposizione (come sottotitolo potrebbero mettere “il film preferito di Edward e Bella” tanto per attirare le bimbeminkia. Gli americani bombardano la letteratura inglese!), vi farò sapere qui i miei giudizi insindacabili sui period drama che il mondo dovrebbe vedere o evitare. Prego.

Marie Antoinette

Mentre guarderete questo film, sentirete l’arcobaleno uscirvi dagli occhi, perché è una vera esaltazione della vista. Mioddio, i costumi sono i più curati, belli e azzeccati che si possano vedere al cinema: ogni scena ha una gamma di colori intonata a livelli maniacali. Riguardatelo più volte, magari alla ventesima disattivando il sonoro, per cogliere ogni importantissimo dettaglio (e ce ne sono di fondamentali per capire la storia). Cospargete di stelle il capo di Kirsten Dunst per la sua interpretazione. Non fatevi spaventare dalla chiave di lettura pop, dalla musica moderna, dagli errorini storici… e correte a leggere questo articolo che spiega tutto meglio di quanto possa fare io. Insomma, godetevelo,  ne vale la pena. Voto: 4,5/5

The young Victoria

Io mi chiedo: per quale arcano motivo in Italia è uscito straight to DVD? Un gioiellino del genere potevano almeno proiettarlo al cinema, considerando le molte porcate che vengono sfornate normalmente. Vi giuro che questo film è stata una bellissima sorpresa: Emily Blunt è strepitosa, tutti gli attori somigliano un sacco ai personaggi storici che interpretano (sì, vabbè, io sono una di quelle che considera “carina” la regina Vittoria da giovane. E’ colpa di Winterhalter), ed è il period drama più accurato storicamente – per esempio, il discorso del re il giorno del suo compleanno è riportato esattamente con le stesse parole. Menzione speciale per i bei costumi, raffinati e non “ingessati”. Un buon film. Voto: 4/5

Becoming Jane

Mi vedo costretta a dare una cattiva notizia agli sceneggiatori: dimostrare che Orgoglio e pregiudizio è stato ispirato dall’esperienza di Jane Austen non significa prendere la trama del romanzo e appiccicarla alla vita della scrittrice. L’interpretazione di McAvoy e Maggie Smith, la fotografia e i vestiti regency non riescono a salvare l’insieme. Evitate accuratamente se siete patite della Austen e sapete che niente, nella rappresentazione cinematografica, ha riscontro storico con la realtà (Jane che prende la mazza e gioca a cricket? Jane che si fa avanti per prima con un ragazzo? Ma nemmeno se il mondo fosse capovolto!). E’ vero, Tom Lefroy e Jane si conobbero e foooorse flirtarono, ma le informazioni sono avvolte dalla nebbia, e maneggiarle in quel modo mi sembra quantomeno romanzare eccessivamente la realtà. Godibile la colonna sonora. Voto: 2/5

Pride & Prejudice

Ormai lo conoscono anche i muri. Ormai anche loro sanno che questo film ed Espiazione sono gli unici in cui posso sopportare il musetto di Keira-vittima-sacrificale-Knightley senza avere l’impulso di prenderla a sberle. [Piccolo OT: Non mi sono azzardata a mettere The Duchess in questa lista, perché la sua interpretazione è veramente imbarazzante. E ora vediamo cosa resterà di Anna Karenina.] Rimane il fatto che la migliore versione di P&P sarà sempre quella della BBC con un super Colin Firth e una splendida Jennifer Ehle. Eppure questo film non è da buttare: Keira se la cava, Matthew è in bilico fra lo smorto e il tenebroso (propendiamo per il tenebroso e diamogliela buona), ma soprattutto Brenda Blethyn e Donald Sutherland sono i più fantastici signori Bennet della storia del cinema. Alcune inquadrature sono da favola, e osservate bene le mani… voto: 3,5/5

Bright Star

Non è uno dei migliori della Campion, diciamolo subito. I pro: l’idea della trama biografica col focus su un aspetto di John Keats poco conosciuto (la storia d’amore con Fanny), la fotografia e i colori che commuoverebbero un cammello di pietra, le frequenti citazioni artistiche di quadri e poesie (anche non dello stesso Keats), i dettagli e i rimandi. Contro: la recitazione scialbissima e blanda di una Abbie Cornish che può rendere molto di più, un improponibile Ben Whishaw. Si faticherebbe perfino a credere che fra i due ci sia un qualche coinvolgimento, se non fosse per i dialoghi. Insomma, magari guardatelo sotto forma di gif. Voto: 2,5/5

Lezioni di piano

Ecco la Jane Campion poetica e forte che mi piace! Questo film è bellissimo, dall’inizio alla fine. Costumi, attori, trama: tutto concorre a farci provare emomazioni intensissime. E magari a imparare a suonare il pianoforte. Assolutamente consigliato, perchè è strano pensare che il cinema possa far sentire qualcosa di così straordinario solo con uno schermo. Voto: 5/5

Le sorelle Brontë

Voi non avete idea di quanto io abbia penato per trovare Les soeurs Brontë. E’ come se dopo gli anni ’70 fosse sparito dalla circolazione, in Italia. L’ho visto in francese con sottotitoli spagnoli, in inglese con sottotitoli francesi, in tedesco, in qualsiasi lingua di questo porco mondo ma in italiano non c’era manco il trailer. Fa niente, la lingua originale è sempre la migliore. E sappiate che trovarlo in dvd o in vhs è cosa più unica che rara: io vi voglio bene e vi regalo il link su youtube (se capite francese o spagnolo, ovvio). Perché fare un film sulla vita delle sorelle, e non sui loro romanzi, è davvero difficile. Perché la Adjani è bellissima e bravissima nel sacro e importante ruolo di Emily. Perché la fedeltà storica c’è tutta. Voto: 5mila/5

Jane Eyre

E’ una carampana del romanzo che vi parla. E’ una fan sfegatata di Jane Eyre che è stata sottoposta a questo supplizio. Vi prego, qualcuno insegni a recitare a Mia Wasikowska: avrei preferito che la mitica Jane fosse interpretata da Tonio Cartonio, con risultati decisamente più espressivi. Ma dannazione, ragazza mia, non si notava la differenza fra questa parte e Alice nel film di Burton! Guarda un po’ la Gainsbourg e prendi nota. Per quanto riguarda Rochester l’Inarrivabile, il migiore sarà sempre Toby Stephens… Fassbender, per quanto talentuoso e figo, non è per niente adatto al ruolo (ma lo salviamo appunto perché figo). Bellissimi i costumi, che comprendono anche pezzi originali d’epoca. Apprezzabile l’idea di evidenziare soprattutto l’aspetto gothic della storia, ma ragasssi, siam pazzi, non si possono tagliare fuori delle parti importanti! Voto: 0,5/5

Camera con vista

Chiedo un’ovazione per Maggie Smith, e anche per la Bonham Carter, già che ci siete. Le regine incontrastate del cinema British. Da un bellissimo romanzo, nasce un film che analizza tantissimi temi dell’età edoardiana ma assolutamente attualissimi, un inno all’innovazione, all’apertura mentale, al progresso. Fa venir voglia di svegliarsi e staccarsi da obsolete convinzioni che abbiamo per non si sa quale cavolo di motivo. Eppoi è molto romantico, di quel romanticismo non melenso e non da carie ai denti. C’è anche una descrizione bellissima dell’Italia, magari idealizzata, ma fa piacere vedere quelle splendide scene panoramiche di Firenze. Speriamo di essere camere “con vista” e non “chiuse” anche noi. Voto: 5/5

Elizabeth

Se volete vedere un film sulla superBetta, lasciate perdere il seguito (The Golden Age), che non solo è inaccurato, ma molto peggio: è manipolato coscientemente per far piacere all’autonoma e libera Inghilterra contro la merdosa Europa continentale (come se la Betta non si fosse anche lei macchiata le mani di sangue). Invece il primo Elizabeth è davvero godibile, mette in relazione le aspirazioni personali della regina con i suoi doveri di sovrana, ci fa entrare quatti quatti nella corte e fra i cortigiani. Consigliato, anche perché la Blanchett è candidata al ruolo di mia moglie. Voto: 4/5

I’m gonna leave my body (moving up to higher ground)

Se ancora non avete letto il mio ultimo articolo per ClammMag (boooo!),  cliccate qui. E buona lettura. Indovinate di cosa potrà mai  parlare? Ha  ha!

Bufere e catastrofi nevose si abbattono su di noi, regalandoci certi panorami un po’ romantici e implacabilmente gelidi usciti da un racconto di Puškin. Oppure incredibili disagi, che fanno veramente girare la bile (e non solo quella), se pensiamo che siamo in un paese teoricamente avanzato nel 2012.

Fra una spalata e l’altra, c’è tutto il tempo per farsi qualche bella e onnipresente tazza di tè, leggere, fregarsene altamente delle valanghe di impegni scolastici che mi azzanneranno tipo i lupi di Rimini (!) al tempo del disgelo. Le tormente non mi impediscono, tuttavia, di “fare cose e vedere gente”, e soprattutto non concedono letarghi.

La palestra esiste sempre. Per quanto sia un luogo aborrito e odiato in certe circostanze – esempi: la pallavolo può morire ammazzata; il basket non è per petites filles; il rugby mi causerebbe una commozione celebrale, e se gioco a baseball bisogna ricordarsi di assicurare qualsiasi persona e oggetto nei paraggi, perché non si saprà mai dove andrà a finire la mazza – per quanto sia anticamera dell’inferno, dicevo, a volte può trasformarsi incredibilmente in qualcosa di piacevole.

A parte la Santa Madre Danza, sempre sia lodata, adesso mi sto dedicando al pilates (qualcuno di voi lo saprà già, ma non ne avevo ancora parlato qui). E vi dirò che mi fa benissimo. Anche se a volte sono molto simile ad un chihuahua che cerca di mordersi la zampa anteriore. E non è solo la mia schiena martoriata a ringraziarmi: tutto lo spirito si sente molto sollevato, sapendo che non in tutte le palestre continuano a girare scaldamuscoli, calzerotti e collant dagli improbabili colori anni ’80, quelli che donano solo a Jennifer Beals dai 15 ai 25 anni per intenderci. Non so se possiate capire il mio sollievo.

Eppoi c’è questa sensazione di sentire il proprio corpo in ogni sua fibra, di capire dove e come sta lavorando mentre fai un determinato movimento (abbiamo una cosina chiamata muscoli! E ce li ho anche io, sapete! Mi emoziono troppo al pensiero). Anche la respirazione la percepisco e la “analizzo” molto meglio, la comincio a controllare, e sappiate (ma lo saprete già voialtri, che siete sportivoni) che il modo in cui si respira incide tantissimo sul lavoro del corpo! Insomma, c’è da sentirsi in pace con se stessi. Per chi fa anche danza è ancora meglio.

Inoltre, volevo omaggiare quell’idolo di Joseph Pilates, preso per i fondelli da tutti gli altri cinni quando era piccolo perché rachitico, asmatico e tutto quello che può avere un bambino. E lui gliel’ha fatta vedere, fondando una nuova disciplina così pheega! VAI JOSEPH, SEI UN GRANDE!

Piccolo intervento off-topic, ma anche no, dato che i miei post sono degli zibaldoni incredibili e non so se sia possibile rintracciarvi un topic: volevo scagliare maledizioni e improperi a chi di dovere, perché se si manda la gente a scuola (sia professori che alunni), magari pulire le strade non sarebbe considerato un insulto tanto grave. E sapere il giorno prima se la scuola apre o chiude, magari in tempo per non prendere il pullman, potrei prenderlo come un grazioso regalo di Carnevale. Con ciò, mi ergo a paladina di tutti coloro che hanno sofferto disagi per il gelo – la Giovanna D’Arco dei pupazzi di neve – nell’inviare ai loschi figuri che prendono tali decisioni un sentito vai a ciapare i ratti.

E ora, per concludere, un piccolo e delizioso estratto della mia vita in comic:

Abbracci orsosi a un po’ di gggente

In scandaloso ritardo (che novità), mi trovo a scrivere un post che attendeva pazientemente di uscire allo scoperto. Qualche anima pietosa mi ha onorata di un premio, un riconoscimento di stima e affetto internettaro che mi ha fatto molto piacere (e non solo una persona, ma ben tre! Silvietta, La Rockeuse, e anche LRCLV mi ha menzionata anche se avevo già ricevuto il tutto).

Si tratta del Versatile Blog Award. E’ incredibile come tanta gente stia passando per questi lidi, e ancor di più come tanti scelgano di tornare di tanto in tanto e leggere, scambiare qualche parola, seguirmi. Siete tutti davvero gentili. C’è soddisfazione.

Ma procediamo: secondo le regole del gioco (qualche volta bisogna pur seguirle), dovrei ora condividere 7 cose a caso su di me. Vediamo un po’ cosa mi viene in mente che già non sappiate (tipo la mia scarsa abilità da cuoca, l’amore per la lettura, la miopia eccetera).

1. Odio sentire il rumore delle ossa che scrocchiano. Sì, RCLV, è così. Mi dispiace. Sappi che questa cosa mi è venuta in mente leggendo il tuo punto 2. Alle mie orecchie, le ossa che fanno cric crac sono il suono della morte.

2. I funghi sono una ragione di vita. Adoro i funghi e me li vorrei sposare tutti per poi divorarli, come fanno le mantidi religiose. Il mio più grande dispiacere è che ne esistono anche di tipo velenoso. E di solito sono i più belli, porcamiseria.

3. Fare le foto è un’attività che mi causa parecchio imbarazzo, per quanto sia una delle cose che mi piacciono di più. Il problema principale è che mi tremano le mani, di solito impercettibilmente, a volte vistosamente, tipo le applicazioni dell’ Iphone quando volete eliminarle: me ne vergogno. Poi non potrò mai lavorare come chirurgo! (E chissenefrega, non l’ho mai voluto.) Dev’essere una questione nervosa.

4. Sono una persona ansiosa. Per continuare sul filone “state leggendo una psicopatica dalle mani tremanti”, sappiate che qualche volta ho dei mini-attacchi di panico, la sensazione più o meno è quella di quando mancate un gradino delle scale e appoggiate il piede su quello dopo. Esempi pratici: ti mando un sms e tu in 20 secondi non hai ancora risposto? Nessuno mi convincerà mai che magari hai il cellulare spento, scarico, perso, silenzioso. E’ molto più probabile che tu sia in grave pericolo, in una dimensione parallela, rapito dal fantasma di Rasputin, morto, o semplicemente mi detesti. Sento un rumore su per le scale? Sono venuti ad uccidermi. Vai a fare la spesa e dopo mezz’ora ancora non torni? Chiamo la polizia. La maledizione degli autobus? I sedili che sono uno di fronte all’altro. Al cinema mangio i pop corn? Tutti stanno ascoltando il mio sgranocchiare e mi maledicono silenziosamente. E via dicendo.

5. Cado facilmente preda delle ossessioni (non si era ancora capito, eh), che variano da periodo a periodo. Possono riguardare cantanti, artisti, scrittori, periodi storici, personaggi storici, colori, libri, eccetera. Di solito il tunnel inizia, a rigor di logica, con la scoperta o la rivalutazione di una delle cose elencate sopra. Poi c’è la lettura di biografie o saggi inerenti. Terzo passo, l’ascolto di ogni singola canzone, la lettura di tutta la produzione letteraria, la visione di qualsiasi film, la ricerca assatanata di materiale o mostre sull’argomento, a costo di prendere autobus, treni, metropolitane o scarpe nuove. Dopo si ossessiona per osmosi chiunque mi giri intorno, perché l’oggetto di tale ossessione diventa il tema principale di qualsiasi discorso, anche se si era partiti dalla pancetta per la carbonara. E si finisce guardati male da tutti, in cerca di una nuova ancora a cui appoggiarsi.

6. Da piccola disegnavo bruttissimi fumetti ispirati alla Pimpa e ai Peanuts (Davide, mi dispiace, ho iniziato prima io! Buahahaha!).

7. Confessione: quando vado in albergo, mi arraffo sempre saponettine, shampoo, bagnoschiuma, quelle cosine lì. Maddai… chi è che non lo fa?

Per quanto riguarda i miei post, come li vedo io:

1. Il post il cui successo mi ha stupita: Se la blogger vi diventa educatrice. Sopravvivenza all’asilo

2. Il mio post più popolare: E se le protagoniste Disney prendessero vita? (Ma chissà perché? Dev’essere stata Jasmine)

3. Il mio post più controverso: Piccola differenza fra calcio e politica

4. Il mio post più utile: Mi sento un sommelier, nel senso che penso di reggerlo un fiasco. (Utile se dovete fare scambi con gente tedesca)

6. Il mio post più bello: Feste, suicidio, io e Virginia Woolf  (sarà che è fresco fresco, sarà che è la mia ossessione di adesso – vedi sopra)

7. Il post di cui vado più fiera: Elizabeth Siddal, la principessa dei preraffeliti (sono riuscita a mettere insieme due parole sensate sull’arte!)

Ora devo premiare io qualcuno, è la mia parte preferita!, quindi evito quei bloggerz bravi che hanno già ricevuto menzione dagli altri tipo Cesco, Bibi, Silvana Scricci, Zac… e anche quelle che mi hanno premiata perché non si può rimandare indietro. Bisogna passare la palla, e quindi stendiamo il tappeto rosso per: Sendivogius, Paperoga, Davide, il Papero Federico, Lenore, Angela, Galatea, la Papera Zoppa. Si vede che i paperi vanno di moda.

(P.S. Avete idea di quanto lavoro di linking mi sia servito per questo post???)

Feste, suicidio, io e Virginia Woolf

Oh, Mrs Dalloway, dai sempre feste per coprire il silenzio.

(The Hours, film di Stephen Daldry, 2002)

Ogni volta che organizzava una festa sentiva di perdere la propria identità così come ciascuno diventava irreale sotto un certo aspetto; molto più reale sotto un altro. Era, pensava, in parte per via dei vestiti, in parte perché si usciva dal proprio ambiente abituale, in parte per lo sfondo; era dunque possibile dire cose che altrimenti non si sarebbero mai dette, cose che richiedevano uno sforzo; era possibile andare assai più in profondità.

(Virginia Woolf, La Signora Dalloway, traduzione di L. R. Doni)

Sono tornata, ed anche troppo, perché il post è più  lungo di quanto avessi voluto.

Mentre voi siete lì a cercare disperatamente un costume per il Carnevale, nel bel mezzo della drammatica scelta per decidere quale sia più figo (da Zorro, molto anni ’70? Da Angela Merkel o da Spread, buttandoci sull’attualità? Da tramonto occidentale?), io sono presissima con avvenimenti che hanno dell’inquietante.

Avete presente il famoso detto “la tua reazione ad un libro dipende tutta dal momento in cui lo leggi”? Se non l’avete presente fa lo stesso, perché l’ho appena inventato io. Fatto sta che mi sono imbattuta in questo La Signora Dalloway, io in realtà non volevo, ma mi sorrideva e mi ammiccava come un pasticcino sul bancone di Foucher. Così sono letteralmente caduta amorosa di Virginia Woolf; l’ho detto, lo ammetto, è ormai entrata nel mio Paradiso artistico eterno ed incorruttibile assieme alle Brontë eccetera eccetera. La domanda che adesso vi attanaglierà senza tregua sarà di certo: “Cosa mai potrà piacerle tanto di lei?” Bene, siore e siori, non ne ho idea. Sarà l’insieme, tipo una che ha il naso orrendo, gli occhi da triglia, la bocca a papera ma poi il viso nel complesso, per qualche misteriosa legge della natura, è una meraviglia.

Ecco, Virginia è, oltre che geniale, molto sola. Combatte contro tutti, ha un carattere forse duro ma estremamente ironico (si coglie dai romanzi), è una persona difficile perché difficili sono le prove che ha dovuto sopportare. Mi affascina il modo in cui veniva affrontato ai suoi tempi il disturbo bipolare, la psicosi, o anche l’orientamento omosessuale. Ma ancora di più sono incantata dallo stile della scrittura,  perché non si capisce fino a che punto sia prosa o poesia: i contorni sono sfumati come un tratto di Leonardo da Vinci, e sempre sullo stesso principio dello sfumato si basa la tecnica del flusso di coscienza. Ci immergiamo nel pensiero di un personaggio, nato da fatti o oggetti quotidiani e poco importanti, per poi lasciarci trasportare dalla corrente (flusso, stream appunto) nella testa di un altro, perché magari questi due pensieri hanno un punto in comune, o perché entrambi i personaggi stanno guardando/facendo/subendo la stessa cosa. Ma la domanda è sempre la stessa: dove finisce una riflessione e ne inizia un’altra? E poi il grandissimo tema del tempo, visto in modo originalissimo… non fatemi iniziare a parlare del tempo perché qui purtroppo scorre normalmente, non come nei romanzi.

Tutto questo per tornare ai due avvenimenti inquietanti che ho vissuto durante la lettura della Woolf, uno serio, uno molto meno. Il primo: ho avuto a che fare con un paio di feste, più di quanto non debba averne a che fare normalmente. E io ho un atteggiamento molto strano nei confronti delle feste organizzate apposta per *inserire verbo a caso che indichi azione idiota, es. bere troppo, drogarsi, limonare male, ingozzarsi peggio. Se è in gergo ggggiovane meglio*; le trovo una cosa pressoché inutile, un modo di evadere neanche troppo proficuo od originale, anche se il mio giudizio (come sempre) bacchettone varia da circostanza a circostanza. Però, lasciatemi dire che trovarsi in mezzo a dei Papà Gambalunga che si divincolano come tarantolati credendosi fighi, o avere nelle orecchie la solita tunz tunz bebi aim secsi end ai no it, mi sta parecchio sulle balle. Non pretendo un locale con il cast originale di Grease al completo e Wagner in sottofondo, ma cazzo, capitemi: c’è anche della dance di qualità, perché sprofondare sempre inevitabilmente verso il basso?

Il secondo avvenimento: un fulmine a ciel sereno. Una persona giovanissima che conoscevo si è gettata dalla finestra di un palazzo. Bam. Così. Poi mi si rimprovera che non ho voglia di festeggiare. E’ che, sembra una frase fatta, ma queste cose fanno pensare. Perché non te lo aspetti mai, sono sempre tutti così sorridenti e sicuri, e invece. E invece vai a sapere quante maledette sfaccettature può avere un’anima.

Ora, per chi di voi non avesse letto il libro o non se lo ricordasse, o fosse stato distratto durante la lettura sia del romanzo sia del mio post, dedico un’energica tirata d’orecchie e una spiegazione. La cosa che mi ha veramente lasciata di pietra è stata la doppia coincidenza di questi avvenimenti durante l’immersione nel libro: sono coinvolta in feste mentre Clarissa Dalloway, protagonista del romanzo, passa una giornata in preparativi per una festa. Vengo a sapere di un suicidio, tragico nella sua semplicità e nell’impatto che ha avuto anche su di me, e il giorno dopo leggo di Septimus Warren Smith che si toglie la vita… indovinate come? Buttandosi dalla finestra.

Tutto questo avrà pure un significato, oltre a poter essere benissimo il tema di una puntata di Voyager. E ad essere la prova schiacciante della mia paranoia.

P.S. Virginia era anche parente di Thackeray e di un servitore di Maria Antonietta (lovvo!). Il primo articolo che ha pubblicato su un giornale è stato sulla famiglia Brontë, come me! Ora devo solo impazzire ed è fatta.

Nebbia e freddo: It’s me, Cathy, I’ve come home, I’m so cold

Post di aggiornamento (e ridaje!) perché non ce la posso fare

Carissimi,

è la vostra Daria Morgendorffer degli anni ’10 che vi parla. (Ma quanto fa strano poter dire che siamo negli anni ’10, eh?)

Sono certa che sto impazzendo di nuovo.  Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E quindi, riparandomi con un impermeabile giallo canarino – la faccia di Enzocarla a tale orrore – dai temporali delle cime tempestosissime dove vivo, cerco di tirare un po’ il fiato.

C’è sempre nebbia ultimamente. I vetri appannati suggeriscono che la mia casa e la mia esistenza siano immerse nel fumo. Noi della zona ci siamo abituati. Abbiamo il carattere forgiato dalla nebbia, e io in particolare perdo tutta la voglia di uscire, o di vivere, che alla mia età sono un po’ la stessa cosa. Dicono che si possa fare sport anche al chiuso, se proprio c’è freddo freddo: prot. Non se ne parla. Ho già dovuto saltare la lezione di pilates (una cosa fighissima, peraltro, sento la schiena liberarsi come se fossi fatta di puro spirito), e ora ho raggiunto lo stato di pigrizia e immobilità tipico del letargo. Quelli in letargo sono come i sonnambuli, non vanno mai svegliati.

Avete presente la voglia di non fare niente niente niente niente? Quella che poi porta al rimorso per non aver effettivamente fatto niente niente niente niente?

Ecco.

Quella.

E adesso la smetto di scimmiottare malamente Virginia Woolf, lasciandovi con una chicca meravigliosa.

Bisogno di evadere

Intanto vi linko il mio ultimo articolo su Clammmag, che parlerà di cinema e danza fusi assieme… sappiate che non leggere gli articoli di Clammmag equivale a peccato mortale per qualsiasi religione, ateismo compreso, quindi c’è il rischio di finire all’inferno per l’eternità.

E poi buon anno, ché questo è il primo post del 2012 e mi ero già scordata.

Questo bisogno di cui parlo nel titolo sembra aver preso molto piede ultimamente, anzi, in realtà è già da tempo lo sport nazionale per eccellenza. Ma l’evasione di cui parlo io non c’entra un pheeco con quella dei famosi perla pirla delle Dolomiti, si tratta piuttosto della voglia di lasciar perdere tutto.  E smettere di programmare, di avere sempre date e cose e fatti e persone e numeri. Vorrei fare una bella piazza pulita e tenere solo quello che merita davvero… chissà, magari riuscirò veramente a mettermi il cuore in pace. Ooh baby, don’t say no, say maybe.

Mi rendo conto che questo post è iniziato male, sarà la poca ispirazione, sarà che sta ormai prendendo la forma di “diario paranoico da adolescente” che cercavo disperatamente di evitare. Ma ormai ci siamo, e non potevo mica lasciarvi qui senza scrivere per così tanto tempo, chissenefrega se sono un mal di testa con me attorno. Avrete capito che sono in uno di quei momenti “misantropia portami via” e odio tutti e tutto. Una delle cose che ultimamente mi dà più da pensare è la tremenda mania dei miei coetanei, parola che ormai ho già reso sinonimo di coglioni al 90%, di bere come automobili senza benzina.

Una volta avevo già parlato del fumo, e quindi continuo (ma sarò breve perché il letto mi reclama, non faccio in tempo ad uscire da scuola che il sole tramonta deprimendomi) sull’ala bacchettona-vittoriana: trovo che l’alcool fra i giovanissimi sia ancora più sottovalutato del fumo. In quella che è ormai una cloaca, chiamata Facebook, non è raro trovare ragazzine vantarsi di quanto è figo ubriacarsi e sboccare ogni cavolo di sera, sennò che vita è, sennò che divertimento potrà mai esserci, sennò che palle.

A loro e a quelli/e che invece “reggono meglio”, che fanno finta di indignarsi per l’alcolismo poi sono pure peggio, che si sentono grandi bravi belli furbi, che parlano male dei 12enni in discoteca poi dimostrano la maturità di uno scopettone Swiffer, auguro di andare a cagare in un campo di ortiche mentre le pulci divorano ciò che resta del loro piccolo cervello. Avranno ben misero pasto.

Ceci n’est pas un post

Dato che ho la profonda convinzione, riguardo al Natale, di dover dare sempre la massima importanza all’aspetto spirituale, di non abbandonarmi a triviali istinti consumistici e soprattutto di non far prevalere la parte orrendamente materiale di me… e aggiungendo anche che da un po’ di tempo sono sprofondata nella più nera pigrizia, complici le vacanze, quindi non ho una mezza voglia di scrivere che sia mezza… ho combinato le due cose per deliziarvi con un secondo post di brutte foto scattate da me (il primo era quello parigino), ma non fateci l’abitudine perché quando faccio foto mi sento stupida, mi agito, mi tremano le mani e combino casini. Non vorrete essere responsabili del mio internamento in qualche sanatorio amorevole per pazzi.

E questo era il piccolo preambolo, che di solito nel mio blog è sempre stato un trafiletto cortissimo in corsivo e allineato a destra, ma stavolta siamo state più prolisse e quindi abbiamo ingannato tutti i lettori facendo loro credere che fosse un normalissimo inizio di post. Ci eravate cascati, eh ammettetelo. HAHAHA. Mi diverto con poco.

Ma passiamo alle tanto attese stupidaggini foto, che vi mostreranno come rendermi felice per il Natale e per iniziare bene l’anno. In pratica, è un riassunto per immagini delle mie vacanze finora trascorse, e il motivo per cui quando dovrò tornare a sc… a scuo… a… non riesco a dirlo, tirerò varie craniate al muro. Vi impongo ed ordino, grazie all’autorità di cui sono investita in qualità di padrona del blog, di passare il mouse su ogni obbrobrio foto.

Fase 1 – La goduria nostalgica

Fase 2 – Il desiderio libresco esaudito, ovvero: letture impegnate sotto l’albero.

Fase 3 – Spianata la strada per il nerdismo storico, ovvero:  la mia Toinette mi appare più vicina

E mò basta sennò mi vergogno. Comunque avete visto??? Avete pianto anche voi di gioia dopo aver ammirato finalmente la mia meravigliosa biografia di Marie Antoinette con i meravigliosi cioccolatini e i miei meravigliosi libri nuovi fatti di carta meravigliosa con un meraviglioso braccialetto e un sacco di altri meravigliosi regali che non ho fotografato perché non mi tirava?

Ah, che meraviglia. E vedete di non rompere con le storie dei Maya, ho bisogno di tempo per godermi il tutto.